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Elisabetta Villaggio: “Ho un grande legame col Flaminio”

Una serata speciale quella del 15 settembre e che vedrà protagonista Paolo Villaggio, indimenticabile attore scomparso nel luglio del 2017 e che con i suoi film ha segnato generazioni di ragazzi e non solo. All’interno della rassegna “Enea sulle rive del Tevere” di Renato Verdecchi, alle 20.30, all’Arena Anfiteatro Mancini verrà proiettato il docufilm La voce di Fantozzi. Un tenero racconto del regista Mario Sesti su Paolo Villaggio e il suo cinema tragicomico, a suo modo poetico e che ha attraversato, con Fantozzi e Fracchia quasi mezzo secolo di storia del nostro cinema.

La voce di Fantozzi

Tra gli ospiti d’eccezione, oltre a Milena Vukotic, la celebre Pina, moglie del ragionier Ugo Fantozzi, la figlia Elisabetta: “È un docu-film davvero piacevole che vede intervenire tanti amici e volti noti, da Diego Abatantuono a Renzo Arbore, da Lino Banfi a Roberto Benigni, passando per Dario Fo, Anna Foglietta, Fiorello, e Nino Frassica, che ricordano mio padre e quella sua voce utilizzata per Fantozzi che è stata davvero unica”. E inconfondibile, verrebbe da dire.

Elisabetta con il papà Paolo

Il Trieste-Salario è il luogo dove l’artista ha vissuto per più di trent’anni, nel villino di via Anapo 5. “Si divertiva ad andare in giro per il quartiere la mattina, amava andare al mercato di piazza Crati, chiacchierava con la gente, ma anche con i commercianti”. Era un buongustaio e spesso infatti si fermava in macelleria, “anche se aveva una vera passione per il formaggio, era un vero amante. Aveva un ottimo rapporto con la gente del quartiere”.

Una scelta quella di venire a Roma soprattutto per il lavoro, ma che poi è stata una scelta di vita: “Inizialmente eravamo a via Pezzana, perché un suo amico storico da Genova si era trasferito lì, in quelle case prima della Moschea. Poi mio padre e mia madre vollero cercare altrove e trovarono questo villino particolare a via Anapo, dove abitava inizialmente Barbara Alberti. Era abbandonata e mio padre la ristrutturò completamente, per farne il suo regno”.

Elisabetta molto legata ancora aggi al Trieste-Salario (“Insegno da 15 anni all’Accademia RUFA – Rome University of Fine Arts“), ma soprattutto al Flaminio, tanto da aver pubblicato un volume “Flaminio che Passione“, dove racconta in un lungo giro a piedi “i suoi posti più iconici ma anche i luoghi nascosti o comunque meno conosciuti, perché rimane un rione fuori dalle normali visite turistiche. Ci sono venuta ad abitare nel 2005 e me ne sono innamorata subito“.

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