Roma, 8 Maggio 2021 - 8:52

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

25 Novembre 2020

Oggi vogliamo crescere il futuro

Sono arrabbiata perché l’altro giorno la Fontana delle Rane al Coppedè traboccava acqua dalla vasca. Evidentemente si era tappato il meccanismo del troppo pieno e l’acqua fuoriusciva, allagando la strada intorno e la fontana, già inclinata sul piano stradale, sembrava sprofondare. Ci hanno messo due giorni per risolvere il problema. Sono arrabbiata perché qualche giorno fa un ragazzino ha messo il suo scooter nella vasca della fontana, ha accesso il motore e ha dato gas, ridendo sguaiato tra gli sghignazzi dei suoi compagni di ventura che lo riprendevano con il cellulare.

Sono arrabbiata perché i video corrono nella rete, creano emulazione, strappano la risata, fanno piangere. Sono arrabbiata per un altro video, quello che è stato inviato in una chat fra amici, un video che ha tradito la fiducia concessa, che ha offeso la dignità della persona, ne ha violentata l’anima, suscitato risatine, battute fra gli amici ed è stato pietra di scandalo tanto da scatenare la gogna e la pubblica condanna.

Un ragazzino entra col motorino nella Fontana delle Rane

Sono arrabbiata perché si è perso il senso del limite, perché la tracotanza impera, perché non ci sono remore. Sembra che tutto sia permesso. Con le donne, poi, si può. A prescindere. Perché è sempre colpa nostra. Perché noi perché siamo umorali, volubili, preda del ciclo mestruale, mamme cuore di panna, donne virago, puttane, santarelline, secchione, poco di buono, stronze, dolcissime – quanto detesto questa parola – competenti nel proprio ambito, incompetenti in quello dell’altrui maschile, comprensive quando subiamo, irriconoscenti quando non accettiamo. Sono arrabbiata perché le voci che vorrei ascoltare tacciono e quelle che parlano, stridono all’orecchio. Perché il 25 novembre non dovrebbe avere ragione di esistere quale giornata contro la violenza sulle donne. Sono arrabbiata perché anche oggi sui giornali ci sono altre due donne morte ammazzate dal proprio compagno, dal proprio marito. Sono arrabbiata perché “ma non lo sapevi? te la sei andata a cercare” è una frase che uccide.

C’è chi si preoccupa per me,
che nulla teme più che io ceda a un letto ignoto
(…)

È Sulpicia che parla, poetessa dell’antica Roma, forse l’unica giunta fino a noi, attraverso i carmi del poeta Tibullo. Un escamotage per pubblicare le sue poesie? Un furto di Tibullo che si attribuì le opere di Sulpicia? Fatto è che nel 1991, grazie alla ricercatrice americana Carol Merrin, si arrivò a scoprire i versi di questa meravigliosa poetessa. Nel leggere le sue elegie – soltanto sei – e la sua storia, ecco, ci si accorge che nulla è cambiato, i secoli non ci hanno migliorato, il tempo, la conoscenza, lo studio, l’evoluzione delle leggi e della democrazia, non hanno reso migliore la società in cui viviamo. Sono arrabbiata perché mi chiedo ancora come possiamo cambiare le regole.

Ma non soltanto quelle scritte, non soltanto le leggi – che già è un grande risultato averne – ma quelle tramandate, quelle della coscienza, quelle nella testa della gente. Le quote rosa mi fanno ridere. L’equilibrio di genere mi fa ridere. Un compromesso, un altro, come non fossero abbastanza quelli cui dobbiamo sottostare nella vita lavorativa come in quella sociale. Sto nella giuria perché ci deve essere una donna. – Sto nel CdA perché ci deve essere una donna. – Mi hanno selezionato per quel posto perché ci deve essere una donna. Ecco, no. Io sono una persona. Quel posto, quel ruolo, quello spazio è un mio diritto. Per la mia cultura, per la mia sapienza, per le mie qualità lavorative. È un caso che io sia di sesso femminile.

Le donne sono andate avanti, hanno camminato per migliaia di strade nel mondo, percorso sentieri impervi e spesso sconosciuti. Dalla Roma di Sulpicia quanta polvere sulle nostre scarpe? Perché non siete venuti con noi? È necessario camminare insieme. Per la vita, per la libertà e per il rispetto che deve crescere con le nuove generazioni. Bambine e bambini, adolescenti, ragazze e ragazzi. Il futuro sono loro. Se il mondo un giorno sarà un posto migliore è perché glielo avremo indicato. Insieme.


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