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L’ultimo saluto del quartiere a uno dei suoi figli prediletti

di Claudio Lollobrigida

C’erano più di cento persone questa mattina, venerdì 23 agosto, nella chiesa di San Bellarmino, per dare l’ultimo saluto ad Antonio Marini, uno dei più noti pubblici ministeri della Procura di Roma. Spentosi nella notte del 21 agosto, a 78 anni, dopo una lunga malattia, Marini abitava a via Panama, nel cuore dei Parioli.

Pochi minuti prima delle 11, il feretro ha raggiunto la chiesa, accompagnato dal rintocco delle campane che hanno spezzato, per pochi secondi, il silenzio di un quartiere ancora semivuoto. E sotto al timido sole di questo venerdì di fine estate, con la moglie Elisabetta e il figlio Edoardo, amici, colleghi, forza dell’ordine e conoscenti erano lì ad accogliere il togato. Per tributargli un ultimo abbraccio, una preghiera o anche solo una dimostrazione del rispetto che tutti, nel quartiere e non solo, nutrivano per lui.

Sì, perché Marini era un uomo di giustizia. E di verità. Nelle vesti di pubblico ministero, era stato in prima linea nei più eclatanti casi di cronaca giudiziaria fin dagli anni Settanta: il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, l’attentato a Giovanni Paolo II ad opera di Alì Agca e l’omicidio della studentessa universitaria Marta Russo sono forse i più famosi.

Non a caso, nell’ambiente era conosciuto come il “magistrato antiterrorismo“. Un titolo che inorgoglisce tutto il quartiere dove lui abitava. E che oggi si è stretto attorno al suo ricordo.