Roma, 6 Giugno 2020 - 12:04

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Edomond Prenga
7 Aprile 2020 Edomond Prenga

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Edmond, l’albanese che ha regalato pane ai poveri: “Non sono un eroe”

di Paolo Riggio

“So cosa significa non avere il pane. So cosa vuol dire non poter mangiare per giorni. Periodi così, nella mia vita, io li ho già vissuti. Non ho fatto altro che mettermi nei panni della povera gente”. Chi parla è Edmond Prenga. Albanese, 39 anni, è il proprietario del panificio Bon Pan di via Lorenzo il Magnifico. Ha distribuito il pane su via Lorenzo Il Magnifico. Senza chiedere nulla in cambio. Lo ha fatto, dirà nella sua prima intervista a RomaH24, “perché l’Italia mi aveva sfamato quando arrivai nel vostro Paese, nel 1998”. Per poi aggiungere: “Ho pensato di lasciare i viveri per strada perché quando si è poveri si prova un po’ di vergogna a chiedere da mangiare”. Ecco cosa dice oggi, a quattro giorni da quella prima intervista. Di nuovo, a RomaH24.

Edmond, si aspettava così tanto affetto da parte della gente?
“No, sono quasi in imbarazzo. Davvero. In questi giorni mi hanno scritto centinaia di persone per ringraziarmi. Uomini, donne, giovani e anziani. Ricorderò per sempre ognuno di loro. Mi hanno scritto anche dall’Albania. Ho parlato con persone che non sentivo da tanto tempo. Mi ha fatto piacere”.

Sembra quasi stanco di tutta questa notorietà.
“Lo confesso, un po’ sì. Il mio telefono è intasato di chiamate da parte di giornalisti italiani e albanesi. Molti mi chiedono di girare dei video. Ma mi vergogno. Per me, quello che contava davvero era il gesto. Un gesto che ha aiutato la povera gente. E poi, non voglio distrarmi ulteriormente dal mio lavoro, dal mio panificio. Amo il mio mestiere. Lo faccio con tanta passione e mi ha dato tanto dal punto di vista umano, anche grazie al bellissimo quartiere dove lo svolgo”.

Se la chiamano eroe, le dà fastidio?
“Ma quale eroe. È stato più stressante rispondere a tutti i giornalisti che lavorare nel panificio dodici ore al giorno, come faccio sempre. Io sono un ragazzo normale. So cosa significa non avere il pane, non poter mangiare per giorni. Periodi così, nella mia vita, io li ho già vissuti. Non ho fatto altro che mettermi nei panni di chi non arriva a fine mese”.

Dopo quella prima intervista, c’è qualcuno che è venuto a trovarla, con la scusa di comprare il pane?
“Sì, parecchie persone. Il quartiere è rimasto colpito da questa iniziativa. Alla quale – ci tengo a sottolinearlo – hanno preso parte anche gli altri commercianti di via Lorenzo il Magnifico”.

Il giornale albanese Shekulli ha scritto: “Con un gesto semplice, Edmond ha distrutto gli stereotipi ancora presenti in Italia riguardo gli albanesi”. Esistono ancora, queste striscianti forme di razzismo?
“Dipende dalle zone, dalle situazioni. Qui a piazza Bologna mi hanno accolto bene. Gli stereotipi ci saranno sempre, ma io non voglio parlarne adesso. Stiamo vivendo un dramma che non conosce confini. Il Coronavirus sta mettendo in ginocchio ogni nazione. Cerchiamo di concentrarci tutti insieme su come venirne fuori. Aiutandoci, uno con l’altro”.

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