Roma, 10 dicembre 2019 - 18:52

Il quartiere che vorrei

Fabrizio Mencaroni

Architetto e Amministratore del Gruppo Prati di Retake Roma

14 novembre 2019

Quel santo dimenticato in via della Giuliana che “vive” soltanto una volta all’anno

Circa a metà di via della Giuliana, all’angolo con via Costantino Morin, il 19 marzo 1945, giorno di san Giuseppe, fu benedetta una statua, raffigurante il santo con Gesù adolescente. La statua era stata posizionata allo spigolo di un elegante palazzo con basamento in peperino e parziale rivestimento in “cortina” rossa.

La scultura, opera di Vincenzo Ierace (Polistena 1860 – Roma 1947), era stata voluta dai numerosi iscritti all’Opera dei ritiri di perseveranza per solennizzare il 75° anniversario della proclamazione di san Giuseppe come patrono universale della Chiesa, il 25° della fondazione dell’Opera dei ritiri nella parrocchia dedicata al santo (in via Bernardino Telesio) e come ringraziamento della cittadinanza per gli scampati pericoli della II guerra mondiale che, seppur ancora in corso nel Settentrione, nella Capitale era ormai conclusa da mesi.

“Ogni anno, nella solennità di san Giuseppe, il popolo dei fedeli passa in processione sotto quegli occhi compiacenti di san Giuseppe e quel volto sorridente e misericordioso, quasi per invitare il nostro santo protettore a camminare con noi guidandoci verso il porto della santità edificato sul fondamento della fede, della speranza e della carità. Virtù rivestite dallo splendore della luce divina e fatte fruttificare con opere di onestà, lealtà, giustizia e in costante movimento sul sentiero delle beatitudini evangeliche.” (Pia unione del transito di san Giuseppe-Opera don Guanella).

Fin qui è la storia “racimolata” da un non credente colpito dalla presenza di questa scultura sacra e, soprattutto, dallo stato di incuria e “disprezzo” in cui versa attualmente. Nella breve ricerca effettuata, ho annotato l’impossibilità di trovare una fotografia moderna che la riprenda compreso di tutto il basamento che la solleva da terra.

È altresì impossibile scoprire chi se ne dovrebbe prendere cura. Ritengo inconcepibile che i credenti che ogni anno passano in processione davanti al santo patrono accettino di vederla nelle condizioni che mostro, senza avere un moto di sdegno che li spinga a protestare.

Il condominio di via della Giuliana 38, cui la statua è addossata, non mostra interesse al decoro delle sue facciate e quindi, tantomeno, riesce a dedicarsi al santo. È stato impossibile contattarne l’amministratore del cui nome non vi è traccia al portone (come per legge dovrebbe essere).

Il nuovo regolamento di Polizia urbana voluto dall’attuale amministrazione avrebbe (condizionale sempre attuale!) reintrodotto l’obbligo alla cura del decoro da parte dei privati delle loro pertinenze.

Non mi azzardo ad affrontare il problema dei graffiti per non sollevare un vespaio culturale senza fine.

Non essendo credente, non vedo la cosa dal punto di vista religioso ma da quello estetico. Sono cosciente che pulire quel basamento in peperino non è una spesa da poco, ma è pur vero che con i prodotti moderni, o poco più, si potrebbe applicare una protezione a durata decennale.

Speriamo di poterne riparlare in occasione del prossimo 19 marzo.