Prati | Silvano Agosti

Il regista visionario che proietta al cinema Azzurro Scipioni

“Sto scrivendo un nuovo romanzo incentrato sulla figura femminile e sul tema delle relazioni matrimoniali, si intitola: “Cerco in me la donna”. Silvano Agosti, regista di lunga carriera, racconta cosa lo impegna in questi mesi invernali, mentre nel fine settimana continua a proiettare da anni i suoi film nella sala cinema che gestisce, l’Azzurro Scipioni: “Le persone non sono veramente artefici del loro destino, con questo lavoro vorrei spiegare alle donne che cosa significa il matrimonio, l’inganno che si nasconde dietro“. Sullo stesso argomento ha intessuto il romanzo sul quale ha già realizzato un film “La ragion pura” che ha partecipato al Festival Internazionale di Montreal e Quebec City e al Globo d’Oro nel 2002.

Il regista e produttore di pellicole visionarie, tra cui “N.P. Il segreto” del 1971, ha le idee chiare su cosa si sarebbe dovuto tornare a parlare nella Giornata della Giustizia Sociale fissata per il 20 febbraio. Dopo aver seguito le battaglie di un’intera generazione, quella del ’68 romano, non ha di certo dimenticato ciò che chiedevano a gran voce i giovani impressi nelle pellicole dei suoi film: “Procurare casa e cibo a tutti gli abitanti della terra, i capi dei governi potevano farlo subito, invece si sono persi in una  valanga di chiacchiere mai mantenute- e commenta -questa società di oggi è una autentica catastrofe. Una catastrofe che non si intende di esseri umani”.

La soluzione è lì, davanti agli occhi: “Basta ridurre del 20 per cento le spese militari: tutti quei soldi che non si spendono per uccidere due o tre milioni di uomini l’anno, possono essere utilizzati per dare cibo e casa a tutta l’umanità” e non aver applicato la soluzione secondo il regista definisce un futuro senza speranza: “Le macchine sostituiranno completamente i lavoratori: perché non si ammalano, non hanno stipendio, si creerà un capitale che verrà usato per manipolare e controllare gli uomini”.

In questo panorama, che a tratti è futuristico, per certi aspetti comincia a sembrare una descrizione di ciò che avviene già in altre parti del pianeta, ricompare il nostro rione: Prati, rimasto sempre lì, immutato e nitido, il luogo dove il regista ha vissuto per decenni: “È un quartiere molto arioso, è alle pendici del Vaticano, è un piccolo angolo della Svizzera al centro dell’Italia. Oggi è anche molto di transito, è cosmopolitano, si sentono parlare molte lingue anche solo facendo una passeggiata. È unico, direi”.