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Nereo, il dolore di Prati per il clochard ucciso

di Gianluca Colletta

C’era anche piazza Mazzini tra i luoghi del cuore di Nereo, il clochard investito all’alba di lunedì su corso d’Italia. A Prati in molti lo conoscevano e la sua morte ha destato grande commozione.

“Andavamo a giocare al 10 e Lotto tutte le volte che potevamo”, ha raccontato Maurizio, commerciante del mercato di via Tito Speri. “Era un amico e una persona fantastica. L’ho conosciuto 20 anni fa quando dormiva nei giardini di piazza Mazzini e, dopo che si è trasferito, veniva sempre a trovarmi. L’ultima volta che l’ho visto era a dicembre. Anche in quell’occasione giocammo al 10 e Lotto, ma come sempre non vincemmo”.

In molti non riescono ancora a credere a quello che è successo. “Era una persona buona, affidabile”, ha sottolineato Roberta Monia Scarpato, una residente di piazza Mazzini. “I vecchi titolari del bar gli affidavano anche piccoli compiti, come pagare le bollette per conto loro. Poi lo ricompensavano offrendogli la colazione o un tè caldo”.

“Quando ho saputo la notizia ho provato a chiamarlo – ha sottolineato Maurizio -. Non ci ho dormito e ancora adesso sono scosso. Il telefono, che teneva sempre spento, stranamente squillava, ma nessuno ha risposto. Anche oggi ho provato a chiamarlo, ma sapevo già che nessuno avrebbe risposto. Mi farebbe piacere sapere quando ci sono i funerali per potergli portare un fiore. Non si meritava questa fine”.

La vita in strada di Nereo era iniziata tanti anni fa. RomaH24 lo aveva incontrato pochi giorni prima della sua morte, mentre Sant’Egidio distribuiva alcune coperte ai senza tetto della zona Trieste Salario. In base a quanto raccontava fu vittima di una truffa. “Si innamorò di una ragazza russa – spiega Roberta -, lasciò il lavoro per comprare una casa. Poi un giorno andò a trovare i parenti in Veneto e al suo ritorno non trovò più nulla, né i mobili, né i suoi effetti, né la ragazza di cui si innamorò”. “Se questa è la società – ricorda Maurizio – preferisco vivere per strada diceva. Poi una sera altri senzatetto lo picchiarono e lui decise di trasferirsi a corso d’Italia”. Qui ci ha vissuto per 13 anni, fino a quando un’auto pirata non lo ha investito alle 5 del mattino.

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