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Museo della Shoah, vent’anni buttati via: ecco il perché

di Daniela Mogavero

Dopo oltre vent’anni, il progetto del Museo della Shoah di Roma non è ancora diventato realtà. Un edificio simbolico che sorgerà (o dovrebbe sorgere) a Villa Torlonia. Sede bellissima, ma anche molto discussa e controversa per la sua vicinanza a quella che fu la residenza di Benito Mussolini.

Il progetto attende adesso soltanto un ultimo sì, fanno sapere da Roma Capitale, quello del dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione che sta esaminando il progetto esecutivo presentato dalla Sac (Società appalti e Costruzioni), vincitrice dell’appalto nel 2015. Il contratto da oltre 14 milioni di euro è stato firmato da quasi due anni, ma i lavori non sono ancora partiti. E’ pur vero che i residenti della zona ogni tanto vedono entrare qualche ruspa che dopo poche ore esce. Ma a che cosa serva questo sporadico andirivieni ancora non è ben chiaro.

Il Museo della Memoria, in memoria delle vittime e dei sopravvissuti dell’Olocausto, doveva essere inaugurato anni e anni fa, ma dal 2005 – anno di lancio vero e proprio sotto la giunta Veltroni – ha visto stop e ripartenze e lungaggini burocratiche così contorte che rischiano di rinviare sine die l’apertura, tanto da non far assistere all’inaugurazione nessuno dei sopravvissuti.

Ad agosto del 2016, con la giunta Raggi ormai pienamente in attività, l’amministrazione aveva firmato il contratto con la Sac, sottoponendo la validità al nullaosta del Consiglio di Stato, che avrebbe dovuto pronunciarsi sui ricorsi delle seconde classificate nel bando. Il via libera di Palazzo Spada è arrivato il primo settembre dello stesso anno, ma ciò nonostante i lavori sono ancora fermi e «non è scattato il vincolo» di 600 giorni per l’ultimazione dell’edificio che era stato inserito nel contratto, fanno sapere dal Comune. Intanto la Sac di Alfredo Cecchini ha presentato il «progetto esecutivo che è in fase di approvazione da parte del Dipartimento Simu», aggiunge il Comune.

Il progetto
Il museo della Shoah è stato progettato dagli architetti Giorgio Maria Tamburini e Luca Zevi. Il valore del contratto che è stato firmato da Sac e Comune di Roma Capitale è pari a 14 milioni 112 mila euro. Secondo il progetto Zevi-Tamburini il museo avrà otto piani, quattro sotto terra e quattro oltre il piano stradale, e si svilupperà su oltre 3.000 metri quadrati di superficie. L’ingresso sarà situato vicino alla Casa delle Civette e la struttura, un cubo nero dal grande impatto, sorgerà vicino alle uniche catacombe ebraiche.

Dal 2005 a oggi, la cronologia
Dal 2005 al 2013, data di lancio della gara d’appalto, le tracce dell’opera si erano perse. Poi l’aggiudicazione provvisoria, nel 2014 e improvvisamente la decisione ventilata di spostare all’Eur tutto il progetto. Un’idea subito abbandonata per i costi e il possibile danno erariale. Il terreno di Villa Torlonia, infatti, era già stato acquistato dal Comune per 15 milioni di euro. Infine l’annuncio della giunta Marino di voler posare la prima pietra il 27 gennaio 2015 in concomitanza col settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, poi praticamente nulla. Ecco la cronologia del Museo dimenticato.

1997. risale a quest’anno la prima idea di costruire a Roma un Museo della Shoah
– Nel 2005 il sindaco Walter Veltroni annuncia che i lavori partiranno all’inizio del 2006 per la durata complessiva di 18 mesi. Nello stesso anno l’amministrazione capitolina delibera l’acquisto dell’area di villa Torlonia accanto alla residenza privata di Benito Mussolini, per una spesa di 15 milioni di euro
17-05-2013 viene pubblicata la “procedura aperta per l’affidamento dell’appalto per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di: ‘Costruzione dell’edificio da destinare al Museo Nazionale della Shoah’, sito in Via Alessandro Torlonia (ora largo Simon Wiesenthal)”.
– Alla gara d’appalto partecipano 24 società.
– La scadenza per la presentazione delle offerte viene estesa fino al 30 settembre del 2013.
Agosto 2014. Dopo l’assegnazione temporanea alla Sac, risultata vincitrice della gara, il Campidoglio fa ventilare l’ipotesi di spostare l’intero progetto all’Eur per inaugurare il gennaio 2015. Ipotesi abbandonata poco dopo.
15-05-2015 l’allora assessore di Roma Capitale ai Lavori pubblici Maurizio Pucci firma la determina con cui si assegnano in via definitiva i lavori per il Museo della Shoah a Villa Torlonia al raggruppamento di imprese guidato da Sac, del gruppo Cerasi con Alfredo Cecchini Srl.
29-5-2015 viene pubblicata l’aggiudicazione anche in Gazzetta Ufficiale.
– Ad agosto 2016 il Comune di Roma, con la giunta M5S, firma il contratto con la ditta aggiudicataria, con la clausola di avvio dei lavori al nullaosta alla decisione finale del Consiglio di Stato sui ricorsi dei secondi classificati riuniti nella Cmb (Cooperativa muratori e Braccianti di Carpi)
1-9-2016 Il Consiglio di Stato boccia il ricorso della Cmb dando il via libera al contratto.
18-9-2016 la sindaca Virginia Raggi annuncia: «A breve lavoreremo sul Museo della Shoah grazie allo sblocco dei fondi da anni impantanati. La nostra grande missione è quella di coinvolgere tutti, soprattutto i nostri bambini e le giovani generazioni in un percorso comune. Per questo l’amministrazione capitolina intensificherà i viaggi della memoria nei luoghi della Shoah: la memoria è quello che ci contraddistingue. Non dimentichiamo il passato, è la nostra radice su cui costruire il nostro presente e il nostro futuro».
– Da quella data sarebbero dovuti scattare i famosi 600 giorni per la realizzazione, poco meno di due anni, ma il progetto esecutivo attende ancora l’ultimo via libera.

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