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Giovanni Grasso, quel figlio del quartiere che ha portato Mattarella nel cuore degli italiani

di Daniele Galli

Tra le immagini che resteranno scolpite per sempre nella memoria del Paese, nel ricordo di questa pandemia che ha modificato il corso della nostra storia, ci sarà anche questa. Nel discorso alla nazione tenuto ieri, 27 marzo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha un attimo di esitazione. Si interrompe. Una voce fuori campo approfitta del break: “Presidente, si abbassa i capelli? Ha il ciuffetto”. E Mattarella bonariamente gli risponde: “Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io”. Ecco, quella voce è di Giovanni Grasso. Giornalista, scrittore, autore televisivo, consigliere per la comunicazione del Presidente. Ma soprattutto, un figlio del Trieste-Salario.

Già. Quel Giovanni protagonista di un incredibile fuorionda, che ha avvicinato ancora di più Mattarella al cuore di tutti gli italiani, è uno di noi. Come lo stesso Mattarella, peraltro, palermitano ma cresciuto passeggiando per le nostre strade.

Il portavoce del Presidente della Repubblica, Giovanni Grasso

Romano, classe 1962, Grasso ha studiato al liceo classico San Leone Magno. Proprio come Mattarella, che frequentò l’istituto dalla terza elementare alla maturità e che una volta disse: “La verità è che tutti noi dobbiamo essere grati al San Leone che, attraverso il carisma di San Marcellino, ci ha educato alla vita consegnandoci talenti che ognuno di noi ha saputo far valere nell’impegno di ogni giorno”. Talenti come quello del suo consigliere Giovanni.

Dopo il diploma, Grasso resta nel quartiere e consegue la laurea in lettere alla Sapienza. La brillante carriera giornalistica – La Discussione, l’Agi, l’Avvenire – viene coronata dall’approdo nel 1996 al Senato: capo ufficio stampa con l’allora presidente Nicola Mancino. Cultore della storia del movimento cattolico, Grasso è autore di diverse pubblicazioni su don Luigi Sturzo, il fondatore della Democrazia Cristiana.

Quando nel 2015 viene eletto Presidente, Mattarella lo vuole con sé come consigliere per i media. Era indispensabile. Racconta infatti Grasso, in una lezione tenuta lo scorso gennaio alla Scuola di giornalismo della Cattolica, a Milano: “Quando sono arrivato al Quirinale, l’ufficio stampa non aveva una presenza sui social. Il problema non era decidere se esserci o meno, ma come esserci. Abbiamo chiesto ai nostri operatori uno sforzo creativo per nuove tipologie di ripresa”.

Grasso non si è limitato ad accompagnare il Quirinale nel web 2.0. Ha fatto di più. Ha portato la Presidenza nelle case degli italiani. Dopo il fuorionda, la Presidenza ha twittato: “Per un errore di trasmissione, l’ufficio stampa ha inviato ai media un file sbagliato contenente alcuni fuorionda del Presidente Mattarella. Ce ne scusiamo con gli operatori dei media e i telespettatori”. Ce ne scusiamo. “Ma quali scuse, grazie dell’umanità condivisa”, ha risposto per tutti noi l’attrice Geppi Cucciari. Ce n’era bisogno, Giovanni.

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