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Perché il quartiere boccia la Raggi. Quelle dieci (+1) promesse non mantenute

Chissà cosa penserebbe Jack Kerouac, l’autore de “Il libro dei sogni”, se potesse leggere il programma elettorale di Virginia Raggi. Oggi, al giro di boa del suo mandato di sindaco di Roma. Forse, invidia. Undici punti. “Undici passi per portare a Roma il cambiamento di cui ha bisogno”. Cambiamento, dalla mobilità allo sport, dalle politiche sociali alla scuola. Cambiamento. Questo era il comune denominatore. Il mantra. Un sogno.

Secondo il vicepresidente del II Municipio e presidente dell’assemblea regionale del Pd, Andrea Alemanni, in effetti un cambiamento c’è stato. In peggio. «Manca una visione strategica», commenta a RomaH24. D’accordo, che volete che dica l’opposizione? Magari, la stessa cosa che rivelano i numeri. Gli indicatori. Stando a quelli elaborati da “Nomisma”, società di analisi sull’economia reale, Roma è attualmente al 17° posto nella graduatoria, guidata da Milano, che misura la capacità di attrarre investimenti. Davanti a Roma ci sono piccoli e medi capoluoghi come Padova e Trento, ma anche Firenze (2° posto) e Torino (7°). Roma è depressa e deprimente. Ha perso appeal anche tra i turisti. Una ricerca di Euromonitor ha evidenziato come sia scivolata al 15° posto tra le città più visitate al mondo.

Secondo un sondaggio condotto il 9 gennaio da Swg, solo il 50 per cento degli elettori 5 Stelle dà un voto compreso tra 7 e 10 all’operato di questa giunta. Raggi è riuscita a bruciare metà del consenso persino tra la sua gente. Quel consenso che le permise, il 22 giugno 2016, di conquistare il Campidoglio con il 67,2 per cento delle preferenze, battendo Roberto Giachetti al ballottaggio. Il termometro del crollo dei 5 Stelle è nella sconfitta subita l’anno scorso nei Municipi III e VIII, tornati entrambi al Pd. Che già amministrava il I e il II Municipio.

Basterebbe affacciarsi alla finestra per capire il motivo. Strade dissestate e invase dall’immondizia, scuole affidate alle cure di Municipi senza risorse. E parchi senza giardinieri. Parchi che la Raggi voleva trasformare in «palestre a cielo aperto». Altro che Kerouac. Un dilettante, in confronto.

MOBILITÀ

«I mezzi pubblici devono avere la priorità, subito corsie preferenziali protette», prometteva la Raggi. Oddio, proprio «subito» no. Ci sono voluti due anni per mettere dei paletti sui viali Libia ed Eritrea. Il Campidoglio, però, mira davvero a disincentivare il traffico privato. Il punto è come. Un’ora di sosta sulle strisce blu passerà da 1 a 1,50 euro. Spariranno strisce bianche e abbonamenti mensili. E pagheranno anche i residenti dei viali Regina Margherita, Libia ed Eritrea. La Raggi mirava poi a realizzare corsie ciclabili leggere. Quella sulla Nomentana – lavori iniziati a gennaio 2018 – non è stata ancora completata. Doveva essere consegnata entro febbraio di quest’anno. Non c’è ancora una data, invece, per il parcheggio di scambio di piazza Annibaliano. Il 6 aprile di un anno fa l’assessora alla Città in movimento, Linda Meleo, diceva: «In un anno si arriverà all’affidamento dei lavori». Purtroppo non è stato così.

Un’ora di sosta sulle strisce blu passerà da 1 a 1,50 euro

 

RIFIUTI

Il fallimento è tutto nell’azzeramento del cda di Ama. Il 18 febbraio, la sindaca ha mandato a casa i vertici per disservizi e obiettivi mancati. Che poi erano quelli del suo programma elettorale: «Abbiamo in mente un futuro differenziato». Ecco, e lì è rimasto: nella sua mente e sulla carta. Così come le priorità che si era prefissata. Tra queste, l’«estensione della raccolta differenziata domiciliare in tutta la città». Dice Rosario Fabiano, assessore all’Ambiente del II Municipio: «Ma quale estensione? Il porta a porta si fa solo a San Lorenzo e al Villaggio Olimpico. Come prima di questa amministrazione. E spesso Ama non garantisce nemmeno il periodico svuotamento dei cestoni dentro i palazzi. Mezzi e uomini sono sempre gli stessi. Anzi no, negli anni il personale è diminuito per i pensionamenti». Il Trieste-Salario se n’è accorto andando a buttare la spazzatura.

La situazione rifiuti è rimasta la stessa

TRASPARENZA

Il programma Raggi era ambiziosissimo. «Una Roma a 5 Stelle ha una task force sugli appalti, che limita gli affidamenti diretti e ferma la corruzione». Missione fallita. Non esiste alcuna squadra speciale “anticrimine”. La strada, però, è quella di offrire davvero una maggiore trasparenza. Il 12 febbraio è stato presentato un nuovo regolamento per l’accesso ai dati. Consentirà ai consiglieri di bypassare gli uffici comunali, accedendo direttamente al sistema informatico di Roma Capitale. Tramite il portale Open Data, chiunque può invece consultare le statistiche relative a undici aree tematiche: dall’istruzione alla mobilità, passando per l’anagrafe e il commercio. Non solo. È stato creato un unico sistema di segnalazione, per spedire online suggerimenti e reclami al Campidoglio o alle aziende collegate.

AMBIENTE

«Avere parchi al livello d’eccellenza delle capitali europee è la vocazione di Roma a 5 Stelle», scriveva la Raggi nel 2016. Forse, non facendo i conti con un Servizio giardini ridotto all’osso: 150 uomini, spesso in età avanzata, che devono provvedere alla cura di 44 milioni di metri quadri di verde pubblico. «Nel Trieste-Salario – spiega a RomaH24 l’assessore Fabiano – operano solo diciotto giardinieri. E quei pochi dovrebbero potare gli alberi, non togliere l’immondizia dai parchi, come accade da quando la loro pulizia non è più nel contratto di servizio di Ama». Il risultato? Alberi che si abbattono sulle scuole, come il pino di quindici metri che il 9 febbraio è precipitato a corso Trieste». Ci sarebbe poi la questione dei bagni all’interno delle ville storiche, tenuti chiusi da anni. Sarebbe compito del Servizio giardini. Sarebbe. Altro che parchi «al livello d’eccellenza».

Il grosso pino caduto a corso Trieste

SICUREZZA

«Mettere un freno al comportamento scorretto degli automobilisti causa, insieme alla pessima qualità dell’asfalto, di troppe morti sulle strade». È solo uno dei punti inseriti nel tema sicurezza del programma della Raggi. Una promessa che cozza con le cifre fornite dalla polizia di Roma Capitale. Nel solo 2018, le strade del II Municipio hanno fatto registrare infatti 1.759 incidenti (il 5 per cento del totale di quelli avvenuti in città, che ammontano a 30.200), di cui circa 600 senza feriti e due mortali. Uno dei due è quello di Tommaso Mossa, il ragazzo di 17 anni falciato sulle strisce il 7 ottobre in via Nomentana, all’incrocio con via Reggio Emilia.

Nel suo programma, la sindaca annunciava anche «di voler andare verso il superamento dei campi rom e degli insediamenti abusivi». Come quelli sotto al Ponte delle Valli, che sono ancora lì? O come quelli lungo via del Foro Italico, che sono ancora lì?

Tommaso Mossa

POLITICHE SOCIALI

Scriveva la Raggi, nel suo programma: «Hanno finito di mangiare sulle fasce più deboli: non prede per gli squali del malaffare, ma persone da tutelare con un nuovo Piano regolatore sociale, progetti per i nostri anziani, servizi H24. Parola d’ordine: serietà nella gestione dei migranti». Ed è con grande serietà che nel novembre 2018 il Trieste-Salario ha assistito, impotente, allo sgombero del centro Baobab. «Non è stato ancora individuato un altro luogo», dice a RomaH24 Cecilia D’Elia, assessora alle Politiche sociali del II Municipio. «Dentro la stazione Tiburtina sarà realizzato solamente un infopoint». La Raggi prometteva anche «l’approvazione del nuovo piano regolatore sociale». Due anni e mezzo dopo, un piano in effetti c’è. Peccato che sia quello del Municipio. «Il Campidoglio – spiega D’Elia – per ora si è limitato ad ascoltare le nostre richieste. Immagino che questo piano di Roma prima o poi si farà». Poi.

CASA

Nel 2016, la Raggi lo ripeteva come un mantra: «Dovremo dare respiro alle famiglie in difficoltà». Per questo, il Campidoglio ha lanciato due anni fa #CasaRoma. Il progetto puntava a dare assistenza abitativa a circa seimila famiglie entro la fine del 2019. «Peccato – commenta a RomaH24 l’Unione Inquilini Roma – che a breve 533 persone potrebbero ritrovarsi per strada. Sono state escluse dai Servizi di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo del Comune. E non perché non avessero i requisiti, ma per aver commesso degli errori al momento della compilazione delle domande». Anche il nostro quartiere deve fare i conti con l’emergenza abitativa. In corso d’Italia 108 rischiano lo sgombero 130 persone.

Spiega Matthias, il loro portavoce: «Il palazzo era dell’Inpdap. Ora è passato all’Inps. Che lo rivuole». Tra i soggetti che stanno cercando una soluzione “dolce” c’è il II Municipio.

SCUOLA

«Periodica manutenzione degli edifici scolastici e degli spazi verdi esterni». Periodica, attenzione. Era questa la promessa che faceva la Raggi nel 2016. Una promessa disattesa. E il vicepresidente del II Municipio, Andrea Alemanni, spiega perché: «Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo sì ricevuto 5 milioni. Ma si tratta di fondi legati alla manutenzione straordinaria, i cui progetti esecutivi devono essere stesi dagli uffici municipali e non dai dipartimenti del Comune. Quella ordinaria, per intenderci, presuppone una visione di lungo periodo. Visione totalmente assente in Campidoglio». Sempre nel suo programma, la Raggi annunciava anche di volersi prendere cura «degli spazi verdi esterni alle scuole, prevedendo interventi di sfalcio, potatura e disinfestazione». Sono interventi, però, che proprio la Raggi ha delegato ai Municipi. Che quindi devono decidere come destinare le scarse risorse in cassa: o per l’edilizia scolastica, o per la cura del verde che quell’edilizia la circonda.

ARTE CULTURA SPORT

«Parchi e ville saranno trasformati in palestre a cielo aperto». Firmato Virginia Raggi. Come quella di Villa Ada, dove intorno al laghetto le attrezzature della “palestra” si stanno letteralmente sbriciolando. Ostaggio dell’incuria. Vittime dell’abbandono. «Il Comune non ha speso un euro per la manutenzione – dice il vicepresidente del II Municipio, Andrea Alemanni –. I parchi del Trieste-Salario sono stati trasformati in fogne a cielo aperto. Altro che palestre». Tra i provvedimenti promessi, e poi effettivamente presi dalla Raggi, c’è stata l’adozione di un regolamento per le palestre delle scuole. «Ma è stato inapplicabile – avverte Alemanni –. Il Campidoglio ha previsto infatti una serie di osservatori territoriali, senza contemplare delle norme transitorie. Il risultato è stato la proroga del vecchio regolamento, su richiesta proprio del Comune».

TURISMO

«Il turismo deve essere il punto di forza per il rilancio della città». Scriveva così la Raggi nel 2016. Aggiungendo: «È incredibile come Roma sia solo al 14° posto delle classifiche delle città più visitate al mondo». Bene, stando alla ricerca Euromonitor dello scorso dicembre, ora Roma è scivolata al 15°, con 9 milioni e 700 mila arrivi. Sporcizia e disservizi hanno colpito e affondato l’immagine della Città Eterna. Il Campidoglio sta cercando innanzitutto di migliorare la comunicazione: entro marzo sarà online “Turismo Roma”. Sarà un portale tradotto in otto lingue. Il Campidoglio sta scommettendo anche sull’offerta fieristica. Il problema – siamo alle solite – è che quella tipologia di clientela è abituata a standard elevati. A Hong Kong, magari, lucidano persino le maniglie dei locali pubblici. A Roma, capita che i gabbiani pasteggino su cumuli di immondizia ai bordi delle strade. Assieme ai topi.

DALLE PERIFERIE AL CENTRO

«Il territorio della città di Roma è un bene comune, per questa ragione l’interesse collettivo deve prevalere su quello privato. E in più, lo sviluppo e la modernizzazione della città sono processi che non possono trascendere dalle reali e concrete esigenze dei cittadini». Cita questo, il punto undici del programma elettorale 5 Stelle “Dalle periferie al centro”. Il progetto di rilancio della città si chiama “ReinvenTiAmo Roma”. È un piano che parte dal recupero degli edifici esistenti attraverso un nuovo modo di abitare. Un po’ sullo stile di “Reinventer Paris”, il programma che nel 2014, per la capitale francese, portò a selezionare aree e immobili pubblici da rigenerare per migliorare la qualità della vita degli abitanti e contribuire, così, a una reale innovazione urbana sostenibile. Ma come funzionerà? Al momento della pubblicazione del bando, i candidati potranno esprimere il proprio interesse per una o più aree su una piattaforma web. Poi, saranno i cittadini a votare le proposte. Online.

LEGGI l’editoriale (a cura di Luigi Carletti)