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Pietro Orlandi: “Noi, informati solo dalle agenzie di stampa”

di Daniele Galli

“Come sto? Diciamo bene. Qua ogni giorno ci aspettiamo delle novità. Però mi chiedo come mai abbiano accostato subito il nome di Emanuela a quelle ossa”. Primo novembre. Roma è battuta da una pioggia insistente. Eppure, il cielo sopra la famiglia Orlandi è oggi un po’ meno cupo. La scoperta delle ossa in via Po, nella sede della Nunziatura Apostolica, ha riacceso le speranze di Pietro. Il fratello-guerriero di Emanuela, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983.

Pietro, quando prevede che ci saranno, queste novità?
“Io ho saputo tutto dall’Ansa. Non ho avuto comunicazioni né dal Vaticano, né dalla Procura di Roma. Prendo questa notizia con i piedi di piombo. Mi ha colpito però una cosa: hanno associato subito le ossa a mia sorella e a Mirella Gregori”.

Chi ha fatto questa associazione di idee?
“O la Procura o il Vaticano. L’Ansa riporta un comunicato che le è stato dato da qualcuno (in realtà non si tratta di un comunicato, ma di informazioni apprese dall’agenzia, ndr). L’Ansa non può certamente aggiungere commenti personali, legandoli a Emanuela e a Mirella. E chi ha parlato all’Ansa sapeva benissimo che, così, avrebbe smosso un movimento mediatico enorme. Poi c’è un altro elemento che mi stupisce”.

Quale?
“Dicono che le ossa siano state ritrovate lunedì 29. Mi pare strano che in appena una giornata e mezza, per il semplice rinvenimento di ossa non legate ancora a nessuno, venga avvisata la Gendarmeria vaticana e il capo stesso della Procura, Giuseppe Pignatone, apra un’inchiesta, inviando sul posto sia la Scientifica, sia il capo della squadra Mobile di Roma, Luigi Silipo. Mi ha sorpreso l’enorme importanza che è stata data immediatamente al ritrovamento. Se tutti questi soggetti si sono mossi in così poco tempo, vuol dire che c’è qualcosa sotto”.

Emanuela bazzicava il Trieste-Salario?
“No. Magari ci capitava quando usciva con gli amici. Ma era più zona di Mirella”.

A “La Repubblica”, il vescovo reggente emerito della Penitenzieria Apostolica Gianfranco Girotti ha sostenuto che la sede della Nunziatura Apostolica fosse prima un’abitazione privata, e che quindi quelle ossa potrebbero essere di chiunque.
“Vedremo, è da stabilire. Pare però che la pavimentazione di quel posto risalga agli anni 80. Come se fosse servita a coprire il corpo di Emanuela”.

Vi hanno dato una data per i risultati dell’esame delle ossa?
“Sono andato ieri in Procura. Mi hanno detto che ora faranno delle analisi di base per capire il sesso, la datazione e da quanto tempo queste ossa si trovano lì. Se poi ci fosse una corrispondenza con Emanuela o Mirella, il fascicolo d’inchiesta cambierebbe e noi potremmo intervenire con i nostri consulenti di parte, in qualità di familiari della vittima. Solo a quel punto – ci hanno spiegato in Procura – potremo procedere con la comparazione del dna. Per i risultati delle analisi di base, ci vorranno tra i sette e i dieci giorni”.

LEGGI lo speciale (a cura di Emiliano Magistri)