Roma, 27 Settembre 2020 - 8:01

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

15 Maggio 2020

Quando Bosso fece rivivere Beethoven all’Auditorium

Il 22 dicembre, al Parco della Musica, ho visto Beethoven comporre la 5ª e la 7ª Sinfonia. Ero lì per ascoltare un concerto diretto da Ezio Bosso, ma ho visto la musica comporsi davanti ai miei occhi, movimento dopo movimento.

Fin dal suo ingresso nella Sala Santa Cecilia, fin da quel momento, tutta la musica è entrata con Bosso. Quella bacchetta protesa verso il cielo, quello sguardo ispirato che vede oltre il visibile, quel corpo che si tende e si protende verso i maestri d’orchestra e li guida e li conduce come fossero essi stessi le note musicali della sinfonia.

Eravamo tutti in piedi a salutare il direttore, pubblico e orchestrali, prima ancora che il concerto avesse inizio. E poi nel silenzio assoluto le prime tre note della 5ª. Allora è successo che Bosso ha preso il suono e lo ha portato dentro l’orchestra ed è stato un tutt’uno tra orchestrali e direttore, un dialogo unico, un amalgama bollente di emozione.

Ezio Bosso usava la destra per dirigere con la bacchetta, ma era il braccio sinistro che esprimeva l’emotività dei tempi della melodia. Mentre con la bacchetta conduceva i violoncelli e i contrabbassi, con la mano sinistra, protesa dietro la schiena, dava il tempo ai violini. E quando servivano entrambe le braccia per dirigere, la bacchetta finiva tra i denti, perché quello era il momento di tirar fuori la musica dipanandola con le dita. La bellezza si manifestava così, nell’entusiasmo di un uomo innamorato della sua Musa, nella passione di una vita spesa per conoscere, imparare, comporre, suonare, insegnare, dirigere la musica, nella gioia immensa e sconfinata di un direttore d’orchestra non mancava di mandare un bacio agli orchestrali, quando perfettamente sincroni e consonanti.

Mi sono commossa spesso, perché la tensione emotiva era altissima ed eravamo tutti in ascolto, uniti dalla musica, come un unico corpo. E allora ho capito. Ho capito perché lui sosteneva che abbiamo bisogno della musica classica: “(…)perché la musica classica è la migliore scuola all’ascolto che esista. E credo che non sentire il prossimo sia oggi uno dei problemi sociali più gravi ed urgenti”.

Oggi è un giorno tristissimo. Ezio Bosso è morto.

Addio, maestro, ti amerò per sempre.


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