Roma, 12 novembre 2019 - 9:27

Storie da tram

Francesca Piro

Anatomopatologa e fondatrice del salotto letterario "“La linea d’ombra”

21 ottobre 2019

Quel “trenino” che, passando attraverso il quartiere, fa il giro della città

La signora seduta accanto al finestrino parla al telefono con un forte accento veneto. “Sì, sono andata all’Isola Tiberina, sì poi anche Trastevere, sì ho visto la chiesa e il museo lì vicino…” e prosegue raccontando la sua giornata da turista. “Sto tornando… ho preso il trenino che fa il giro della città”. Il trenino. Giro della città. Ma di quale treno sta parlando? Poi capisco. Siamo sul tram 3, eccolo il trenino. E in effetti sì, la linea del 3 fa un bel giro.

Parte dalla stazione Trastevere e via verso Ostiense, via Marmorata, sfiora l’Aventino, il parco del Celio, il Colosseo. E poi ancora San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo, il Verano. E in leggera salita su verso via Nomentana. Il tram caracolla e prosegue lentamente, sbuffa e soffia, e io guardo fuori. Viale Regina Margherita con i suoi platani enormi, i rami lunghissimi lanciati verso l’alto a cogliere la più piccola falce di luce. Li guardo mentre il tram frena davanti al semaforo rosso circondato da macchine e furgoni, e chissà… Avranno convertito il loro metabolismo? Il monossido di carbonio assedia il loro spazio vitale, si saranno adattati con un darwinismo contemporaneo? Piazza Buenos Aires. Crocevia di strade e di persone. Da qui si va al Coppedè o si prosegue verso via Veneto. È la mia fermata, una piazza che tutti chiamano Quadrata, perché certo non è tonda, un luogo dove ci si dà appuntamento, si beve un lemoncocco appoggiati al bancone del chiosco ormai storico, si compra il giornale all’edicola. Di solito scendo qui, ma oggi – visto che sono “sul trenino che fa il giro di Roma” e ho un po’ di tempo – voglio restare a bordo e vedere la mia città e il mio quartiere con gli occhi della turista veneta.

Ecco piazza Ungheria, con la grande chiesa in stile razionalista, a ottagoni che ricorrono nella pianta, e poi viale Rossini, curva sinuosa che sfocia in via Aldovrandi. A sinistra i viali di Villa Borghese, a destra le mura di Villa Taverna al di sopra del quale spuntano rampicanti e chiome alberate. È tutto un giardino… Si scende verso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Con le mie sorelle da piccole giocavamo con l’acronimo – gnam gnam! – e sorrido, ma ogni volta che passo da qui i miei occhi vanno su, alla scritta riportata sul frontone laterale: “questo sol m’arde e questo m’innamora” di Michelangelo. La trovo potentissima e travolgente. È senza dubbio uno dei suoi versi più belli. Esprime passione, motivazione, impegno. È una frase civile, laica, spirituale. Quanto vorrei provare questo suo sentire! Piazza Thorvaldsen, è il capolinea. L’Accademia di Romania e quella Britannica mi guardano dalla collina di Valle Giulia. Il sole si nasconde e sbianca il cielo dietro il palazzo, un tram arancio della linea 19 arriva dall’altro lato. Attraverso la piazza, torno indietro, si va a casa, è ora.