16 aprile 2019 - 12:08 . Trieste-Salario . EXTRANEWS

Vi raccontiamo la storia della 96enne Vanna e del clochard Angelo, un’incredibile amicizia nata a piazza Quadrata

I fili che legano le vite delle persone assumono spesso traiettorie sorprendenti. Accade così che Vanna, una donna di 96 anni, figlia di un industriale del Trieste-Salario, e Angelo, un senzatetto di Busto Arsizio di circa 60 anni, trapiantato a Roma dal 1992, diventino amici.

Dove? Per strada naturalmente. Da oltre dieci anni i due si incrociano all’angolo tra viale Regina Margherita e piazza Buenos Aires. La domenica il più delle volte, quando Vanna, accompagnata dalla sua badante filippina, va a messa alla parrocchia di Santa Maria della Mercede. Le loro vite sono molto diverse. Alto borghese l’una, on the road l’altra, eppure hanno qualcosa in comune: uno sguardo dolce verso la vita. A distanza di anni si danno ancora del lei, come il primo giorno, ma l’affetto nel tempo è cresciuto. Ed è così che Angelo è diventato il protagonista di alcune pagine dei diari di Vanna.

La donna ha iniziato a scriverli dopo un viaggio in Terra Santa nel 2014. “Per non dimenticare – racconta -, perché i pensieri iniziano a svanire e desidero trasmettere ai miei figli e agli amici le mie esperienze ed emozioni. Ogni tanto lascio alcune copie in chiesa, tra i banchi. L’età incombe e nella notte dormo poco, ma non mi rammarico. Penso e, da questi momenti intimi, nascono i miei diari che prendono il nome di “Pensieri arrivati nella notte”. Negli anni, Angelo ha illuminato alcune giornate di Vanna con gesti semplici e parole sincere e la donna, a casa, ne ha restituito un ricordo attraverso parole scritte a penna, come una volta:

 

“Questa mattina sono andata a messa zoppicando. Avevo male a un ginocchio. Arrivata nelle vicinanze della chiesa, in via Basento, ho visto Angelo seduto a terra dall’altra parte della strada. Di solito mi avvista da lontano e mi chiama a gran voce. A quel punto io attraverso la strada e vado a parlare un po’ con lui. Ma oggi ho sperato che non mi vedesse. Il ginocchio mi doleva a ogni passo ed era una tortura, così sono entrata in chiesa sentendo un vago senso di colpa. Mi ero appena raccolta in preghiera quando ho visto Angelo accanto a me, mi ha chiesto notizie del mio male. Abbiamo scambiato qualche parola. Poi, quando ho ripreso a pregare, mi sono sentita baciare sulla testa. Mi ha commosso la delicatezza di quest’uomo, abbrutito dalla strada ma con tanta tenerezza nell’anima. Mi aveva vista ma non mi aveva chiamata. Ho ringraziato Dio per lui”.

Tra i ricordi di Vanna, un’attenzione speciale va alle piccole lezioni di vita apprese dalla strada, proprio dall’amico clochard: “Una domenica, entrando a Santa Maria della Mercede, ho visto Angelo sulla gradinata intento a contare soldi. Mi sono avvicinata e gli ho chiesto cosa facesse. Mi ha guardato con il suo solito dolce sorriso e mi ha detto: scelgo quello che mi serve, l’altro lo do a chi ne ha più bisogno. E ha aggiunto che il superfluo non serve. Che lezione di vita, grazie Angelo”.

Nei diari di Vanna l’elemento religioso si ripete spesso. La donna ha una grande fede e le storie di vita acquistano così un significato che va oltre la vita terrena: “Questa mattina sono uscita prima del solito, volevo arrivare in chiesa prima della messa, avevo il desiderio di stare un po’ con Gesù. A un angolo della strada c’era Angelo, il clochard di quartiere conosciuto da tutti. Mi sono fermata a parlare un po’ con lui. Ha finito per raccontarmi tutta la sua vita. Quando sono entrata in chiesa, la messa era già iniziata. Ho guardato il grande crocifisso sull’altare pensando con rammarico: Gesù, volevo parlare un po’ con te. Nel cuore ho sentito che mi diceva che avevamo parlato finora”.

Per Vanna gli affetti sono un cardine nella vita, qualcosa che conta più del denaro, un terreno di valori su cui nuovamente si sente vicina all’amico clochard: “Un giorno, camminando con mia figlia nel quartiere, abbiamo visto Angelo intento nella lettura e non l’abbiamo disturbato. Lui poi mi ha chiamata e si è avvicinato.Mi sono scusata perché non avevo un’offerta da lasciare. E lui mi ha risposto che l’amicizia e l’affetto valgono più dei soldi”. Rivolgendosi a lei chiamandola “signora”. Come sempre.

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