Roma, 28 Febbraio 2021 - 23:13

Capitale morale

Guido Cutillo

Economista, docente alla Luiss Business School, fondatore del gruppo Urbs Urbium

23 Gennaio 2021

La tovaglia rosso porpora, il sommelier e le elezioni cittadine

Ieri dopo quasi un anno sono tornato a prendere un treno. Ovviamente mi hanno fatto una certa impressione il vagone semi vuoto e le tante misure di sicurezza sanitaria in atto. Ma la cosa che francamente mi ha colpito di più è stata Termini.

La nostra mastodontica e bellissima (sì bellissima e se non lo capite mi spiace per voi) stazione centrale, sempre brulicante di vita e percorsa in ogni momento della giornata da frotte di cittadini, turisti e pendolari era incredibilmente vuota. Eppure, nonostante tutto, la sensazione che mi ha lasciato non è stata quella di una gigantesca cattedrale abbandonata di una religione ormai superata dal tempo, quanto quella di una molla in fase di compressione pronta a rilasciare tutta l’energia accumulata non appena sarà possibile.

Già me la immagino piena di studenti in gita scolastica, turisti estasiati e pendolari frettolosi. Piena delle voci dei romani che corrono da una fermata di metro a quella degli autobus, dei commenti dei tassinari sull’ultimo derby, di odori di kebab, pizza, cornetti caldi che si mischiano formando un aroma di vita come solo lì puoi trovare. E questa stazione fenomenale mi è sembrata una metafora perfetta della nostra intera città, costretta a vivere in uno stato di compressione e frustrazione di cui il Covid rappresenta solo l’ultimo atto ma con tanta energia pronta a venir fuori.

Roma ha solo bisogno di essere stappata. Le tante risorse della città, umane, culturali, economiche, sociali, tecniche, stanno fermentando da troppo tempo come lieviti in una bottiglia di champagne generando una pressione che è necessario liberare. C’è solo bisogno di un sommelier adatto, capace di sbocciare al momento giusto e senza sprecarne una goccia. È questa secondo me la caratteristica che dovrebbe avere il prossimo sindaco e che vorrei vedere in campagna elettorale. La capacità di canalizzare energia e liberare entusiasmo proponendo una visione in grado di far sognare la città.

Vorrei un sommelier che togliesse dalla tavola cittadina quella squallida tovaglia di plastica su cui siamo stati per troppi anni costretti a desinare e tirasse fuori la tovaglia più ricca dei nostri avi, di un cotone talmente erto da sembrare un arazzo, di un rosso porpora che ricordi i fasti del senato romano, un sommelier che servisse da bere nel miglior servizio di cristalli di Boemia.

Non sono d’accordo con quelli che continuano a sostenere che a Roma c’è solo bisogno di far funzionare le cose normali tipo buche, monnezza e trasporti. Quelle per me sono per l’appunto cose normali che “devono” funzionare in una città che paga le tasse più alte del paese. Io voglio di più. Io voglio i grandi progetti, la grande architettura, le università migliori, i concerti più importanti, gli eventi sportivi internazionali. Io voglio rivedere gli attori hollywoodiani fare shopping a via Condotti e colazione a via Veneto, via Margutta piena di vernissage, il Brancaccio e il Sistina overbooked tutte le sere.

Voglio sentire Fiumicino rimbombare di idiomi di tutto il mondo e le spiagge di Ostia e Fregene valorizzate per quello che meritano. Voglio i ristoranti del Pigneto e di Campo dei Fiori pieni di studenti universitari che parlano animatamente di come costruire un futuro migliore. Voglio opportunità di lavoro per i nostri giovani. Voglio tutto. Ma dove il tutto non deve essere uno sterile elenco di sogni ma un insieme di progetti realizzabili in tempi ragionevoli. Il coinvolgimento dei capitali privati è necessario e opportuno. In molti vogliono venire a investire ma si aspettano di avere regole certe e un ambiente favorevole. 

E allora torniamo al sommelier e alla tovaglia rosso porpora. Si intravede qualcuno all’orizzonte con queste caratteristiche? Sarò miope ma non mi pare…

Abbiamo la sindaca in carica che si è ricandidata, ma non sembra(va) essere messa troppo bene nella considerazione dei romani dopo anni di amministrazione controversa. Solo pochi mesi fa era data intorno al 15% di preferenze. Ora potrebbe essere in leggera risalita più per demeriti degli altri che per meriti propri se ancora si parla dell’ennesimo rimpasto a pochi mesi dalla scadenza del mandato.

Ci sarebbe Calenda. Ma Calenda è molto divisivo, non pronto a scendere a patti con i Cinquestelle. Quanto può raggiungere senza appoggio del Pd? E soprattutto, anche alla luce di quello che avviene a livello nazionale è ipotizzabile che il Pd appoggi un candidato “contro” quello del Cinquestelle?

Il Pd dal canto proprio pare voglia andare avanti con le primarie e i sette nani nessuno dei quali sembra avere alcuna possibilità concreta di vincere. C’è una strategia dietro tutto questo? Se sì nessuno la riesce ancora a decifrare.

Infine c’è la destra che in teoria potrebbe vincere a man bassa se avesse una visione unitaria che però non sembra avere per gelosie tra le due anime più forti. FdI tradizionalmente più radicata sul territorio non si è ancora sbilanciata ma sembrerebbe sempre più orientata a non farsi scappare l’occasione riproponendo una candidatura “politica” e offrendo un po’ di posti a personaggi che hanno fatto la gavetta nel partito. Ma in questo modo si esporrebbe al rischio rigetto dopo l’esperienza Alemanno ricompattando un fronte contrario.

La Lega, in  modo più furbo sembra orientata verso una candidatura “tecnica” che la potrebbe togliere dall’imbarazzo di proporre un candidato interno forte (che non ha) ed essere parallelamente un modo per aggregare una parte di elettorato più agnostico. Ma il nome stenta a venir fuori.

Quanto ai programmi poi… E chi li ha visti?

In tutto questo si inserisce una situazione politica nazionale che non aiuta con un governo traballante che se dovesse cadere lascerebbe il Paese in balia di un periodo elettorale lungo e faticoso dove le comunali rischierebbero di perdersi e dove le possibilità di rilancio legate agli investimenti del recovery sbiadirebbero.

Insomma gli elementi di incertezza sono davvero molti e purtroppo del sommelier di cui avremmo bisogno non si vede nemmeno l’ombra… Roma rischia di essere ancora una volta come la Sora Maria che tutti la vonno ma nessuno la pija.

Solo che le tante energie della città non possono davvero restare a fermentare ancora a lungo nella bottiglia. Come sa qualsiasi appassionato anche il miglior champagne se lasciato troppo tempo in vetro rischia di rovinarsi…

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