Trieste-Salario | La Storia

Il 15 gennaio 1951 la tragedia di via Savoia

di Claudio Lollobrigida

Un incidente all’inizio degli anni ’50 scuote il quartiere, nel periodo che precede e accompagna il decollo economico. Avviene alle 11 di lunedì 15 gennaio 1951. In via Savoia 31 a quell’ora ci sono circa 200 giovani donne, tra i 16 e i 31 anni, tutte alla ricerca di un lavoro come dattilografe.

Come si legge ne “La Storia del Trieste-Salario. Dalla Preistoria ai giorni nostri” (Typimedia Editore), hanno risposto a un annuncio comparso sul Messaggero: “Signorina giovane intelligente volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese per primo impiego, cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11 e 16-17.” Le ragazze sono arrivate molto in anticipo rispetto all’orario indicato, già intorno alle 8 comincia a crearsi un capannello.

Liliana Bianchi indossa un cappotto nuovo, rosso, un regalo di Natale. Vuole fare la migliore figura possibile e nasconde sotto quel capo di abbigliamento appena uscito dall’armadio l’indigenza che la accomuna a tutte le altre candidate. Arriva anche Iolanda Morelli, 31 anni, e fa giusto in tempo a meravigliarsi per la folla stipata sul ballatoio. Uno schianto improvviso e si ritrova sotto le macerie, imprigionata dalle scale che non hanno retto il peso di tutta questa disoccupazione.

Si salva, riportando una quantità enorme di fratture, messe a posto con due mesi e mezzo di gesso e un anno di riabilitazione. Ma dentro qualcosa si è rotto irrimediabilmente e la notte Iolanda continua a svegliarsi urlando, come racconta un articolo comparso su Repubblica nel 2008. Deve convivere con lo shock e l’orrore di essere stata l’ultima ad aver parlato con l’unica vittima del crollo, Anna Maria Baraldi. Voleva andare via Anna Maria, arrivata tardi al colloquio, ma qualcuno l’aveva convinta a restare, a darsi l’opportunità di provare a realizzare un sogno.

Si scopre soltanto dopo, mentre la polvere si deposita e dalle macerie vengono tirate fuori le sopravvissute, che la portiera ha tentato di evitare il peggio. Presagendo il pericolo, ha chiamato il commissariato del quartiere per far ripristinare l’ordine ma nessuno si è preoccupato di darle retta. Tutti troppo occupati a convincere i commercianti di zona a non chiudere i battenti in vista della visita del generale Einsenhower in città, programmata per il 17 gennaio.

Il crollo di via Savoia 31 non è una semplice disgrazia, è una colpa che ricade direttamente sulle istituzioni.

“La Storia del Trieste-Salario”

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