Salario | Interventi

L’editoriale: “E governar mi è facile cavandomela con un no”

di Luigi Carletti

Le Scuderie Reali crollano sotto il peso dell’incuria ma anche dei no e dei veti incrociati ai vari progetti che negli anni si sono succeduti. La decisione di non decidere può uccidere una città molto più delle scelte discutibili, che pure ci sono, ma per le quali spesso si può correggere il tiro. Il non-fare è quanto di peggio si possa vedere come pratica di governo.

Il caso delle Scuderie Reali è uno dei tanti nel lungo elenco delle cose non fatte. Dei problemi aggirati. Dell’arte del rimando. Un elenco che si allunga giorno per giorno, e al quale concorrono tutte le forze politiche che in un modo o nell’altro hanno un ruolo di governo in questa città. Ultimo caso quello maturato il 31 maggio a proposito delle piazze del II Municipio da dedicare alle performance di strada degli artisti musicali. Progetto per il quale c’è stata una petizione di oltre 300 musicisti e che vedeva coinvolto anche il Trieste-Salario con piazza Annibaliano. Il tutto senza eccessi e secondo regole molto precise nelle modalità e negli orari. Bene: com’è andata a finire?

È finita che il consiglio municipale ha deciso (a larghissima maggioranza) di escludere piazza Annibaliano – e quindi il Trieste-Salario – dal circuito delle piazze della musica. Decisione che sembra iscriversi di diritto all’elenco di quelle piccole – grandi “grane di governo” che è meglio evitare scegliendo la via più sbrigativa. La più semplice. Così il Pd, forza politica notoriamente incline a dividersi anche sulle previsioni del tempo, è riuscito a litigare pure su questo complesso quesito: inserire piazza Annibaliano oppure no?

Ha vinto “oppure no”.

Al posto di piazza Annibaliano il II Municipio ha inserito il Ponte della Musica (il nome pesa sempre, si sa) e il gioco è sembrato fatto. Ma per arrivare a questa decisione, son volati gli stracci, con il partito di maggioranza spaccato tra chi cerca di rivitalizzare il quartiere, sia pure rispettando regole e paletti, e chi invece vota per il “quieta non movere”: quel rassicurante conservatorismo che permette di non dispiacere a un elettorato tradizionale, probabilmente freddo verso qualsiasi novità di svecchiamento, magari fedele, ma che, alla fin fine, l’unica prospettiva che sembra garantire è quella di un lento, inarrestabile declino.

Dire no alle scelte che poi imporrebbero capacità di governo, è il modo più facile per governare. Ma anche quello più vicino al conformismo e all’opportunismo del tirare a campare. Come quando la giunta Raggi, da poco eletta, disse no alle Olimpiadi per Roma perché solo così non ci sarebbe stato il rischio di corruzione. Il Pd, in quella sede, alzò il dito per impartire pubblicamente una severa lezione di “buona amministrazione”, criticando la fuga dalle responsabilità. Giusto. Ma criticare chi sbaglia (e la Raggi sbagliò di grosso) è sempre piuttosto facile. Il difficile viene quando le decisioni bisogna prenderle da forza di governo e gestirne le implicazioni.

Escludere piazza Annibaliano a noi sembra un errore perché denuncia la mancanza di un’attenzione strategica verso i cambiamenti che questo quartiere sta mostrando giorno dopo giorno: da quartiere ordinato e tranquillo a crocevia di universitari, di giovani intellettuali segnato da iniziative e locali pubblici (basti pensare alla zona tra corso Trieste e via Chiana). La movida – come oggi viene genericamente etichettato tutto ciò che è divertimento serale/notturno – ha sicuramente degli aspetti criticabili, fastidiosi, talvolta pericolosi e da arginare. Ma non vi si riesce con dei no che sanno di fuga. Vi si riesce assumendosi l’onere di farle, le cose, gestendone al meglio possibile le ricadute. E dando un segnale alle nuove generazioni che non suoni come una rinuncia. Che non sappia di chiusura. Mentale, prima di tutto.

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