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Istituto per sordi a rischio chiusura, così lo Stato lo ignora

di Camilla Palladino

È un polo d’eccellenza a livello internazionale. Ed è anche un vanto del nostro quartiere. L’Istituto statale per sordi di Roma, al civico 54 di via Nomentana, permette di rompere il muro del silenzio che divide i suoi studenti dalle persone udenti. E forma i futuri docenti della Lis, la lingua italiana dei segni. Ma ora c’è un problema. Mancano i fondi, non ci sono più le risorse per pagare gli stipendi dei suoi ventuno lavoratori, dieci dei quali sordi. E il suo amministratore, il commissario straordinario Ivano Spano, minaccia lo stop delle attività. A tempo indeterminato.

In pericolo anche la scuola Magarotto
Questo edificio di 5.280 metri quadrati, costruito nel 1889, potrebbe chiudere per sempre nel giro di poche settimane. Lasciando fuori, così, non solo i dipendenti, ma anche gli alunni della scuola Magarotto (materna, elementare e media) – che si trova anch’essa all’interno del palazzo – e gli studenti che frequentano i corsi per imparare la Lis.
L’origine dei guai è un bug del sistema. È una clamorosa mancanza dello Stato. In virtù della legge Bassanini del 1997, l’Istituto avrebbe dovuto ottenere la qualifica di “atipico”, ma soprattutto le risorse destinate – grazie a un’altra legge del 2000 – a questa classe di istituti. «Parliamo di oltre tre milioni di euro l’anno – spiega il commissario Spano a RomaH24 –, fatta eccezione per il periodo compreso tra il 2005 e il 2012, durante il quale, con un emendamento, 500 mila euro l’anno furono destinati ad altri scopi». Secondo la ricostruzione di Spano, quindi, l’Istituto avrebbe dovuto beneficiare fino a oggi di almeno 47 milioni.

Dall’autogestione al commissario
Peccato che non sia entrato un euro. Incredibilmente, infatti, il regolamento di riordino approvato dal Consiglio dei ministri nel 2003 – necessario per rendere “atipico” l’Istituto per sordi – non ha mai completato il suo iter. Il problema è che questo regolamento può essere adottato solo a seguito della conversione dell’Istituto in un ente finalizzato al supporto delle istituzioni scolastiche autonome. Ma questa trasformazione non è mai stata realizzata.
Il risultato? L’Istituto è rimasto privato, anche se sotto il controllo del Miur, il ministero dell’Istruzione, università e ricerca. Tradotto: niente fondi da quello stesso Stato che quei fondi li aveva promessi. L’Istituto ha dovuto autogestirsi. Prima tramite un Cda, poi – dal 2007 – con un commissario straordinario. Ivano Spano, appunto. È lui a trovare le risorse per mandare avanti l’Istituto. Ed è sempre lui a far lievitare la pianta organica: da 4 a 21 lavoratori. Precari, naturalmente. Tutti contratti Co.co.co., sprovvisti di ferie e tredicesima.

Il dominio della precarietà
Sono precari i lavoratori, è precaria la natura giuridica dell’Istituto, ed è precaria persino la figura di Spano. Subentrato nel 2007 a un Cda, sarebbe dovuto rimanere fino all’approvazione di un regolamento di riordino che, 12 anni dopo, non esiste ancora. Per questo, Spano è ancora lì. Per questi, i lavoratori continuano a vivere senza certezze.

Un dedalo di corridoi che sta cadendo a pezzi
Nel frattempo, questo dedalo di corridoi «sta cadendo a pezzi». Lo denunciano a RomaH24 i genitori degli alunni della Magarotto. Interi piani abbandonati, guasti continui e una palestra ristrutturata, ma mai aperta. Ricade tutto sotto la responsabilità di Spano. Compresa la manutenzione straordinaria delle aule, come risulta dal contratto d’affitto stipulato tra Roma Capitale e l’Istituto per sordi. Spano alza le mani: «Non ci sono i fondi». È stufo. «Le casse mi permettono di pagare gli stipendi fino ad aprile. Lo Stato mi dia delle risposte, altrimenti chiudo l’Istituto. Mi denunceranno per interruzione di pubblico ufficio, visto che all’interno c’è la scuola. Ma non ho scelta».
Dopo 19 anni di incertezze, confusione e precarietà, si sta per spegnere la voce di chi, pur non potendo ascoltare, qui impara a parlare. Nel silenzio più assoluto. Quello dello Stato italiano.

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