Roma, 7 Luglio 2020 - 10:09

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

5 Novembre 2019

Quella quiete che avvolge ogni cosa quando, all’alba, il quartiere si risveglia lentamente

Dormo poco per abitudine. In genere 6 ore mi bastano. Talvolta mi forzo di restare nel letto perché sento che il corpo ha bisogno di riposare, ma normalmente alle 5:30 sono sveglia. Spontaneamente. Basta un filo di luce o quel “sentire” la notte scambiarsi con l’alba e apro gli occhi. L’altra mattina ho anticipato ancora. Un treno da prendere. Sono uscita di casa alle 6:00. Il quartiere ancora in silenzio. Una leggera foschia, come un velo, avvolgeva le forme dei palazzi di piazza Mincio. La fontana, nascosta dai pannelli di legno che da qualche settimana celano il restauro ai passanti, taceva, riarsa. Il cielo era rosa e grigio. Ditate di colore su ardesia color petrolio. Poche le macchine, il rumore dei tacchi delle mie scarpe interrompeva ritmico il silenzio.

Mi piace uscire presto al mattino. Una volta ho accompagnato un amico in aeroporto. All’epoca avevo ancora la macchina. “Dai, ti accompagno”, gli dico la sera prima. “Sei matta?! Ho il volo alle 6:30” – “Figurati, no problem!”. Siete mai usciti alle 4:30 su via Tagliamento? Se il Piper non fa la serata, sembra di essere nella Roma di Vacanze romane. Con dispiacere, rompendo la quiete notturna, avevo dovuto accendere il motore dell’auto. Silenzio. Lo stesso silenzio ovattato della notte della neve a Roma due inverni fa, quando mi svegliai perché “c’è troppo silenzio stanotte”.

Affacciata alla finestra, una sciarpa a proteggermi la gola, a guardare i fiocchi fitti fitti calare veloci sul bianco che già ricopriva la strada. E chi se lo scorda? Silenzio. Il campanile della chiesa argentina mi guardava dalla piazza e io ho accelerato il passo. Il tram era in orario. “È sempre in orario quando indugio e vorrei fare tardi. Ma oggi non posso. Peccato, perché così, al mattino presto, il mondo è ancora in ordine”.

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