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Leonarda, “scultrice” di libri, si racconta: “Così aiuto Prati”

di Luisa Urbani

Leonarda Fucili, prof di matematica in pensione, regala una seconda vita ai vecchi volumi. Li vende e con il ricavato contribuisce alla raccolta fondi per l’acquisto di nuovi alberi.

Nonostante abbia insegnato, per oltre 40 anni, materie scientifiche, la sua vita è un gioco di parole: da “spiega” a “piega”. Dopo anni passati tra i banchi di scuola di varie città italiane, una volta in pensione, Leonarda Fucili ha iniziato a piegare le pagine di vecchi libri, per creare immagini tridimensionali, trasformandoli in vere e proprie opere d’arte.

Ma Leonarda non è “solo” un’artista, anzi: oltre a dare alle pagine dei libri le forme più fantasiose, Leonarda si preoccupa del decoro e della vivibilità del quartiere in cui vive, dove si è trasferita quasi 40 anni fa e che ha sentito subito “suo”. Un attaccamento al territorio che l’ha portata ad essere membro di varie associazioni che lavorano per rendere Prati una zona migliore.

 Da docente ad artista, com’è nata questa passione? Spesso si pensa alla matematica come una materia poco fantasiosa…

«Le radici vanno trovate nel mio lavoro di docente. Insegnando matematica, ho avuto la fortuna di collaborare con Emma Castelnuovo, insegnante che ha rivoluzionato il modo di spiegare la materia attraverso, tra le altre cose, la creazione di modelli di carta. Negli ultimi anni di docenza ho anche realizzato attività ispirate a “Piega e spiega la matematica”, il libro di Albrecht Beutelspacher sui laboratori matematici. Quindi, da sempre, uso la carta per creare forme di tutti i tipi.

Perché i libri e non altri materiali? Non è un peccato usarli in questo modo?

«Amo i libri e la natura. Per le mie creazioni uso volumi che altrimenti sarebbero destinati alla discarica. Non “maltratto” i libri, ma gli offro una seconda vita. Il volume non viene tagliato, ma solo piegato, rimanendo così leggibile».

 Lei fa parte di varie associazioni, tra cui Trionfalmente17. Come è entrata in contatto con questa realtà?

«Qualche mese fa, il paesaggio intorno a viale Platone, la strada in cui abito, è stato deturpato a causa dalla distruzione del bosco, che creava un’isola di verde a ridosso dei palazzi. Un’azione che, oltre a rovinare il paesaggio, crea anche problemi a livello di sicurezza perché la mancanza di alberi rischia di far scivolare giù la massa argillosa. Per fronteggiare il problema, ho contattato gli amici di Trionfalmente17 e insieme ci siamo attivati per convincere il Comune a piantare nuovi alberi. Tempo dopo, consapevoli della scarsa partecipazione da parte delle istituzioni, ci siamo organizzati autonomamente perché dove non arrivano le istituzioni, possono arrivare i cittadini».

Come?

«Unendo le forze. In occasione del mercatino rionale di San Giuseppe, organizzato da Trionfalmente17, ho venduto le mie opere artigianali per raccogliere fondi per l’acquisto di alberi da piantare».

Un hobby che è diventato uno strumento per tutelare il territorio. I prossimi progetti?

«Insieme a Paola De Vecchis, la presidente, stiamo lavorando per realizzare un mercato rionale che non sia solo vendita di oggetti, ma che diventi un luogo di aggregazione cittadina, una sorta di agorà. Un posto dove conoscersi, confrontarsi e scambiare le proprie idee per sensibilizzare le persone e realizzare qualcosa di utile per il quartiere».

Tipo?

«Visite guidate alla scoperta del rione, attività didattiche, ma anche azioni di solidarietà. Nel quartiere sono rimaste vive le istituzioni religiose, ma non c’è più “l’aiuto laico”; per questo pensavamo di creare iniziative in questa direzione. Poi anche attività per sollecitare le istituzioni ad intervenire per rendere il quartiere più decoroso, risolvendo, ad esempio, il problema dei rifiuti».

Sono tutte attività che richiedono tempo e impegno. Cosa la spinge a fare tutto questo?

«Il senso di appartenenza al territorio e la consapevolezza dell’importanza delle radici e delle tradizioni. Nella mia vita ho ricevuto molto dagli altri, ne ho fatto tesoro e l’ho sempre trasmesso alle nuove generazioni perché penso che solo così la società possa andare avanti. La cultura, l’amore e il rispetto per il posto in cui si vive vanno conservate e trasmesse».

Un sogno per la sua Prati?

«Che diventi di nuovo uno spazio vivibile, condivisibile e “giovane”. Mi piacerebbe che Prati tornasse ad essere ripopolata dai ragazzi, come era un tempo».