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Le Scuderie Reali devastate da incuria e progetti bocciati

di Daniele Galli e Marco Liberati

Bottiglie di vetro, sacchetti di patatine, puzza di urina, preservativi in ordine sparso. In un angolo c’è un pallone bucato. Di “reale” ormai da queste parti non è rimasto che il nome. Vandalizzate dai writer, brutalizzate da decenni di incuria, dimora dei clochard, prive di una recinzione che negli anni si è sfaldata, le ex Scuderie Reali di Villa Ada versano in un stato di degrado totale. È un angolo di storia che sconta i “no” a ogni tentativo di restituirne il decoro perduto, a ogni progetto che dal 2004 a oggi è stato avanzato per riportarlo alla vita. Il primo a provarci fu il sindaco Veltroni con il “Museo del gioco e del giocattolo”, quindi fu il turno del sindaco Alemanno con la “Casa della moda”. In entrambi i casi, le associazioni ambientaliste si opposero e non se ne fece nulla. Come non se n’è fatto nulla dell’idea – stavolta figlia proprio delle associazioni green – di trasformare le ex Scuderie in una “Casa del parco”. Il vincolo paesaggistico della Soprintendenza di Stato impedisce al complesso di essere demolito. Ma in assenza di un intervento serio, profondo, definitivo, non si può scartare a priori la possibilità di un futuro collasso della struttura.

Pericolo crollo imminente
Lo scempio si può toccare con mano, perché chiunque può accedere ai locali. Nel 2011 vengono apposte delle recinzioni in truciolato. Durano pochi mesi: con le nevicate del febbraio 2012, il legno si impregna di acqua e marcisce. Nessuno interviene per rimuoverle e sistemarne delle altre, più resistenti alle intemperie. E così le ex Scuderie diventano terra di nessuno. Dietro il primo edificio ci sono degli scalini. Bisogna salirli prestando la massima attenzione, perché si sgretolano a ogni passo. Le ringhiere non ci sono più. Sono crollate. La terrazza è “decorata” da scritte di ogni tipo, dai graffiti dei ragazzi che la notte si ritrovano quassù. Al centro, il pavimento è lievemente concavo. Segno di un imminente crollo. «Ha ceduto la struttura portante, non resta che demolirle», denuncia l’associazione “I Leprotti di Villa Ada” al Tavolo della qualità, quel cenacolo di uomini e donne coordinato da Angelo Artale che si confrontano on line sui temi del Trieste-Salario, denunciando fatti e misfatti, e proponendo soluzioni. Ma qui soluzioni non ce ne sono più. Qua non resta che la ruspa, «salvando gli stemmi di Casa Savoia», si raccomandano i “Leprotti”.

Il sogno di Veltroni
Chi va più vicino al recupero della struttura è l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni. Nel 2004, un museo privato di Stoccolma si disfa di una collezione di diecimila giocattoli, per un totale di trentamila pezzi. Veltroni decide di partecipare all’asta, battendo la concorrenza del Comune di Torino e addirittura quella di uno sceicco arabo. L’obiettivo è quello di fare delle ex Scuderie un Museo del gioco e del giocattolo. Grazie a fondi propri e a un contributo della Provincia, Roma Capitale mette a bilancio 13 milioni di euro e approva un progetto che mette d’accordo tutti gli enti interessati. In primis la Soprintendenza di Stato, che aveva preteso un collegamento sotterraneo tra i tre edifici. Non resta che bandire la gara d’appalto. Momentaneamente, quei preziosissimi giocattoli – qualcosa di unico al mondo, c’erano persino una bambola azteca del ’400 e la prima Barbie degli anni 50 – vengono lasciati in deposito a Panicarola, in provincia di Perugia, per il modico affitto di 116 mila euro che ogni anno Roma paga all’industriale Leonardo Servadio, il fondatore della casa di abbigliamento sportivo Ellesse. Temendo un’urbanizzazione del parco, le associazioni ambientaliste presentano un esposto alla Procura di Roma. Che stoppa l’iter. Le dimissioni di Veltroni, nel gennaio 2008, mettono la parola fine a quello che, di fatto, si sarebbe poi rivelato il principale disegno di restauro delle ex Scuderie.

E i giocattoli?
I giocattoli ci sono ancora. Dopo aver versato per anni centinaia di migliaia di euro sul conto corrente di un privato, il Campidoglio li ha accatastati nei locali della Centrale Montemartini, all’Ostiense. In realtà, ogni tanto capita che vengano esposti. All’estero però, quando qualche museo straniero ne fa richiesta. Ai cittadini romani, ai frequentatori di Villa Ada, non resta invece che contemplare il malinconico sfacelo del complesso edilizio.

Il no degli ambientalisti
Gli stessi ambientalisti che nel 2004 dicono no a Veltroni, dicono no anche ad Alemanno, sette anni più tardi. A luglio 2011, l’allora sindaco di Roma propone di trasformare quegli immobili in un atelier. In una “Casa della moda”. Niente da fare. Nonostante l’idea accenda la fantasia di qualche grande firma, contro Alemanno si schiera un esercito verde capeggiato dal Wwf. Il II Municipio ne prende atto e l’iniziativa muore sul nascere.

E il no agli ambientalisti
Il dibattito sul futuro delle ex Scuderie prosegue nel 2015. Stavolta, a presentare un piano di restauro e reimpiego del complesso sono proprio loro. Gli ambientalisti. Osservatorio Sherwood e Leprotti di Villa Ada, assieme all’associazione Amici di Villa Ada, lanciano la proposta di una “Casa del parco”. Chiedono a Roma Capitale di far diventare le ex Scuderie una location deputata a ospitare eventi culturali e sociali. Il progetto viene bocciato, così come erano stati bocciati tutti i tentativi precedenti. Però le ex Scuderie sono sempre là. Abbandonate. Senza più lo scudo di una palizzata durata il tempo di un inverno. Adesso bisognerà capire che ne pensano gli ambientalisti e tutti quei soggetti che, da quattordici anni, si battono contro ogni disegno di riqualificazione di quelle che, una volta, erano Scuderie veramente reali.

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LEGGI l’editoriale (a cura di Luigi Carletti)

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