Roma, 28 Maggio 2020 - 21:29

Annamaria Arlotta

Annamaria Arlotta

N. 18/09/1954 - M. 23/03/2020

FuoriQuartiere - 26 Marzo 2020

Annamaria Arlotta non c’è più. Cittadina del Trieste-Salario, ma di più cittadina del mondo, ci ha lasciato il 23 marzo, a 66 anni, dopo una lunga malattia che ne aveva fiaccato il corpo ma non lo spirito. Il Covid-19 non c’entra, fa sapere la famiglia: il tampone eseguito in ospedale negli ultimi giorni di vita era risultato negativo. I funerali però si devono ancora celebrare: sarà comunque eseguita l’autopsia.

Figlia di un ufficiale di Marina, aveva viaggiato molto. Dagli Stati Uniti alla Svizzera. Conseguita una laurea magistrale in Storia dell’arte, aveva lavorato come guida turistica e poi soprattutto come traduttrice.

Annamaria con la figlia Ayla

Da diversi anni abitava nel nostro quartiere, in una traversa di via Salaria, anche se qualche giorno della settimana lo trascorreva nel suo buen retiro di Bocchignano, a due passi da Montopoli di Sabina.

Un antico proverbio africano recita: “Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”. Annamaria aveva formato un esercito di quindicimila persone che sostenevano la sua battaglia contro il sessismo. Si batteva perché l’immagine delle donne non fosse calpestata dai creativi del marketing. Aveva fondato un gruppo su Facebook: “La pubblicità sessista offende tutti”. Tutti. Mica solo le donne. Lo aveva fatto per quel mondo che desiderava migliore. Annamaria ha piantato un seme che ha generato un albero. Un albero con quindicimila frutti.

Annamaria non lascia però solo il suo impegno civile ma anche Ayla, 26 anni, figlia dell’amore sbocciato all’improvviso a piazza Navona tra lei e l’americano Edward. Ned, per gli amici. E questa, forse, è la sua eredità più preziosa.

Annamaria con il marito Edward