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EXTRANEWS – Abbiamo chiesto ai ciclisti cosa manca a Prati per pedalare senza rischiare la vita

di Alessio Ramaccioni

“La lista è lunga, non saprei da dove cominciare!”. Federico è sarcastico nel rispondere alla domanda fatidica per ogni ciclista di Prati: cosa serve al nostro quartiere per diventare veramente sicuro per chi usa la bicicletta?

“Prendo la bici tutti i giorni, la uso come mezzo di trasporto – prosegue Federico, 40 anni, libero professionista -. Lavoro vicino a Porta Portese e parto da piazza Bainsizza. Attraverso il quartiere pedalando tutti i giorni e ti dico che il primo problema è la condizione delle strade. Troppe buche, ma questo credo che riguardi un po’ tutti i mezzi”.

Le buche, quindi. E poi? “Le ciclabili. Se devo sognare, lo faccio in grande: qui in Prati non possiamo lamentarci, abbiamo una rete di piste che – vista la media di Roma – è invidiabile, ma si può fare meglio”. In che modo? “La manutenzione innanzitutto, e poi andrebbero incentivate: l’ideale sarebbe  avere a disposizione collegamenti che permettano di raggiungere tutti i punti del quartiere – e non solo – in modo rapido e diretto. La ciclabile sulla banchina del Tevere è ottima, è una sorta di tangenziale per le bici che attraversa la città, ma deve essere raggiungibile in più punti. Ad esempio, non è pensabile che strade come viale Mazzini o via delle Milizie non abbiano percorsi dedicati esclusivamente alle due ruote”.

Ma, per Federico, la questione principale da affrontare è la sicurezza: “È un problema perché andare in bici può essere pericoloso e questo non è accettabile. Non solo buche e al terreno sconnesso, andare su due ruote e pedalare a volte è una avventura incredibile. Foglie secche (che poi magari si bagnano pure) a terra, strade pensate per tutto fuorché per le biciclette, e poi l’illuminazione. In Prati con il buio con si vede nulla, le luci sono fioche spesso inutili. È davvero pericoloso”.

L’altro problema è di tipo culturale. Ce ne parla anche Silvia De Iacobis, grafica e art director che ama andare in bici, più per passione che per necessità: “La uso nel fine settimana, più che altro. Ho provato ad utilizzarla per andare al lavoro ma Roma ancora non è una città a misura di ciclista”. E Prati, il quartiere in cui viviamo? “Lo è già di più – aggiunge – ma siamo ancora lontani dagli standard di altre città d’Europa”.

Quello che manca è una visione d’insieme: “ La bici come mezzo di trasporto ecologico, a costo zero, fa bene alla salute di chi ci va e risolve problemi di traffico e parcheggio. Sarebbe da prescrivere per legge, altroché. Invece cittadini, e anche chi ci amministra, non guardano le cose in questo modo. La bicicletta è considerata un mezzo da svago, quasi un giocattolo. Le strade sono pensate a misura di auto, moto o pedone. Le ciclabili, invece, sono poche e maltenute. Spesso la gente guida come se i ciclisti non esistessero, spesso maledicendoli per i disagi che creano. Gli stessi motociclisti, che dovrebbero essere culturalmente vicini a noi, adottano stili di guida che possono essere pericolosi”.

Per cui, la prima cosa da fare è cambiare il modo di pensare: immaginare il territorio a partire dalle esigenze di chi va in bici. Per dirla con le parole di Silvia e Federico: “Più biciclette per tutti, per un quartiere a misura di bicicletta“.

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