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Carta d’identità, il fallimento del sistema “TuPassi”

di Federica Capati

Si chiama “TuPassi”. Anzi, ormai si potrebbe dire che “si chiamava”. Avrebbe dovuto essere il sistema che eliminava le code per il rilascio delle carte di identità. E invece alla fine sarà eliminato proprio lui. Il TuPassi. Il ministero dell’Interno lo ha rimpiazzato con “Agenda Cie”, dove “Cie” sta proprio per Carta di identità elettronica. Entrato in vigore il primo luglio, sarebbe dovuto essere il possibile rimedio all’insuccesso di una sistema che le code le ha invece allungate di quattro, cinque, addirittura sei mesi. Sarebbe dovuto.
Qui i condizionali passati sono quasi obbligatori. Perché i primi giorni di luglio hanno messo a nudo tutte le lacune di un apparato burocratico che appare scollegato, oltre che elefantiaco: Agenda Cie non permette ancora di prenotare un appuntamento con gli uffici anagrafici di via Dire Daua. E negli altri municipi non è che le cose vadano meglio. Anzi. In qualcuno di questi stanno pensando di reintrodurre i numeretti eliminacode, sostenendo che Agenda Cie sia solo una possibilità offerta ai Municipi. Mica un obbligo. Dal caos attuale all’autogestione, il passo potrebbe essere breve. Al momento, comunque, stiamo assistendo a un servizio (pubblico) che di fatto è fallito. Un servizio negato.

Cronaca di un fallimento
Facciamo un passo indietro. Partiamo da una constatazione oggettiva: il TuPassi si è rivelato un colossale flop. Il metodo eliminacode adottato nel 2015 dall’allora sindaco Ignazio Marino, nelle intenzioni del Campidoglio, avrebbe dovuto rivoluzionare il sistema di prenotazioni per gli atti della pubblica amministrazione. Attraverso un’applicazione per smartphone e computer, era possibile scegliere il giorno in cui presentarsi all’ufficio e addirittura l’orario. I meno tecnologici potevano utilizzare il “Totem”, una macchina presente in tutte le sedi anagrafiche che consentiva di prenotare con il TuPassi direttamente lì. In loco. Molto semplice, molto immediato. Diventava finalmente possibile evitare di accamparsi davanti al Municipio per essere chiamati per primi, evitare le lunghe file e le liti con chi tentava di passarti avanti.
Tutto ok, allora?
Assolutamente no. Trascorso poco tempo, il TuPassi ha iniziato a mostrare delle falle. Che poi si sono allargate fino a diventare delle vere e proprie voragini.

Il nostro test con TuPassi
La redazione di RomaH24 ha voluto calarsi nei panni dei cittadini del II Municipio. Il 14 giugno, abbiamo prenotato il rinnovo della nostra carta di identità. Ecco il risultato. In via Dire Daua, sede del Municipio, la prima data disponibile è stata il 20 novembre. Ossia, appunto, 159 giorni dopo, oltre cinque mesi. Poi abbiamo testato gli altri uffici anagrafici. In via Goito il risultato è stato peggiore: il 3 dicembre. Mentre è andata un pochino meglio prenotando in piazza Grecia, sempre II Municipio: il sistema ci ha dato come prima data utile il 17 ottobre.
La situazione negli altri municipi non è migliore. Nel III bisogna aspettare il 25 ottobre, mentre nel I e nel IV Municipio addirittura il sistema TuPassi liquida chi tenta di prenotarsi con un “Nessuna disponibilità per il servizio”. Com’è possibile? «Significa che in quei due Municipi hanno sforato: come richieste, hanno superato dicembre – racconta un impiegato del II Municipio, che chiede di mantenere l’anonimato – e la situazione è delicata, ci sono diverse riunioni in corso per discutere di questo problema».
E sarebbe davvero strano se a livello comunale non si discutesse del fatto che, per avere un documento, occorrono più di cinque mesi.

Alle origini del mostro
Ma cosa c’è all’origine di questi tempi da paese sottosviluppato?
«Le difficoltà sono tante – racconta questa fonte a RomaH24 – e prima tra tutte c’è la mancanza di personale. Su sei sportelli, da noi ce ne sono solo tre attivi. Questo provoca dei grossi rallentamenti».
Il deficit nella pianta organica di Roma Capitale sarebbe pari a 11mila unità. E com’è possibile? I dipendenti dei Municipi sono ben 23mila. «Non bisogna scordare che, considerando il numero di abitanti di Roma, 23mila unità non sono molte. A Milano ce ne sono 10mila, ma Milano è anche sette volte più piccola di Roma. A occhio e croce, a Roma dovrebbero esserci almeno 70mila unità per coprire tutte le esigenze».
Negli anni, le nuove assunzioni non hanno pareggiato i pensionamenti. E poi c’è la questione dei distacchi. Centinaia di dipendenti municipali sono migrati in altre sedi, in altre amministrazioni pubbliche, e non sono mai più tornati. Per questo, a dicembre 2017 il Campidoglio ha imposto loro un aut aut: gli impiegati sarebbero dovuti tornare al quartier generale. E non è tutto. «Il TuPassi può accettare un certo numero di prenotazioni quotidiane. Questa cifra la decide la direzione del Municipio in base ai dipendenti – spiegano in Municipio – non se ne possono accettare cinquanta al giorno se i dipendenti sono pochi. Altrimenti, il personale non ce la fa a esaudire tutte le richieste e davanti agli sportelli scoppia la rivoluzione».
A tutto questo bisogna sommare il fatto che gli utenti, fino a poco tempo fa, prenotavano più appuntamenti per lo stesso servizio in sedi diverse. Scordandosi poi di cancellare la prenotazione, mantenevano bloccata la fascia oraria, rendendola non fruibile da altri cittadini. A tutto questo bisognava poi aggiungere “normali inconvenienti” come la mancanza di collegamento tra computer. Uno più uno più uno, non fa tre. Ma 159 giorni.

E nelle altre città?
Roma paga disfunzioni clamorose. A Milano si può prenotare il rilascio della carta sia online sul sito del Comune, sia chiamando lo 020202. In ogni caso, ci vuole almeno un mese per l’appuntamento per la carta. Il TuPassi esiste anche in una piccola provincia come quella di Trento. Qui, i risultati sono eccellenti: prenotando il 14 giugno, la prima data disponibile è il 18. Solo quattro giorni dopo. A Firenze si usa il vecchio sistema, si fa la fila. È anche possibile prenotarsi per un giorno a scelta, ma recandosi in Comune. A Napoli, stessa cosa.

Sbarca “Agenda Cie”
Solo quattro giorni dopo il nostro tentativo, il ministero dell’Interno ha introdotto Agenda Cie, mandando in pensione il TuPassi per il rilascio della carta di identità. Perché per i restanti servizi anagrafici continuerà invece a funzionare.
Agenda Cie è un sistema informatizzato per prenotare il rinnovo della carta, che viene già utilizzato in altri Comuni italiani. Rispetto al TuPassi le differenze sono minime. Ma seppur minime, queste differenze – più che benefici – potrebbero comportare ulteriori complicazioni. Mentre con il primo sistema bastava infatti mostrare il codice ottenuto dopo la prenotazione direttamente dallo smartphone, con il secondo occorrerà stampare la ricevuta del sistema. Una domanda su tutte: come farà chi magari non avrà la possibilità di stampare in casa, come per esempio molti anziani?
Non solo. I “Totem” presenti nelle sedi anagrafiche verranno eliminati. Ci si potrà prenotare esclusivamente online, sempre a scapito di chi è meno abile con la tecnologia. Sarà possibile farsi aiutare in alcune postazioni predisposte da Roma Capitale come gli Urp, gli Uffici relazioni con il pubblico, e i “punti Roma facile”.
Per chi ha però già ottenuto un appuntamento per il rinnovo della carta successivo al primo luglio, niente paura: la prenotazione resta valida.

La soluzione. Forse
Con Agenda Cie, Roma sembra aver fatto un salto nel buio. A certificare l’impasse è l’assessora alla Roma semplice, Flavia Marzano. In un’intervista concessa al Corriere della Sera, la stessa responsabile alla Semplicazione scarica le responsabilità sul ministero: «Le difficoltà iniziali? Bisognerebbe chiedere al ministro Matteo Salvini, il progetto è in capo al Viminale». Chi si trovasse in procinto di partire, o dimostrasse di avere una reale urgenza, può ottenere il rilascio immediato della carta nel vecchio formato cartaceo. È la stessa Marzano a confermarlo: «Se si dimostra di dover partire nell’immediato, e non si dispone del passaporto», dice al Corriere. A quel punto, bisognerà solo armarsi di tanta pazienza e tornare ai vecchi tempi. Facendo quella fila che poi, in fin dei conti, così male non era, al confronto con la situazione attuale.

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