Trieste | Articoli

Questo è il racconto del pizzaiolo aggredito a via Sebino

di Claudio Lollobrigida
L’insegna della pizzeria in via Sebino 1

Un piccolo spavento e il ricordo di un sabato pomeriggio movimentato. È quanto rimane a Eugenio Volkonsky, 43 anni, protagonista dello sfortunato incidente avvenuto il 14 settembre davanti alla sua pizzeria in via Sebino 1.

Ad accoglierci nel locale è sua moglie Sara, sorridente e sollevata. Quel proiettile di piombo, sparato da una pistola ad aria compressa, poteva causare danni peggiori di un’escoriazione al gomito. Anche Eugenio sorride, ha già superato l’accaduto e, anzi, minimizza.

Ma andiamo con ordine. Che cosa è successo con esattezza?
“Intorno alle 15.30 di sabato sono salito su una scala per pulire l’insegna del negozio e, mentre finivo il lavoro, ho sentito un rumore metallico. Ho pensato che venisse dall’insegna. Poi un altro piccolo tonfo, più secco, probabilmente sul muro, seguito da un terzo colpo che mi ha sfiorato il petto. Allora ho iniziato a pensare che fosse la bravata di qualche ragazzino del palazzo di fronte. Passa un minuto, e questa volta il colpo arriva nel mio avambraccio sinistro e a quel punto ho intuito la traiettoria”.

Cioè? Da dove proveniva il colpo?
“Quasi certamente da via Tagliamento, al civico 76″.

Secondo Eugenio, il colpo potrebbe essere partito da questo palazzo in via Tagliamento

E cos’è successo a quel punto?
“Non ho sentito tanto dolore. Sono sceso dalla scala e ho chiesto a mia moglie – nel negozio c’era solo lei – di controllare se dalle finestre vedesse qualcuno giocare con delle pistole di plastica, ma non c’era nessuno. A quel punto Sara si è accorta del sangue che fuoriusciva dal punto in cui ero stato colpito e ho trovato quattro proiettili di piombo, appuntiti, sull’asfalto, dove fino a poco prima stavo pulendo l’insegna. A quel punto mi sono reso conto che il fatto era molto serio e ho chiamato la polizia. Gli agenti hanno avviato una piccola indagine, con loro è arrivata anche un’ambulanza per prestarmi le cure del caso. La ferita non era seria”.

Che cosa ha pensato appena si è reso conto della situazione?
“Ho immaginato subito che fosse la bravata di qualche ragazzino. Ma come si fa a puntare una pistola contro qualcuno? Credo che manchi loro un po’ di educazione. Troppi videogiochi e film di Hollywood avranno fatto venire loro delle strane idee…”.

È la prima volta che sente una cosa del genere nel nostro quartiere?
“Qualche anno fa ho letto un articolo che parlava di alcuni ragazzi con un fucile pneumatico. Ricordo che si erano nascosti sul balcone di un appartamento e avevano sparato dieci colpi a un anziano, uccidendolo. Ci ho ripensato subito dopo il mio incidente. Ovviamente nel mio caso l’arma era diversa, ma se il proiettile mi fosse entrato nell’occhio potevano esserci conseguenze peggiori. Spero che non accada più a nessuno”.

Finito il racconto, la moglie, Sara, lo stringe a sé. Dietro al suo sorriso, un’ombra di preoccupazione forse ancora c’è.