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EXTRANEWS – Chi è Mario De Bernardi, icona dell’aviazione a cui è dedicata un targa ai Parioli

di Claudio Lollobrigida

Il palazzo in via Panama 86, dal 2005, mostra con fierezza una targa, leggermente annerita dal tempo. La lastra è dedicata a Mario De Bernardi, “il grande aviatore“, che visse in quella casa tra il 1934 e il 1959. Talmente grande da meritarsi, su quella pietra, la firma di Gabriele D’Annunzio che, nel 1928, lo definì colui “che dell’ala fa emula della folgore”.

Mario De Bernardi fu un’icona dell’aviazione italiana e mondiale. Nato a Venosa nel 1893, giovanissimo decise di arruolarsi volontario per la guerra di Libia nel 1911, dove rimase affascinato dagli aerei che allora occuparono i cieli africani. Appena rientrato in Italia, fece domanda per imparare a manovrare quei rudimentali apparecchi. Nel 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, partì della 91° squadriglia Caccia del Cavallino Rampante di Francesco Baracca, tanto si dimostrò capace.

De Bernardi fu anche il primo italiano ad abbattere un aereo nemico, a Verona, terminando il conflitto con dieci aerei abbattuti. Ma quello che più lo contraddistinse fu soprattutto la sua smisurata voglia di migliorarsi. E migliorare i velivoli dell’epoca.

Fu suo infatti il brevetto per la costruzione, nel 1920, dell’idroautoplano, una macchina che poteva muoversi a terra, nell’acqua e in cielo. E ancora, durante la Seconda Guerra Mondiale, collaborò alla realizzazione del primo motore a reazione per gli aeroplani. Poi, le sorti dell’Italia post bellica ricaddero anche sulla sua fama, relegandolo nell’ombra.

Fino agli anni ’50, quando ebbe l’intuizione di un aereo di piccole dimensioni e capace di decollare e atterrare in poco spazio, l’aeroscooter. Per tentare di convincere gli imprenditori dell’industria aeronautica italiana a investire nella sua idea, De Bernardi chiese di poter dare una dimostrazione diretta, librandosi lui stesso a bordo del suo nuovo progetto.

Il piccolo aereo compì perfette manovre ma, dopo pochi minuti e senza apparenti segnali, rientrò in pista e atterrò effettuando una manovra non perfetta, fermandosi con l’elica ancora accesa. Così i presenti accorsero verso l’apparecchio e trovarono De Bernardi chino sui comandi, esanime.

Era l’8 aprile del 1959. L’asso del cielo aveva avuto un infarto in volo e, prima di morire, era riuscito a effettuare il suo ultimo atterraggio.

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