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Alessandro Parisi, il figlio del quartiere che amava il basket

di Daniele Petroselli

Tre anni di lotta senza quartiere ad un male incurabile, l’osteosarcoma (un tumore maligno che colpisce alle ossa), ma sempre con il sorriso sulle labbra. Un anno fa Alessandro Parisi, appena 17enne, non ce l’ha fatta a vincere questa battaglia e il dolore per quella perdita oggi ha fatto posto alla voglia, prepotente, del quartiere di ricordarlo. Innanzitutto con un torneo di basket, sua grande passione, e poi con l’intitolazione del cortile della succursale del liceo Righi, sua ultima scuola, in programma il prossimo 25 maggio a un anno esatto dalla sua scomparsa.

Fino a oggi, domenica 28 aprile, la sua palestra, quella della Pass Roma 70 di via Tripolitania che lo ha visto crescere e muovere i primi passi con la palla a spicchi, vedrà tanti Under 14 competere in suo onore per il primo “Trofeo Ragazzi Ale con noi”. Perché il ricordo di Ale è ancora vivo in tanti ragazzi del quartiere, come ricorda il padre Arrigo: “È un affetto sempre grande quello da parte dei suoi amici, del quartiere e della palestra del Pass Roma, oltre che del Pro Club, l’ultima squadra per cui ha giocato. A settembre c’è stato un primo torneo di minibasket dedicato ad Ale, invece ora l’evento è molto più importante, con squadre che vengono da fuori Roma”.

E pensare che poteva diventare davvero un atleta importante. “La passione è nata probabilmente per questione di dna, visto che ho giocato anche io a basket da giovane – ammette il papá di Alessandro – Poi lui è cresciuto in altezza abbastanza precocemente, quindi è stato uno sbocco naturale questo sport. Anche se, in verità, la sua prima passione è stato l’hip hop. Poi per una serie di ragioni si era convertito al basket. I tecnici ne parlavano bene, l’ultimo suo torneo era stato quello delle Regioni con la selezione del Lazio nel gennaio 2015, poi con la squadra stavano andando alle finali regionali con il Pro Club. E invece il 24 aprile di 4 anni fa ha scoperto quel terribile male e ha dovuto dire addio al basket”.

Un ragazzo solare, sempre sorridente, dicono gli amici e chi lo ha conosciuto, che ha lasciato il segno: “Abbiamo passato tre anni non facili, lui reagiva bene alle cure e c’erano sempre le speranze, ma finite le cure, la malattia prendeva sempre il sopravvento. È stato grande anche l’affetto dei compagni del Righi, dove lui tornava appena finiva i cicli di chemio. I compagni di classe l’hanno vissuto come un trauma, ma lo hanno sempre supportato, fino all’ultimo”.

E ancora oggi lo ricordano con affetto: “Lo scorso 10 aprile, quando avrebbe compiuto 18 anni, hanno voluto fare una festa a casa nostra per ricordarlo, è stato davvero un bel gesto”, ricorda Arrigo, che ora per il suo Ale sogna qualcosa d’importante: “Vogliamo creare una onlus entro l’estate. Siamo nella fase di definizione degli statuti. Vogliamo promuovere, partecipare e organizzare raccolte fondi per sostenere la ricerca scientifica per la cura dei malati di osteosarcoma, con l’obiettivo di provare ad offrire borse di studio a ricercatori che si occupano di questa malattia, che purtroppo è molto rara e la ricerca è davvero difficile”.

Intanto quella palla a spicchi continua a rotolare su quel campo del Trieste-Salario, con Alessandro nel cuore.

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