Roma, 18 ottobre 2019 - 20:59

Il quartiere che vorrei

Fabrizio Mencaroni

Architetto e Amministratore del Gruppo Prati di Retake Roma

19 settembre 2019

Piazza Mazzini, quella terra di nessuno abbandonata anche dal ponentino

Potrà sembrare strano, ma uno dei problemi del nostro quartiere è di avere in parte origini ormai ultra centenarie. Ad esempio il Della Vittoria, urbanizzato a partire dal 1911, ha al suo interno un buon numero di entità che necessiterebbero di particolare cura e manutenzione che, invece, vengono lasciate a loro stesse. Ovvero, trascurate.

Prendiamo ad esempio la rotonda centrale verde di piazza Mazzini e i giardini che caratterizzano tutto il percorso di viale Mazzini partendo dal Tevere (Piazza Monte Grappa) e arrivando a piazzale Clodio.

Tale arredo urbano, tipico della tendenza italiana ad arricchire di verde le zone residenziali a partire dal XIX secolo (a imitazione dell’urbanistica francese), è sempre stato meta dei residenti per godere di un po’ di refrigerio nelle calde giornate estive mitigate dal soffio del “ponentino” quando ancora raggiungeva il quartiere.

Ricordo me stesso, nato a viale Angelico, scorrazzare con il triciclo sulla pavimentazione in sanpietrini perfettamente mantenuta da chi allora se ne prendeva cura. Ricordo anche l’acqua limpida della fontana centrale di piazza Mazzini che invece, oggi, limpida non è mai. Le siepi di contorno potate ad altezza d’uomo e perfettamente scolpite a forma di “parallelepipedo” delimitavano i vari spazi tipo esedre in cui è suddiviso il terreno circostante e proteggevano le sedute in travertino bianco che caratterizzano anche i giardini di cui ho già accennato. Al giorno d’oggi tutto ciò è lasciato in uno stato di desolante abbandono che denuncia il più totale disinteresse delle istituzioni.

Affidati alle ipotetiche cure della Sovrintendenza capitolina, in quanto definiti Giardini monumentali, questi luoghi sono ormai da tempo immemore terra di nessuno. Non interviene il Servizio giardini a manutenere il verde salvo in caso di eventi conseguenti ad accadimenti pericolosi (crollo di alberi) unicamente per poi abbandonare per mesi e mesi i pezzi di tronchi e rami a seccare sul posto. Non interviene Ama a pulire, in quanto di non specifica competenza, se non dopo innumerevoli suppliche e rimostranze dei residenti. Non interviene alcuna entità socio-politico-amministrativa a risolvere il problema di frequentatori invadenti e molesti (rammento il recente episodio di una sorta di “dormitorio” allestito davanti alla chiesa Cristo Re e alla sede Rai).

Mi domando anche chi dovrebbe provvedere al restauro della pavimentazione dei camminamenti pedonali in cui si vedono larghe porzioni di sampietrini divelti e, quando va bene, accumulati in piccole cataste.

Meglio poi chiudere gli occhi nell’avvicinarsi alla fontana al centro di piazza Mazzini che, essendo stata realizzata tra il 1927 ed il 1930 è dotata di un impianto idrico a dir poco obsoleto cui nessuno, nel corso di quasi un secolo, ha pensato di porre mano per un ammodernamento. L’assenza della funzione di riciclo obbliga ad una manutenzione, “istituzionalmente” molto sporadica, con totale svuotamento e riempimento. Ciò comporta che l’acqua sia sempre sporca, torbida e verdognola a causa del ristagno e rappresenta quindi un invito agli incivili a gettarci dentro di tutto. Negli ultimi tempi poi essa è vuota e non è dato sapere perché. Criticabile poi, a mio avviso, l’idea di destinare l’area per buona parte dell’anno a un mercatino domenicale di pseudo artigianato/antiquariato che, nella maggioranza delle occasioni, lascia dietro di sé una scia di “reperti” di carta e plastica.

A causa della “monumentalità” dei luoghi non c’è possibilità che questi luoghi vengano affidati alle cure del Municipio o, meglio ancora, di gruppi di volontari affidatari.

Che dire? Li lasciamo andare definitivamente in malora?