Parioli | La storia

Quelle leggende sul patrono degli innamorati sepolto ai Parioli

di Claudio Lollobrigida

Forse non tutti sanno che i Parioli ospitano la tomba del patrono degli innamorati, San Valentino. La catacomba dista circa un chilometro da Ponte Milvio e per raggiungerla è sufficiente percorrere viale Tiziano fino all’altezza di piazzale Ankara. Da qui si gira a sinistra in viale Maresciallo Pilsduski.

Ma di quale San Valentino si parla? Riguardo la sua identità c’è un problema. La tradizione racconta di due figure entrambe riconducibili al 14 febbraio: un presbitero di Roma, martirizzato in via Flaminia, e un vescovo di Terni, ucciso nello stesso giorno. Entrambi decapitati. E nel corso dei secoli sono state formulate tre ipotesi per svelare il mistero.

Secondo la prima, si tratterebbe di due figure omonime, morte però in periodo diverse. Una seconda versione è quella raccontata da padre Agostino Amore, secondo cui il Valentino di Roma non sia un santo, bensì soltanto un benefattore che ha finanziato la basilica che ancora oggi sorge accanto alla catacomba di viale Pilsudski. La terza ipotesi – e probabilmente la più verosimile – è che il Valentino di Roma e quello di Terni siano in realtà la stessa persona.

Ma qual è la storia che si cela in quella tomba? È il 273 d.C. Il figlio di Cratone, ricco insegnante di latino e greco, soffre di una terribile malattia alle ossia che gli deforma totalmente il corpo. Ma forse una soluzione e esiste. Cratone viene a sapere da un suo amico che un vescovo di Terni ha guarito il fratello dalla stessa malattia. Così l’insegnante invita il vescovo Valentino a Roma per salvare l’amato figlio Chermone.

La cura, secondo Valentino, è la fede in Dio. Così Cratone si converte e, dopo le preghiere del vescovo, il giovane guarisce miracolosamente. Tanto è lo stupore in famiglia, che tutti decidono di farsi battezzare. E con loro anche alcuni allievi di Cratone, tra cui il figlio del prefetto di Roma, Furioso Placido. Ed è qui che Valentino trova la morte. Il prefetto, adirato per il gesto del figlio, fa decapitare il vescovo al secondo miglio di via Flaminia, nella notte del 14 febbraio.

Ma c’è anche un’altra miracolosa guarigione che viene attribuita a Valentino, raccontata dal gesuita Pedro de Ribadeneira. Si dice infatti che il prefetto Calpurnio avesse affidato il vescovo a un suo luogotenente, Asterio. Il padrone di casa, udendo Valentino innalzare una preghiera affinché chi vaga nelle tenebre possa riconoscere la luce di Cristo, decide di fargli incontrare sua figlia, cieca da due anni, per guarirla. Ed è qui che avviene il miracolo: Valentino posa le mani sugli occhi della giovane, che riacquista la vista come per magia.

L’incredibile evento spinge Calpurinio a convertirsi, destando l’ira dell’imperatore, che ordina l’arresto e la decapitazione del vescovo.

Ma queste leggende finite nel sangue come si legano al Valentino patrono degli innamorati? La risposta risiede a Terni, dove esiste una leggenda che spiegherebbe questa correlazione. Racconta di due innamorati, Sabino e Serapia, divisi dalla fede religiosa diversa. Pagano lui, cristiana lei.

L’uomo accetta il battesimo per poter sposare l’amata, ma il destino si accanisce sulla coppia, facendo ammalare gravemente la donna, al cui capezzale viene chiamato proprio Valentino, il vescovo della città. Sabino lo implora affinché la morte non li separi, così il religioso leva le mani al cielo e prega per la loro unione.

Subito dopo, un sonno profondo avvolge per sempre Sabino e Serapia, legandoli in eterno.

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