15 settembre 2019 - 19:30 . Trieste-Salario . Cronaca

Editoriale. Che cosa significa davvero “nuova governance di Roma”

Luigi Carletti, presidente di Typimedia e direttore di RomaH24, modera il dibattito. Con lui  Manuela Pelati (Corriere della Sera), Alessandra Paolini (Repubblica), , Damiana Verrucci (Il Tempo), Camilla Mozzetti (Il Messaggero)
Luigi Carletti, presidente di Typimedia e direttore di RomaH24, modera il dibattito. Con lui Manuela Pelati (Corriere della Sera), Alessandra Paolini (Repubblica), , Damiana Verrucci (Il Tempo), Camilla Mozzetti (Il Messaggero)

di Luigi Carletti

Che cosa significa pensare a una nuova governance per Roma? L’espressione, tanto suggestiva quanto generica, è ricorsa spesso anche nel convegno di pochi giorni fa organizzato da Roma Produttiva e da altre associazioni di categoria. Tema del convegno, intitolato “Roma nonostante tutto”, lo stato comatoso della Capitale e quali idee mettere in campo per un possibile rilancio. Al di là dell’elencazione dei numerosi problemi che affliggono la città, tutti puntualmente sollevati, il filo conduttore del confronto è stato proprio quello di una nuova governance, ovvero di quale sistema di governo dare a una metropoli che a tratti appare realmente ingovernabile.

Dopo le parole è il momento dei fatti
Al di là delle molte indicazioni che sono emerse – e di cui RomaH24 in questi giorni ha dato puntualmente conto nella sua edizione online – ci sono alcune valutazioni che è opportuno sottolineare per l’impatto che potrebbero avere, anche nel breve termine, se alle parole pronunciate dai politici e dagli amministratori presenti venisse dato realmente un seguito. Mi soffermerò in particolare su tre aspetti: la riaffermazione del ruolo di Roma come capitale con strumenti legislativi ad hoc, il ridisegno amministrativo della città (Comune, Municipi, Quartieri) e i progetti che possono realmente cambiare l’orizzonte della comunità romana.

Studiare cosa avviene nel resto d’europa
Sul primo punto è certamente vero che se guardiamo alle grandi capitali occidentali, Roma non riceve più risorse delle altre e non gode di particolari privilegi. E neanche dispone di strumenti legislativi che ne facciano – come qualcuno ha chiesto – una sorta di “città-stato”. Quindi probabilmente non sarebbe sbagliato studiare le best-practices europee e prendere il meglio.

La città ha bisogno di una nuova immagine
C’è però l’altra faccia della medaglia: Roma spesso ha dato di sé una rappresentazione deprimente sia sul piano dell’efficienza sia su quello del senso civico, per non parlare poi dell’etica, dell’onestà e della meritocrazia. Oggi come ieri (e forse più di ieri) scagliarsi contro Roma è un esercizio che accarezza il pelo alla maggior parte dell’elettorato italiano. E la colpa non è certo dei media che quotidianamente parlano del degrado o dell’incapacità degli amministratori presenti o passati. Quindi l’impressione è che la riaffermazione del ruolo di Roma Capitale non possa non passare anche per una riqualificazione dell’immagine e della reputazione della città: impresa possibile?

Roma è un insieme di grandi comunità
Il ridisegno politico-amministrativo della città è il presupposto fondamentale per la cosiddetta “nuova governance”. Si parte da un concetto di base: Roma è un insieme di comunità grandi come capoluoghi di provincia (e in certi casi di regione) del nostro Paese. Montesacro ha gli stessi abitanti di Trieste o di Prato, Ostia ha la popolazione di Messina, il Trieste-Salario è grande quanto Perugia.

Come è pensabile governare quartieri di questa complessità attraverso Municipi che ne raggruppano alcuni e che per i servizi fondamentali sono in costante contrasto con il Campidoglio? Quanta distanza c’è tra un cittadino di Roma e la sua municipalità al confronto di un cittadino di Pavia, di Udine o di Lecce? Roma è un caso unico in Italia, nessun’altra grande città è paragonabile, neanche la “mitica” Milano, che comunque è sette volte più piccola. È chiaro che un “ridisegno” equivale a concepire un’operazione in cui le “furbizie” di ogni forza politica dovrebbero lasciare il passo a un’idea di bene comune che privilegi decentramento di servizi e risorse, effettiva vicinanza con il territorio, risoluzione di problemi. Vedremo se studi, proposte e progetti formulati in questi anni, riusciranno a trovare una sintesi virtuosa. Vedremo, soprattutto, se la percezione dell’urgenza smuoverà la tradizionale indolenza della Città Eterna.

I grandi progetti delle altre capitali
Terzo punto, i progetti. La divisione di comunicazione della nostra società – Typimedia Communication – ha recentemente realizzato uno studio sull’evoluzione di alcune delle principali città del mondo. Nello studio ci sono diverse capitali (Berlino, Londra, Parigi, Il Cairo ecc. ecc.) e ci sono metropoli altrettanto importanti (New York, Istambul, Barcellona ecc. ecc.). Il dato comune a tutte queste città è che in ognuna di esse sta accadendo qualcosa di molto importante, ovvero si stanno realizzando dei progetti destinati ad aumentare il potenziale attrattivo verso le nuove generazioni cosmopolite, vocate al viaggio e all’interscambio, sempre in cerca di nuovi stimoli e possibilità. Ovviamente tutto ciò passa anche attraverso servizi, efficienza, sicurezza, decoro: in sintesi, qualità della vita. La domanda a questo punto è d’obbligo: in un quadro simile, dove si colloca Roma? L’impressione è che non si collochi affatto. Che ne sia fuori. E che riportarla dentro non sarà affatto facile se non ci comincia da subito.

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