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Le ruspe cancellano il campo nomadi dell’Olimpica. Le storie di chi è costretto ad andarsene

di Antonio Tiso

Disperazione e rabbia. Sono questi i sentimenti con cui è stato vissuto lo sgombero da quelli che ormai sono gli ex occupanti del campo di via del Foro Italico.

L’operazione di sgombero, annunciata da settimane da Roma Capitale, si è materializzata oggi, 11 agosto. L’insediamento dove dal 1991 vivevano circa 250 persone è stato abbattuto dalle ruspe e ora molti suoi abitanti sono in fuga in cerca di una nuova sistemazione dove vivere. Il campo rom era “tollerato” da trent’anni, ma una recente inchiesta di RomaH24 e un video de Le iene, avevano portato alla ribalta nazionale l’immensa discarica abusiva alle spalle delle baracche.

Alcuni occupanti del campo nomadi osservano le operazioni di sgombero

Proprio sulle sponde del Tevere, vicino alla foce dell’Aniene, a due passi dalla Riserva naturale e dal Trieste Salario, si annidava una discarica stratificata negli anni, vasta circa centocinquanta metri di ampiezza e alta almeno dieci. È da li che quasi quotidianamente l’aria veniva infestata da fumi acri, frutto di roghi “tossici”.

Da tempo i residenti della zona denunciavano i fuochi, tanto da portare, in zona Africano, alla nascita di un comitato “contro i roghi tossici”.

NOMADI IN FUGA
La giornata era iniziata alle 5:48 del mattino con l’arrivo degli agenti della Polizia locale di Roma Capitale. Intorno si sentiva ancora l’odore malsano delle vetture andate a fuoco sabato 8 agosto nell’autodemolitore confinante. Il campo era praticamente vuoto. Al suo interno, circondate da borse e buste di nylon, solo dodici persone: anziani, donne e malati. Gli altri si erano allontanati la sera prima, “per paura o per evitare di essere identificati”, ha spiegato un’abitante del campo, Giuliana.

Partono i controlli della Polizia locale

L’IDENTIFICAZIONE E LE FOTO SEGNALETICHE
Alle 7 è iniziata l’identificazione dei presenti, con tanto di foto segnaletiche scattate sul posto. Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno isolato l’area e controllato che bombole del gas e fili elettrici fossero in sicurezza prima della demolizione.

I controlli della Polizia Locale all’interno del campo, prima dello sgombero

“QUESTO SGOMBERO È ILLEGALE”
Sul posto erano presenti gli osservatori per i diritti umani di Amnesty International e gli attivisti dell’associazione 21 luglio. Questi ultimi, nei giorni scorsi avevano denunciato lo sgombero, spiegando che era illegale. Parole confermate anche oggi dal presidente Carlo Stasolla: “Disperdere 250 persone in tempo di Covid va contro la legge nazionale del 17 marzo 2020. È una azione illegale dal punto di vista giuridico. Non sono state seguite le norme previste dalle convenzioni internazionali. Nel campo c’erano sedici minori che frequentano le scuole. Da giorni le persone del campo si sono disperse nel raggio di cinquecento metri e questo aumenta il disagio di persone già fragili”. Marco Cardilli, vice capo del Gabinetto della sindaca Raggi con delega alla sicurezza, ha replicato difendendo l’operato del Campidoglio: “Oggi prende corpo un provvedimento che si lega alla discarica alle spalle del campo. La nostra preoccupazione è che i roghi si possano estendere anche a questa discarica. Le persone che risiedono nel campo saranno seguite dai Servizi sociali del Comune e sarà loro garantita una sistemazione. Dobbiamo rimuovere i rifiuti. Ama sta stimando i tempi”.

La protesta dell’Associazione 21 luglio

 

“COSA FAREMO ORA?”
Sguardo preoccupato e pieno di rabbia, Giuliana Milenkovic, 35 anni, non trovava pace. Residente da quindici anni nel campo, cercava di spiegare ai presenti il punto di vista suo e dei suoi compagni di insediamento: “Guadagno 450 euro al mese in nero e ho due figli piccoli. Lavoro per le cooperative ma non posso permettermi un affitto. Tornerò a farmi una capanna da qualche parte”. A poca distanza, una donna sulla quarantina si agita, mostra una borsa con le medicine che il marito, malato di schizofrenia, prende: “Oggi doveva andare a fare una risonanza magnetica, ma siamo qui. Che qualcuno ci aiuti altrimenti meglio se ci sparano”.

Giulia Milenkovic: “Ho due figli, mi costruirò una capanna altrove”

GLI ANIMALI DEL CAMPO
Tra gli ospiti del campo che cercheranno una nuova sistemazione ci sono anche quattro gatti e un cane. Sono gli animali trovati nel campo. I veterinari e i soccorritori della Asl li hanno portati con un furgoncino alla Muratella. Altri animali invece resteranno con gli abitanti del campo che li porteranno al seguito. Loredana Pronio, la delegata della sindaca per il benessere degli animali, ha trovato un cane, Leo. Era abbandonato tra i rifiuti del campo. “Sembra avere un tumore a una zampa – spiega Pronio – è un cane buonissimo, speriamo in un’adozione”.

Loredana Pronio, incaricata del Comune per verificare le condizioni degli animali, con il cane Leo

UN ALLOGGIO PER I PIÙ FRAGILI
“Alcune persone rimarranno qui per alcuni giorni in attesa di ricollocazione”, ha spiegato la presidente del II Municipio, Francesca Del Bello, mentre alle sue spalle il campo veniva demolito pezzo dopo pezzo. “Ci sono dei bambini e sono state segnalate alcune fragilità di cui eravamo a conoscenza”, ha ricordato. “Per queste persone – ha confermato la Del Bello – il Municipio ha già predisposto una ricollocazione. Avevamo già messo a disposizione due appartamenti, che non sono ancora pronti. Per questo rimarranno qui, in attesa degli alloggi. Ci vorrà una settimana per un appartamento a Ostia e circa una ventina di giorni per l’altro appartamento di Roma Capitale che abbiamo noi come Municipio in gestione”.

Sopralluogo della presidente del II Municipio, Francesca Del Bello

LA BONIFICA DELL’AREA
La bonifica della discarica si protrarrà a lungo. Nel frattempo l’area sarà presidiata dagli agenti per impedire nuovi accessi ai moduli abitativi. Intanto, a poche centinaia di metri, a via Foce dell’Aniene, rimane accampata, di giorno, le comunità filippina e peruviana. Le loro case sono andate a fuoco sabato 8 agosto. Di notte dormono al centro anziani del Villaggio Olimpico, ma di giorno si ritrovano qui, dove vivevano fino a pochi giorni fa. Sono in attesa di una soluzione abitativa a medio termine. Poi l’operazione di recupero di questa parte di Roma potrà davvero avere inizio.

Ciò che resta di una casa della comunità filippina
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