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Io elettrosensibile, vi spiego perché ho paura dello sbarco del 5G nel quartiere

Mi chiamo Tania Spanò e sono elettrosensibile da sei anni. Questa condizione ha cambiato la mia vita e anche me stessa in profondità. Ci tengo a offrire la mia testimonianza perché credo che la conoscenza di questo problema possa essere di aiuto ad altre persone, in quanto ho impiegato quasi due anni prima di capire quanto mi stava accadendo a causa di questa patologia, poiché nemmeno i medici da me consultati riuscivano a comprendere questa mia condizione.

Nel dicembre del 2011, in seguito a una puntura di botulino per la correzione delle rughe, sono stata colpita da un’intossicazione che, invece di regredire col tempo, andava a mano a mano a peggiorare. So che altri si sono ammalati dopo la rimozione di un’otturazione dentale al mercurio o per altri ragioni, ma a me è accaduto così. Sono entra dentro a un incubo e non credevo ai miei occhi.

Ho cominciato a sentirmi sempre stanca, al punto da non riuscire ad avere una vita normale: non dormivo più di tre ore a notte e mi svegliavo distrutta, non potevo più andare in palestra, fare un piano di scale mi faceva arrivare in cima col fiatone, dopo un po’ che stavo al pc mi sentivo la febbre e dovevo poggiare la testa sulla scrivania per dormire un po’. Persino fare una chiamata col cellulare mi provocava fitte e mal di testa prolungati. Non ero più la stessa.

Qualcosa dentro di me si era rotto e vedevo la mia pelle cambiare e invecchiare a una velocità che mi terrorizzava. Finalmente, dopo due anni, questa sintomatologia ha avuto un nome: ero elettrosensibile. E non matta, come tutti ipotizzavano. E, oltre a una diagnosi, sono arrivati i consigli su come proteggermi. Ho dovuto cambiare casa, non posso più lavorare al pc né andare in albergo o nei locali affollati, come i cinema per esempio. Non posso usare i trasporti pubblici e devo chiedere a chi viaggia in auto con me di spegnere il telefono.

Non tutti sono disposti a queste limitazioni e la mia vita è diventata sempre più ritirata e solitaria. Ora ho paura del futuro sia per me che per i miei figli perché, avendo potuto constatare sulla mia pelle gli effetti dei campi elettromagnetici da cui siamo sempre più circondati, non so come faranno le nuove generazioni a sopportare l’aumento dell’esposizione ai campi elettromagnetici che si prospetta con l’Internet delle cose (neologismo riferito alla sua estensione al mondo degli oggetti): il 5G è già attivo in alcune delle nostre città e presto non darà scampo a niente e nessuno.

Stiamo rendendo il nostro pianeta inospitale per tutte le forme di vita e stiamo disumanizzando l’umanità. Per fortuna, quel giorno io non ci sarò più.

LEGGI lo speciale sull’invasione delle antenne (a cura di Gianluca Colletta)