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EXTRANEWS – A cosa pensano i soldati dell’Esercito in servizio alle ambasciate del quartiere

di Antonio Tiso

Siamo abituati a vederli di guardia per strada, davanti alle ambasciate del quartiere. Sono i soldati, che dal 2008, garantiscono un servizio di vigilanza nell’ambito dell’operazione “Strade sicure”. Trascorrono molte ore in piedi, esposti a ogni genere di agente atmosferico, e osservano la gente che passa, per capire se possano esserci pericoli per i siti che presidiano.

Ma a cosa pensano durante il servizio? Il caporal maggiore capo scelto, Gian Marco Pinna, presta servizio al 151° reggimento fanteria della brigata “Sassari”, ha 42 anni ed è di stanza in via Asmara, di fronte all’ambasciata di Tunisia: “Sono originario di Selargius, in provincia di Cagliari. Questa è la mia terza missione a Roma. Non conoscevo il quartiere Trieste-Salario e devo dire che è una zona tranquilla. Qui siamo vicini a diverse scuole, passano parecchi ragazzi. È una zona trafficata, ma inizio a capire chi vive nel quartiere e chi, al contrario, passa solo occasionalmente”.

L’accoglienza sembra essere buona, le divise non spaventano: “No, anzi, percepisco la fiducia del cittadino – spiega Pinna -. Cerchiamo sempre di porci come soldati dal volto umano. Sapere intrattenere rapporti cordiali con i residenti fa parte dei nostri compiti. Qui è più facile perché parliamo la stessa lingua, mentre nei paesi esteri in cui abbiamo operato ci siamo avvalsi dell’aiuto di un interprete. Molti a via Asmara ci chiedono se abbiamo bisogno di qualcosa, alcune anziane vorrebbero portarci un caffè, soprattutto in questi giorni di freddo e di pioggia battente. Non possiamo accettare, ma ringraziamo per il gesto di spontanea generosità. Quello che più conta per noi è il pensiero”.

Pinna è stato impegnato nelle zone più calde del pianeta, dai Balcani all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan, ma l’attenzione sul lavoro è sempre la stessa: “Certo, qui a via Asmara non c’è la tensione che abbiamo sperimentato a Mosul, nel corso dell’ultima missione in Iraq, ma la concentrazione è la stessa, sempre massima! Ovviamente, svolgere una missione in un contesto urbano è diverso rispetto a quello che abbiamo affrontato in luoghi del genere. Credo sia la stessa differenza che passa tra l’allenamento per una Corri in città di 12 km e una maratona. La distanza da percorrere è differente, ma la preparazione atletica è altrettanto dura e mirata. È così anche per le procedure da attivare in caso di pericolo. Sono diverse e commisurate alla minaccia in cui possiamo imbatterci. Noi lo chiamiamo addestramento ed è curato nei minimi particolari. L’attenzione ai dettagli è sempre certosina e capillare”.

Lavorare per strada da soli, fermi per molte ore, non deve essere cosa semplice. Quantomeno non lo sarebbe per il cittadino comune. Pensieri e preoccupazioni, nei giorni “no”, potrebbero moltiplicarsi. Ma il caporale ha una risposta: “Svolgiamo un addestramento meticoloso. Effettuiamo incontri con i nostri ufficiali psicologi incentrati sulla gestione dello stress e quando scendiamo in strada abbiamo la mente sgombera”.

Esposti al freddo in inverno e al caldo in estate, eppure sempre vigili. Per Pinna il clima non è un problema: “La pioggia può dare fastidio, più del vento, ma siamo abituati. Un soldato è in grado di intervenire con grandine e neve. La pioggia la affrontiamo come un dono del Signore, pensando che è utile alla campagna”.

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