Trionfale | Articoli

Chiude un piano della Stefanelli a causa delle infiltrazioni

di Sergio Campofiorito

“Fate presto”, sembra lo storico titolo del quotidiano mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto che devastò l’Irpinia, invece è “soltanto” l’invocazione di Flavio Di Silvestre, 56 anni, dirigente scolastico della Stefanelli di via Pestalozzi. Il plesso, 1250 alunni, 45 classi tra elementari e medie, è uno dei fiori all’occhiello del Trionfale, o almeno dovrebbe esserlo poiché le infiltrazioni d’acqua e la mancanza cronica di manutenzione hanno reso l’intero secondo piano inagibile.

IL PROFESSOR FLAVIO DI SILVESTRE

Sei delle nove classi interessate saranno spostate in altri plessi (per le altre tre si è trovata una soluzione “interna”) ma sarà come cadere nella brace: altrove gli spazi educativi non sono messi meglio. Mancano pochi giorni all’inizio delle lezioni (16 settembre) e il professor Di Silvestre lancia l’ennesimo allarme: “Sono qui dal settembre del 2016 – denuncia il preside – e da allora non ho mai smesso di mandare segnalazioni agli organi competentiaffinché si svolgessero i lavori di manutenzione. Oggi la situazione è critica e a pagare il conto più alto saranno i miei alunni”. Tanti anni di incuria (la Stefanelli è stata edificata nel 1973) hanno causato gravi deterioramenti nei soffitti, certificati dai tecnici del XIV Municipio lo scorso luglio. I fondi per sistemare i tetti sono anche stati stanziati (quasi 750mila euro), mancano i bandi per avviare l’iter.

I SOFFITTI DEL SECONDO PIANO

“Intanto, sono costretto a spostare i ragazzi in due succursali – continua Di Silvestre – quella di via Taverna e quella in via Verga, la Amici – Di Meglio, ma non stanno messe bene, sono state infatti pesantemente infiltrate dall’acqua piovana. In via Taverna, inoltre, ci sono muffe e cattivi odori che richiedono un’immediata sanificazione”.

L’ultimo, disperato appello alle istituzioni (presidente di Regione, sindaca di Roma, presidente del Municipio e assessori competenti) risale allo scorso 23 luglio.

Un “fate presto” protocollato dalla burocrazia ma che, a oggi, non ha avuto seguito.

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