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Scattano i blitz nei ristoranti di Prati. Così viene punito chi viola le regole

di Daniela Mogavero

Decine di controlli, sanzioni per decine di migliaia di euro, sequestri di alimenti e provvedimenti di chiusura. Il lavoro di controllo della qualità e della sicurezza degli alimenti nei locali di Prati e l’igiene dei ristoranti è all’ordine del giorno ed è un focus importante dell’attività delle forze dell’ordine. Una verifica costante per fare in modo che, dicono gli addetti ai lavori, il livello dei tantissimi ristoranti che costellano le vie del quartiere – sempre in crescita – resti alto. Rispettando però le leggi.

I provvedimenti

Polizia di Roma Capitale, carabinieri, Nas e Asl sono gli attori che gestiscono il processo di verifica delle norme. E negli ultimi mesi l’attività è stata molto intensa: l’Arma e il suo Nucleo anti-sofisticazione – i Nas, appunto – hanno svolto decine di controlli. Molti si sono chiusi senza esito: i ristoratori erano in piena regola sotto tutti i punti di vista. Ma in una ventina di casi sono fioccati sanzioni, sequestri e segnalazioni alla Asl. Provvedimenti che hanno portato anche alla chiusura del locale incriminato.

In particolare, i carabinieri hanno elevato sanzioni per oltre quarantamila euro, contestando diverse violazioni: dal mancato rispetto dell’esposizione dell’elenco degli allergeni, al cattivo stato di conservazione degli alimenti, dalla mancanza di tracciabilità del cibo fino alle carenze igieniche generali.

Il monitoraggio

L’Asl ha controllato negli ultimi tre mesi nel quartiere Prati ventidue attività: quindici sono state sanzionate per la mancata rintracciabilità degli alimenti, mentre «per cinque è stata decisa la chiusura e per due il sequestro dell’attività, una in via cautelare e una via preventiva», ha spiegato la Asl Roma1. Attività che sono avvenute in seguito alla segnalazione delle forze dell’ordine e della polizia locale che effettuano i controlli sul territorio, battendo a tappeto le strade di Prati per verificare la situazione.

Un caso eclatante segnalato dagli agenti del Gruppo sicurezza sociale urbana della Polizia locale di Roma Capitale (GSSU) si è verificato a Borgo Pio a inizio aprile, quando i vigili hanno trovato nella cucina e in altri ambienti del ristorante insetti, alimenti scaduti o conservati in maniera non idonea, muffe e scarafaggi. Il locale è stato chiuso immediatamente dalla Asl.

I sequestri

Le violazioni più ricorrenti che sono state riscontrate riguardano le condizioni igieniche generali e la mancata applicazione del sistema H.a.c.c.p. È quell’insieme di procedure che puntano a garantire la salubrità degli alimenti.  In particolare, rispetto al loro percorso. I carabinieri della stazione San Pietro, in uno dei controlli degli ultimi mesi, hanno sequestrato 350 chili di carni, pesce e pasta fresca, tutti privi di informazioni relative alla provenienza. Erano stipati in tre frigoriferi in modo indistinguibile. I titolari del locale sono stati multati di 1.500 euro.

In un altro caso, sempre i militari dell’Arma hanno sequestrato 50 chili di salumi, non tracciabili. Tra gli altri, sono stati sanzionati un bar di Porta Castello, un ristorante di via Crescenzio, una pizzeria di viale Giulio Cesare, un locale di via Plauto e un altro etnico su via Innocenzo XI.

Cibo sospetto

Uno dei blitz più importanti è stato quello condotto a fine marzo in due locali sui barconi ormeggiati sul Tevere, in zona Prati: durante le verifiche sono state riscontrate gravi irregolarità per detenzione di «alimenti privi della tracciabilità, omessa applicazione del piano di autocontrollo e carenti condizioni igieniche e sanitarie», spiegano fonti dell’Arma. Nell’operazione sono stati sequestrati 200 chili di alimenti e i titolari delle due società sono stati multati di 5.500 euro. I locali sono stati chiusi fino a quando non si adegueranno alle prescrizioni, secondo le indicazioni della Asl.

Chi controlla la qualità del cibo

I controlli sull’igiene dei locali dove si somministra e vende cibo, sulla qualità e la tracciabilità degli alimenti, sulle liste degli allergeni e sulle altre norme da rispettare, in Italia vengono condotti sul campo da diversi soggetti: l’Asl, i carabinieri, i Nas – Nucleo anti sofisticazione dell’Arma – e la Polizia locale.

Non esiste un unico ente deputato a queste verifiche (che si affiancano a quelle sul lavoro, con Ispettorato e Guardia di Finanza), ma diversi ministeri e enti locali.

Una differenza sostanziale rispetto ad altri esempi di gestione a livello europeo, come in Gran Bretagna, dove da diversi anni i controlli sono gestiti dalla Food standard agency, che pubblica delle pagelle per ogni locale, da affiggere fuori dal ristorante stesso. Uno standard unico che ha migliorato la situazione generale della sicurezza.

Quelle procedure che tutelano il consumatore

L’H.a.c.c.p. è un insieme di procedure per garantire la sicurezza degli alimenti e la loro tracciabilità. Il termine è l’acronimo delle parole inglesi “Hazard analysis and critical control points”, cioè il monitoraggio dei cosiddetti punti critici di lavorazione in cui possono verificarsi contaminazioni. Il sistema analizza i possibili pericoli nelle fasi di produzione, stoccaggio, trasporto, conservazione e vendita degli alimenti.

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