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Giovanni Caudo: “Da Montesacro la mia ricetta per Roma”

di Giulia Argenti

Prima di iniziare l’intervista, Giovanni Caudo guarda fuori dalla finestra del suo ufficio, che affaccia su piazza Sempione. Lo schermo del suo cellulare si illumina di continuo: per chi deve amministrare un territorio di oltre duecentomila abitanti, grande come una città, gli impegni da tenere d’occhio sono davvero tanti.

 Presidente del III Municipio ed ex assessore all’Urbanistica del Comune nella giunta di Ignazio Marino, Giovanni Caudo (56 anni) guarda ora al Campidoglio. Ha annunciato, infatti, di voler partecipare alle primarie del Pd per la scelta del candidato sindaco, che sarà eletto nel 2021, quando scadrà anche il suo mandato come presidente del III Municipio. La  ricetta per il futuro di Roma l’ha ideata lavorando ogni giorno, per 25 mesi, sul territorio di Montesacro, uno dei pochi municipi a rappresentare esattamente il concetto (allargato) di quartiere. Dove, da Città Giardino al Tufello, fino a Porta di Roma, sono tante le questioni da affrontare: “Resto in ufficio ogni sera almeno fino alle nove” racconta in questa intervista rilasciata a RomaH24. 

SCUOLA

Il 14 settembre, dopo mesi di didattica a distanza, si sono riaperte le scuole. Come sta procedendo il rientro in classe degli studenti nel III Municipio? Quali sono i maggiori problemi?

“Siamo sempre stati convinti che la scuola non potesse rischiare di rimanere vittima del Covid. Per questo abbiamo lavorato tutta l’estate per assicurare la riapertura, incontrando i dirigenti scolastici e i genitori e ascoltando le loro esigenze. Tutti i lavori di micro-edilizia che erano stati chiesti dai presidi sono stati terminati prima del 14 settembre. Siamo uno dei pochi municipi in cui tutti gli istituti hanno riaperto e abbiamo 84 plessi. Un discorso a parte va fatto, però, per quanto riguarda le condizioni strutturali delle nostre scuole, che in alcuni casi sono pessime: prima dello scoppio della pandemia avevamo preparato un programma di lavori straordinari sugli edifici scolastici, ma con il lockdown è stato impossibile metterlo in pratica. Stiamo cercando di recuperare adesso. Parlando di scuola “post-Covid”, infine, è importante chiarire anche un altro punto: evitiamo la caccia all’untore. La gestione di eventuali casi positivi negli istituti non è competenza del Municipio, ma dei dirigenti scolastici che si rapportano con la Asl. Capisco la preoccupazione dei cittadini, ma bisogna che, tutti noi, impariamo ad abituarci a questa situazione”. 

Giovanni Caudo nel suo ufficio in piazza Sempione

EMERGENZA SOCIALE

L’emergenza Coronavirus ha provocato un aumento della popolazione a rischio povertà in tutta Italia. Qual è la situazione nel  III Municipio e quali sono le azioni messe in campo per tutelare i più fragili?

“Il nostro territorio, come tutta la città, ha risentito di un modello di sviluppo fragile, basato solo sul turismo di massa. Il Coronavirus lo ha messo in crisi e ha fatto emergere una grande vulnerabilità sociale. Basta un dato per capirlo: a gennaio le persone che avevano chiesto gli aiuti alimentari nel nostro territorio erano 120. A fine maggio sono diventate 1.400.

Chi sono queste persone?

Si tratta di famiglie monogenitoriali, con donne a capo, che vivevano di lavori precari e senza contratto. Molte, ad esempio, si prendevano cura degli anziani. Con l’arrivo del lockdown sono finite in mezzo a una strada: ci sono giunte segnalazioni di persone che non avevano più contanti per fare la spesa. E non solo in periferia. Come Municipio ci siamo subito attivati mettendo in piedi un circuito di spesa sospesa. Un lavoro che continua ancora oggi con il progetto dell’Emporio solidale di Colle Salario, dove le famiglie possono fare spesa utilizzando una tessera a punti che viene ricaricata mensilmente. Mi piacerebbe se da questa emergenza sociale cogliessimo l’occasione per ripensare a forme di sviluppo più sostenibili ed eque per tutti: la sindaca Raggi è andata in vari punti della città a consegnare pacchi alimentari. Ma l’assistenzialismo non è la soluzione”. 

Il presidente del III Municipio all’inaugurazione dell’emporio solidale l’8 settembre

PROGETTI FUTURI 

Quali sono i progetti ai quali la sua amministrazione sta lavorando e che saranno realizzati nei prossimi mesi?

“Abbiamo sempre lavorato con pochi punti fermi irrinunciabili, tra questi c’è l’intenzione di costruire una rete sociale nel nostro territorio. Nel cassetto di progetti ce ne sono tanti, come la ciclovia delle Valli che collegherà da Ponte Nomentano tutta la Salaria: la progettazione esecutiva è in fase di chiusura e la gara dovrebbe essere fatta entro l’anno. Abbiamo poi speso 19 milioni di euro per il rifacimento e la messa in sicurezza di strade e marciapiedi. Intendiamo inoltre occuparci della riqualificazione dell’asse di via Val d’Ossola, dove c’è un mercato tenuto malissimo che da anni provoca una situazione di degrado”.

RAPPORTO TRA COMUNE E MUNICIPIO

Quali sono gli interventi di competenza del Comune di cui Montesacro avrebbe più bisogno?

“Sarebbe necessario mettere in sicurezza tutti gli attraversamenti pedonali in via dei Prati Fiscali, dove oggi si rischia la vita. Poi c’è la questione del parcheggio di scambio a Conca d’Oro. Ma l’emergenza più drammatica, che si trascina da anni, riguarda tutto il quartiere di Porta di Roma: una landa desolata dove le strade sono piene di buche in cui, come Municipio, non possiamo intervenire. Abbiamo le mani legate a causa di un contenzioso tra Roma Capitale e il privato che ha costruito l’intero quartiere. Ma il sindaco dovrebbe saper dialogare con le parti e non rivolgersi solo ai tribunali, perché, nell’attesa, chi ne fa le spese sono i cittadini. Il nostro territorio, inoltre, sta pagando le conseguenze dello sgombero del campo rom sull’Olimpica, compiuto a favor di telecamere, che ha portato gli ex occupanti sotto al ponte delle Valli e a Conca d’Oro”. 

Da cosa dipendono i ritardi o le omissioni del Campidoglio?

“Dalle diverse fasi vissute dall’amministrazione Raggi: la prima è stata quella del totale immobilismo. Non si è fatto nulla perché non si aveva idea di come si governasse una città come Roma, si rispondeva con soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Poi, da novembre 2018, c’è stata una fase di rilancio in cui sono arrivati nuovi dirigenti più capaci, ma si era già perso troppo tempo. Siamo giunti così all’ultima fase, quella in cui ci troviamo, dove, per cercare di affrontare finalmente i problemi e dare una prova di efficienza, il Comune sta accentrando tutto su di sé, tagliando fuori i Municipi e il rapporto con il territorio”. 

Virginia Raggi

Qualora dovesse vincere le primarie del Pd e poi essere eletto sindaco, in che modo pensa di cambiare la governance di Roma, nel rapporto tra Campidoglio e Municipi? 

“Appena eletto farei una delibera per trasferire quante più competenze possibili ai municipi. L’esperienza da minisindaco mi ha fatto capire che i municipi, per lavorare bene, hanno bisogno di più poteri.  C’è tantissimo che si potrebbe decentrare. Il sindaco di Roma dovrebbe occuparsi di cercare di attrarre i grandi investitori e non del cambio di destinazione d’uso di un istituto scolastico a Cinquina. Sono anni che a Roma manca un grande progetto da parte di un privato. Si continua a parlare di “zozzoni” che sporcano le strade e di autobus che vanno a fuoco. Sono convinto che Roma possa essere governata, c’è solo bisogno di persone che lo sappiano fare. Partendo da quattro cose fondamentali: spazi da riusare, domanda di lavoro dei giovani, università e ricerca, unite con la capacità di attrarre grandi capitali privati. Le potenzialità ci sono”. 

LE MERAVIGLIE DI MONTESACRO

Andando sul personale, quale luogo del nostro quartiere sente di definire una meraviglia, per quello che rappresenta? 

“Una delle meraviglie del nostro territorio è sicuramente Ponte Nomentano. Un pezzo di storia non solo di Montesacro, ma di tutta la città.

C’è un personaggio della storia di Montesacro a cui è affezionato? 

“Non c’è un solo personaggio a cui mi sento legato, ma tanti: tutti i giovani partigiani che sono stati protagonisti della Resistenza a Montesacro e hanno lottato per la libertà, sacrificando spesso la vita. Il nostro territorio è pieno delle loro tracce. 

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