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EXTRANEWS – Chi è davvero Susanna, la prostituta che ogni giorno pedala sulla Salaria

di Antonio Tiso

È la bocca di rosa di via Salaria. Si chiama Susanna, ha 52 anni e fa la prostituta. Si muove in bicicletta e ogni giorno raggiunge la sua postazione pedalando sulle due ruote. Il suo è un volto noto agli abitanti del Trieste-Salario, impossibile non vederla percorrendo la via consolare in direzione del Gra.

RomaH24 si è fatta raccontare la sua storia. E anche che cosa vede e con chi parla, Susanna. Abbiamo scoperto che la strada l’ha salvata dalla depressione e le ha permesso di crescere i suoi figli. Il suo è uno spaccato di vita duro ma anche sorprendentemente gioioso. Contro ogni avversità.

Capitolo uno: le origini e il sogno di diventare una ballerina.

Sono romana d’origine, ma ho viaggiato tanto”, racconta Susanna. È un giorno di primavera, parliamo al riparo di un muretto vicino al Tmb, e mentre snocciola la sua vita, qualche clacson di macchina o tir la saluta. La pretty woman della Salaria indossa pantacollant neri, maglietta attillata, e parla con voce decisa ma dolce. “Da piccola ho fatto le mie prime tournée teatrali come ballerina a 14 anni. Me ne andai in Francia con la compagnia di Vittorio Biagi e poi partecipai ad alcune audizioni. Fui presa nel corpo di ballo della Rai e partecipai a diverse trasmissioni, da Supersera con Alida Kelly a Canzonissima con la Goggi, da Buonasera Raffaella con la Carrà a Fantastico 6 e 7 con Pippo Baudo e la Cuccarini. La mia ultima partecipazione televisiva risale a Pronto è la Rai con Magalli. Poi ebbi un grave incidente di macchina e lì finì la mia carriera di ballerina”.

Capitolo due: la depressione e la prostituzione.

Per Susanna la giovinezza spensierata finisce qui: “Mi ruppi la mandibola e i denti davanti. Un incubo. Dovetti restare ferma un anno, non riuscivo neppure a deglutire. Tentai ancora alcune audizioni in Rai ma ormai era una porta chiusa. All’ultimo provino ero scarica. Lorella Cuccarini mi disse: Mi spiace, ma non sei più tu. Caddi in depressione. Non sapevo più chi ero. Poi un giorno mia mamma mi prese e mi disse: Ora vieni a lavorare con me al negozio di stampe e rilegature. Ci passai cinque anni ma assumevo psicofarmaci per stare tranquilla. Mi mancavano la vita folle, le luci, la danza. Poi un giorno pensai di andare per la mia strada e cercai lavoro in discoteca come cubista. Mi allenavo già nelle palestre e avevo sempre amato l’esibizionismo. Anche quando ero ballerina mi piaceva provocare gli uomini. Sono nata molto calda, con la voglia di piacere ai maschi”.

Susanna decide di aprirsi un nuovo mondo e passa ai night club. “Chiamai un impresario. Mi mandarono ad Alba Adriatica. Partii col trenino. Da lì si aprì il discorso uomini e prostituzione e capii che non mi dispiaceva affatto. Con il boa, la musica di sottofondo e le scarpe coi tacchi mi sentivo a mio agio. Ero naturale e mi piaceva. Mi dissi: Perché no? Poi c’era anche il discorso dei soldi che faceva gola. Gli uomini si innamoravano, mi invitavano a cena, mi facevano regali. Un giorno una ragazza di Padova mi disse che se volevo fare i soldi veri dovevamo andare a Milano: ‘Vedrai che mondo ti si apre. Mettiti elegante. Partiamo’. E così mi trovai a lavorare nel locale più famoso di Milano.

Capitolo 3: Nascono i figli

Un anno di questa vita e chi incontra? Un uomo affascinante  che la incanta, un tipo così, “alla Briatore”. “Avevo 30 anni, lo seguii perché secondo lui meritavo di stare in un mondo più bello. Mi portò in Svizzera dove faceva l’antiquario. Mi riempì di affetto e attenzioni, rimasi incinta due volte ma lui voleva una vita irrequieta, non era fatto per la famiglia. Ero innamorata, ma era un uomo senza pace, grandi guadagni e grandi perdite di denaro. Scoprii che aveva precedenti penali e spesso faceva casini. A quel tempo vivevamo a Nizza. Alla fine mi lasciò e mi ritrovai per strada. Disperata andai coi miei due bambini dalle assistenti sociali. Ci trovarono casa in un brutto quartiere della città, ma ero sola e lì capii che in Francia non avevo futuro”.

Capitolo 4. Una nuova caduta e il ritorno a Roma, di nuovo in strada

Il ritorno a casa avviene a malincuore: “Mi feci forza e tornai a Roma dai miei genitori. Mia mamma si occupava dei bambini e io lavoravo come badante e donna delle pulizie. Il padre dei miei figli finì in un guaio ancora più grosso e non poteva più passarmi soldi. La svolta fu il giorno in cui un amico mi regalò una bicicletta e scoprii quanto mi piaceva allenarmi. Quando persi il mio lavoro, le tante preoccupazioni mi portarono a tornare in strada: “Mi salvo facendo questo, pensai. Provai a via Veneto, ma non era aria. E allora in bici iniziai a seguire il vento”.

Poi la decisione di andare in strada: “La Salaria era il luogo giusto. All’inizio trovai una rumena a Castel Giubileo che mi aiutò molto. Ogni posto era di qualche ragazza e lei mi spiegò come comportarmi e dove posizionarmi. Cominciai a fare su e giù con la bici e un po’ alla volta ingranai”.

Capitolo 5. Susanna oggi.

Susanna è molto affezionata ai suoi clienti. “Appartengono a tutti i tipi: sposati, separati, single. Vanno dai 18 ai 70. Sanno che in me trovano una donna diversa, ho un carattere dolce e delicato, piena d’amore e passione. Qualcuno mi manda pure i messaggi sul cellulare: Sei una grande donna, mi dicono. Voglio uscire dalla depressione come te, mi ha scritto uno una volta”.

Due anni fa però un cliente romeno l’ha massacrata di botte e ora si porta appresso la paura: “Mi ha violentata e derubata, lasciandomi legata mani e piedi. Credo che quel giorno mi abbia salvato la Madonna. Da allora la mia vita è cambiata. Adesso la gente che non mi convince la scarto, ma in generale mi vogliono tutti bene, anche la polizia che ormai mi conosce e sa tutto di me, incluso dove vivo”.

Il carattere di Susanna è sorprendente, perché la vena sensuale è forte, ma poi c’è molto altro: “Prima vado a Villa Ada a vedere gli alberi e poi a prostituirmi. Adoro la natura. È un contrasto forte ma è così: in me convivono la follia del sesso e il desiderio di purezza che solo la natura mi restituisce”.

La giornata tipo di Susanna è fatta di orari e regole precisi: “Vivo come un militare. Sto lontana da alcool e droga. Mangio bene e non spreco soldi. Ho pure comprato una casa. La mattina esco alle sei per fare 50 chilometri in bici. È il mio allenamento quotidiano. Poi mi preparo e vengo a via Salaria dalle 10 alle 18. Alle 19 torno a casa. Vado ancora a trovare la mamma che ha 95 anni”.

Non è facile stare sulla strada, serve un coraggio fuori dal normale. Susanna però è stata ripagata dalla serenità dei suoi figli. “Ci amiamo. Per loro sono stata madre e padre. Da me hanno avuto un esempio proprio per la disciplina che ogni giorno applico nella vita. Ora lavorano e vivono per conto loro, sono responsabili. Li ho fatti diplomare in scuole private e gli ho dato tutto ciò di cui avevano bisogno. Del sesso abbiamo sempre parlato, gli ho insegnato soprattutto la prevenzione e la sicurezza. Sanno del mio lavoro e non sono d’accordo, ma non ne parliamo”.

Capitolo 5. L’amore e la solitudine

Esiste l’amore per una prostituta? Certo che sì, Susanna non ha dubbi: “Credo di essere nata ninfomane ma ho avuto anche storie profonde, di cui due con dei clienti. Con uno iniziai a uscire, siamo anche stati sulla neve ma poi è finita. Un altro invece mi ha rubato un sacco di soldi, mi ha fatto innamorare, poi mi ha chiesto del denaro in prestito per un’emergenza ed è scappato”.

La solitudine della prostituta a Susanna fa male, ma non tanto durante le ore di lavoro, quanto al ritorno a casa: “I parenti mi hanno girato le spalle. Solo mia nipote ancora mi cerca. Anche nel quartiere dove vivo, a Talenti, quasi non mi saluta più nessuno. A volte al supermercato mentre faccio la spesa, mi guardano con occhi giudicanti, ma qualche volta ricevo anche complimenti da persone che apprezzano la mia forza interiore”.

Lavorare in strada espone a pericoli e allora è difficile immaginare un futuro lontano, Susanna però tra dieci anni si immagina al mare a fare una vita tranquilla: “Lo spero tanto, ora però non ci penso, combatto così”.

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