Roma, 27 Ottobre 2020 - 21:20

Capitale morale

Guido Cutillo

Economista, docente alla Luiss Business School, fondatore del gruppo Urbs Urbium

17 Ottobre 2020

Calenda? Un bene perché alza l’asticella

La (auto) candidatura di Calenda a sindaco la trovo personalmente un’ottima notizia per Roma. Il suo profilo infatti corrisponde più o meno a quanto scrivevo giorni fa sul sindaco-manager. Si potrebbe obiettare che Calenda oggi è anche un politico ma insomma va bene lo stesso, non ritornerò sull’argomento perché chi volesse leggere la mio opinione può leggere il precedente contributo.

Io credo che sia un’ottima notizia per la città perché comunque vada avrà contribuito ad alzare l’asticella sia a sinistra che a destra. Non credo cioè che sarà possibile tornare indietro per il PD a meno di trovare una candidatura altrettanto di livello e non ce ne sono molte disposte a mettersi in gioco in un ruolo obiettivamente molto complicato e pochissimo retribuito. Certo resta il dubbio sulla capacità di Calenda, noto per il suo pessimo carattere, di andare oltre la “sindrome da ZTL” che lo confina a livello nazionale alle percentuali modeste che tutti conosciamo, aggregando le diverse forze politiche che dovrebbero sostenerlo, superando una volta per tutte quell’aria da “figlio di papà saputello” che sempre gli viene rinfacciata e che lo fa andare in bestia.

Ma il nome di Calenda dovrebbe rendere felici soprattutto gli elettori di destra la cui coalizione, sebbene data da molti per maggioritaria nella Capitale, stenta a trovare un candidato adatto. Infatti presentare un candidato sindaco non adeguato, anche a fronte di un eventuale vittoria al Campidoglio, esporrebbe la destra alla critica di inseguire il populismo ottenendo consenso senza essere poi pronto per governare. Questo sarebbe il peggiore dei pericoli per la coalizione che oggi è la più seria candidata a vincere le prossime elezioni nazionali (quando ci saranno) perché gli toglierebbe l’appoggio di quel centro borghese che oggi è sempre più spaesato e apolide ma comunque necessario per raggiungere la maggioranza.

In qualche modo la (auto) candidatura di Calenda lega le mani sia a sinistra che a destra imponendo ai due schieramenti di mettere in campo (finalmente) il meglio cha hanno a disposizione per governare degnamente la Capitale del paese. O almeno questa è la mia visione (e speranza).

Forse finalmente le competenze e i programmi torneranno al centro del dibattuto politico romano e poi anche nazionale.

#ilmondoin200parole

LEGGI l’editoriale di Luigi Carletti: “City-manager o politico, il candidato a sindaco di Roma deve essere credibile”


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