Prati | La Storia

29 novembre 1923: via Farnese, gli squadristi assaltano la casa di Nitti

di Sergio Campofiorito

Durante il fascismo, al civico 18 di via Farnese viveva Francesco Saverio Nitti, ex presidente del consiglio, primo membro del Partito radicale italiano a ricoprire questa carica.

Francesco Saverio Nitti

Nel novembre del 1922, il nuovo presidente del consiglio, Benito Mussolini, entra alla camera dei deputati per presentare la sua lista dei ministri. Agghindato di tutto punto, ghette bianche ai piedi e coperto da un redingote, il duce pronuncia il celebre “discorso del bivacco” con il quale dichiara che avrebbe potuto, ma non ha voluto, trasformare l’aula in un “bivacco di manipoli” e formare un governo esclusivamente fascista.

Il radicale non sta all’affronto e manifesta il suo dissenso uscendo dall’aula durante la votazione.  Cominceranno per lui una serie di persecuzioni che sfoceranno, il 29 novembre 1923, nella devastazione della sua abitazione.

Nitti, negli anni prima del blitz, temendo per la sua incolumità si era ritirato ad Acquafredda di Matera (Potenza). Una volta tornato a Prati, un esercito di squadristi, circa cinquecento, entrano nella sua villa e la mettono a ferro e fuoco. Il tutto con il tacito consenso delle autorità che, pur sapendo del raid, non rafforzano il servizio di vigilanza né intervengono per impedire l’assalto. L’ex presidente del consiglio riesce a salvarsi a stento, mentre la moglie e i figli assistono impotenti al furioso saccheggio che si conclude in serata. Esattamente 96 anni fa.

Il messaggio è stato recepito dal destinatario: Nitti prende la via dell’esilio, riparando prima a Zurigo, poi a Parigi da dove continua a opporsi al regime.