5 Agosto 2020 - 19:04 . nomentana . Cronaca

La Shoah e il museo dimenticato, parla il progettista: “La Raggi acceleri”

Un rendering del museo della Shoah
Un rendering del museo della Shoah

di Daniele Petroselli

“No al Museo del Fascismo”. A dirlo è la sindaca Virginia Raggi che dopo giorni di polemiche si è mossa in prima persona per far ritirare la mozione per la sua costruzione. Intanto, nella Capitale da oltre vent’anni c’è un progetto che ancora non ha visto la luce. Ed è quello del Museo della Shoah che dovrebbe sorgere a Villa Torlonia. E l’architetto Luca Zevi a RomaH24 conferma: “Manca solo la validazione del Comune del progetto”.

Sede suggestiva, ma anche molto discussa e controversa quella di Villa Torlonia, per la vicinanza a quella che fu la residenza di Benito Mussolini. Un progetto che attende anche il nostro quartiere, luogo storico della Resistenza che ha pagato un forte tributo di sangue come dimostrano le pietre d’inciampo installate in varie strade, tra cui piazza Prati degli Strozzi e viale delle Milizie.

Pietre d’inciampo in viale delle Milizie

Il museo in memoria delle vittime e dei sopravvissuti dell’Olocausto doveva essere inaugurato anni fa, ma dal 2005 – anno di lancio vero e proprio sotto la giunta Veltroni – ha visto stop, ripartenze e lungaggini burocratiche infinite. Tanto che la sindaca Raggi a Repubblica ha affermato: “Non riesco a fare una previsione sull’apertura del Museo della Shoah, devono essere limati alcuni aspetti”.

Ora a chiedere lo scatto decisivo per il sì definitivo al progetto è Luca Zevi, che insieme a Giorgio Maria Tamburini ha progettato la struttura: “Alla sindaca Raggi dico di accelerare il percorso di conclusione di questo iter amministrativo, per aprire finalmente il cantiere. In questo momento, con un Museo della Shoah che deve essere ancora realizzato, l’idea di farne partire un’altro, senza menzionare neanche il nostro museo nella lunga mozione, era un’operazione sbagliata, così come il fatto di non aver richiesto prima il parere di esperti e storici in tal senso. Era un’improvvisazione impropria a cui giustamente la sindaca Raggi ha messo fine”.

MANCANO SOLO GLI ULTIMI DETTAGLI
Durante una seduta della Commissione Urbanistica nel II Municipio del dicembre scorso, lo stesso Zevi aveva dichiarato: “Ormai l’iter amministrativo è alle sue fasi conclusive. Entro Capodanno dovrebbe arrivare l’approvazione formale da parte dei Vigili del fuoco. A quel punto si potrà partire coi lavori”. Poi l’ennesimo slittamento, con i tempi che si sono nuovamente allungati anche a causa del lockdown dovuto all’emergenza Covid-19.

Adesso però siamo, forse, davvero giunti alle ultime battute: “È stata completata tutta la procedura autorizzativa, quindi manca solo la validazione del Comune del progetto, che ha recepito tutte le precisazioni richieste dai Vigili del fuoco – conferma Zevi -. Superati i problemi tecnici, a breve quindi dovrebbe arrivare l’ok definitivo e credo che entro la fine dell’anno potrebbe aprirsi il cantiere”.

Un rendering del museo della Shoah

LE TAPPE DEL PROGETTO
– 1997. risale a quest’anno la prima idea di costruire a Roma un Museo della Shoah
– Nel 2005 il sindaco Walter Veltroni annuncia che i lavori partiranno all’inizio del 2006 per la durata complessiva di 18 mesi. Nello stesso anno l’amministrazione capitolina delibera l’acquisto dell’area di villa Torlonia accanto alla residenza privata di Benito Mussolini, per una spesa di 15 milioni di euro
– 17-05-2013 viene pubblicata la “procedura aperta per l’affidamento dell’appalto per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di: ‘Costruzione dell’edificio da destinare al Museo Nazionale della Shoah’, sito in Via Alessandro Torlonia (ora largo Simon Wiesenthal)”.
– Alla gara d’appalto partecipano ventiquattro società.
– La scadenza per la presentazione delle offerte viene estesa fino al 30 settembre del 2013.
– Agosto 2014. Dopo l’assegnazione temporanea alla Sac, risultata vincitrice della gara, il Campidoglio fa ventilare l’ipotesi di spostare l’intero progetto all’Eur per inaugurare il gennaio 2015. Ipotesi abbandonata poco dopo.
– 15-05-2015 l’allora assessore di Roma Capitale ai Lavori pubblici Maurizio Pucci firma la determina con cui si assegnano in via definitiva i lavori per il Museo della Shoah a Villa Torlonia al gruppo di imprese guidato da Sac, del gruppo Cerasi con Alfredo Cecchini Srl.
– 29-5-2015 viene pubblicata l’aggiudicazione anche in Gazzetta Ufficiale.
– Ad agosto 2016 il Comune di Roma, con la giunta M5S, firma il contratto con la ditta aggiudicataria, con la clausola di avvio dei lavori al nullaosta alla decisione finale del Consiglio di Stato sui ricorsi dei secondi classificati riuniti nella Cmb (Cooperativa muratori e Braccianti di Carpi).
– 1-9-2016 Il Consiglio di Stato boccia il ricorso della Cmb dando il via libera al contratto.
– 18-9-2016 la sindaca Virginia Raggi annuncia: “A breve lavoreremo sul Museo della Shoah grazie allo sblocco dei fondi da anni impantanati. La nostra grande missione è quella di coinvolgere tutti, soprattutto i nostri bambini e le giovani generazioni in un percorso comune. Per questo l’amministrazione capitolina intensificherà i viaggi della memoria nei luoghi della Shoah, la memoria è quello che ci contraddistingue. Non dimentichiamo il passato, è la nostra radice su cui costruire il nostro presente e il nostro futuro”.

COME SARÀ IL MUSEO
Il sito sorgerà tra via Alessandro Torlonia e la villa storica, in un’area che in principio era stata immaginata per ospitare un palazzo. Il costo dell’opera sarà di 16 milioni di euro e sarà integrata col sistema museale di Villa Torlonia dato che l’ingresso sarà dalla Casina delle Civette, con la quale sarà confinante. La struttura sarà in cemento armato, con il corpo dell’ingresso rivestito di mattoni. Mentre la scatola nera che rivestirà il museo, coi nomi dei deportati retro illuminati, sarà in corian, un materiale moderno molto resistente.

All’interno ci saranno tre sale a rampa e poi un percorso in discesa che porterà a una sala espositiva grande, dove sarà collocato anche un grande plastico del campo di concentramento di Auschwitz. Sarà, come ha ricordato Zevi, “un museo storico multimediale. Abbiamo previsto anche un percorso dei giusti. Saranno riportati i nomi dei disobbedienti civili, quali esempi di come dovremmo tutti comportarci. E questo cammino sarà accessibile a tutti”.

Quanto ai materiali e alle dimensioni del Museo della Shoah, gli spazi espositivi occuperanno 2.500 metri quadri per la mostra permanente, mentre altri 2.500 saranno destinati ai servizi (caffetteria, bookshop o e sala studi).

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LEGGI lo speciale (a cura di Daniela Mogavero)