Roma, 28 Novembre 2020 - 9:12

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

5 Novembre 2020

A che punto è la notte?

Una mattina, molto presto, nel tram c’era un uomo che dormiva. E forse, sognava.

A che punto è la notte? Dimmi, dunque, cosa succede. Raccontami se hai colto nell’animo della gente il senso di appartenenza a una comunità che condivide valori e aspirazioni. Svegliami se scopri che c’è ancora interesse per la vita dell’altro, per il suo impegno, per i suoi diritti. Dimmi, ti prego, che non tutto è perduto, che i filosofi, gli scrittori, i pensatori torneranno a scuotere le nostre coscienze, che la parola e il pensiero prenderanno nuove strade per elevare la dignità umana, nel lampo di un’emozione, nella magnitudo di un entusiasmo.

E allora, a che punto è la notte? Perché il baratro in cui siamo precipitati è senza misura. Pare un orrido senza fondo. Non siamo più sull’orlo di un precipizio, no. Siamo rotolati giù. Prima lentamente, inciampando tra i rovi delle nostre resistenze interiori, frenati dalle remore della nostra cultura, dai residui di quel senso civico e di decenza che ancora vagheggiava nelle nostre menti. Poi più nulla ha impedito la discesa. Solo liscia sabbia friabile e tenera sotto le nostre schiene. E abbiamo iniziato a scivolare giù, sempre più giù, più velocemente.

Dimmi, ti prego a che punto è la notte. E se un giorno torneremo su, ad accarezzare la pelle con aria pulita, ad ascoltare nel vento parole di senso, a compiere azioni capaci di ribaltare il mondo, a battere i piedi e a scuoterei cancelli dell’ingiustizia. Svegliami, per favore, quando questo accadrà. Quando il mondo avrà scelto di cambiare, quando le idee di uno potranno essere base di discussione fra molti e non soltanto un pugno calato sul tavolo.

Dimmi, dunque, a che punto è la notte? Non ho voglia di ascoltare ancora le grida – perché gridano tanto? – di teste vuote che danno aria alla scatola cranica. Voglio parlare con chi ha ancora risorse per sognare, per ridere, per leggere, per pensare. Con chi non si esaurisce nella ricerca di consensi, con chi ha voglia ancora di amare. Senza limiti, senza confini.  Anche se lo sai, l’amore non esiste, lo devi costruire. Il rispetto, oh, il rispetto! Questo vorrei che fosse dato a noi. Come possibilità unica, non modificabile. Il rispetto per noi, per le nostre vite, per i nostri figli. Questo vorrei. Dammi un segno della nostra capacità di prestare attenzione, di avere riguardo, di porgere orecchio. All’altro, ti dico, a chi ci guarda, a chi ci cammina affianco.

A che punto è la notte? Dimmi se sai quando arriverà la rivoluzione.


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