Roma, 24 Gennaio 2021 - 1:24

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

6 Aprile 2020

La Linea d’Ombra e quella voglia di tornare alla normalità

“Lo sai? L’altro giorno al supermercato ho visto i lupini e ti ho pensato! Non per il lupini, eh… ma perché agli aperitivi della Linea d’Ombra ci sono sempre!”. Al telefono Angela ha una bella voce allegra, fresca, sorridente. A me piace immaginare la voce delle persone quando parliamo al telefono. Vedo il sorriso, quando c’è, perché la voce esce chiara, aperta, gonfia di energia; vedo lo sguardo torvo di chi è arrabbiato, perché il suono esce violento, quasi stridulo; vedo la pelle grigia della voce di chi è triste, perché mi arriva fredda e umida di lacrime.

In queste settimane ho preso l’abitudine di telefonare più che scrivere messaggi. Prendo e alzo il telefono. Molte volte accade mentre sono in tram, sulla strada di casa. Tanto non disturbo nessuno, siamo sempre in 2, il tramviere ed io, al massimo salgono una o due persone, ma per 4 vagoni siamo come le particelle di sodio di quell’acqua in bottiglia. In questo periodo preferisco telefonare, perché ho l’impressione di essere più vicina, di ascoltare meglio. E poi in una telefonata si possono dire molte più cose che in una conversazione scritta in una chat. O almeno, a me sembra di “sentire” molto di più. Poi certo mi piacerebbe tanto riabbracciare qualcuno, ma bisogna avere pazienza. Sto pensando molto a questa carenza di “affetto tattile”.  Ne verrà fuori qualcosa di buono da questa assenza, ne sono certa. Magari farò maggiore attenzione a questo mio desiderio quando la quarantena sarà finita.

Mi scrivono gli affezionati de La Linea d’Ombra. Mi chiedono come va, come sto, cosa succede in ospedale. E poi mi dicono che hanno nostalgia degli incontri a La Linea d’Ombra, che vorrebbero tanto che non fosse finita così, che si tornasse di nuovo ad ascoltare dal vivo, a meno di un metro e senza mascherina, chi ha parole di senso con cui narrare le nostre vite. Sarebbe bello, sì. Mi si riempie il cuore di gioia nel leggere quelle mail e ne comprendo appieno il valore, l’intenzione, la confidenza. Chi frequenta La Linea d’Ombra ha imparato molto ascoltando gli ospiti che da 5 anni si alternano su questo tappeto magico, ma chiunque sia arrivato tra queste mura ha anche portato molto di sé, della propria vita, del proprio sentire. E io ho colto sempre la scintilla di curiosità e il desiderio di conoscere uniti al piacere del dono, anche fosse soltanto quello di esserci. Vorrei tanto poter riprendere gli incontri, vorrei chiudere gli occhi e riaprirli ed essere già fuori da tutto questo. Vorrei.

Ho trasferito La Linea sul web. Tutti i giorni, dall’8 marzo, pubblico un calendario di incontri on line che reperisco tra le numerose offerte della rete. Alcuni Autori, come Simone Perotti, Stefania Nardini, Tea Ranno, Francesco Paolo Oreste li ho coinvolti direttamente chiedendo loro di leggere brani tratti dalle loro opere; a mia sorella Isabella, che ha una voce bellissima, ho chiesto di leggere un libro per intero e di sera in sera si va avanti per capitoli. Abbiamo appena finito “Rinascere” di Manuel Bortuzzo. Il prossimo sarà “La mattina dopo” di Mario Calabresi. Altri incontri li trovo frugando tra le pagine Facebook degli Autori con cui sono in contatto e li riporto sulla pagina Facebook de La Linea d’Ombra. È un modo per mantenere un contatto, per non lasciare passare soltanto quel messaggio “è tutto chiuso” che ci sta togliendo l’aria intorno. Per non mollare. Ecco, per non mollare. Noi siamo qui, a piede fermo. Ma la mente è libera e supera le mura colorate dello spazio fisico de La Linea d’Ombra per raggiungere ovunque la bellezza delle parole. In attesa di tornare ad incontrarci, per guardarci negli occhi e scoprirci (forse) diversi e migliori, ma ancora uniti nel segno della cultura.

Questa è soltanto una lunga fermata, Angela, ma La Linea tornerà,  stanne certa. E ci saranno i lupini.

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