12 Dicembre 2021 - 7:24 . Trieste . Cronaca

Corso Trieste, polemica dopo la caduta del pino. Fabiano: “L’area va riprogettata”. Comitati contrari

di Marco Barbaliscia 

Il pino caduto lo scorso 9 dicembre in corso Trieste (altezza via Traù) ha riacceso il dibattito sulla cura e gestione dell’imponente alberatura che, da viale Libia, corre sino a via Nomentana. Piante maestose e fondamentali per contribuire alla flora di uno dei quartieri più verdi di Roma, ma che devono essere messe in sicurezza. “E’ un puro miracolo che nessuno si sia fatto male”: è questa la frase ricorrente tra i residenti dopo l’evento di giovedì sera.

Corso Trieste era molto trafficato, ma il pino è caduto sull’aiuola centrale, toccando solo lateralmente le auto in transito. Altri alberi erano crollati nei mesi scorsi, l’ultimo a marzo 2021. Il Servizio giardini, il giorno dopo il fatto, ha compiuto un giro di potatura, tagliando alcuni rami dei pini ritenuti più a rischio caduta.

“Un intervento necessario, ma non risolutivo”. A parlare così è Emanuela Migheli, portavoce del comitato “Salviamo i pini di corso Trieste: “Sappiamo bene che in natura il rischio zero non esiste. I pini di corso Trieste instabili in modo irreversibile sono stati individuati con un attento monitoraggio e tagliati lo scorso maggio”, ricorda.

Corso Trieste
Un pino caduto a corso Trieste all’altezza di via Traù

Come mai, allora, queste nuove criticità? “I pini rimasti sono comunque da monitorare e curare con attenzione poiché sono stati indeboliti dai lavori di ridimensionamento della aiuola centrale, eseguiti alla fine degli anni ‘80″, dice Migheli. E aggiunge: “Ecco perché ogni intervento sugli alberi va ponderato e ridotto al minimo indispensabile. A maggio sui pini sono state eseguite invece potature molto pesanti, evidentemente eccessive”.

Potature eccessive e storni: “La presenza massiccia degli uccelli, che dal tramonto all’alba stazionano sui rami, potrebbe essere un’ulteriore causa di sbilanciamento”, sottolinea Migheli. La situazione va tenuta sotto controllo, ma la soluzione non è rappresentata dall’abbattimento dei pini: “Esistono moderne tecniche di ancoraggio delle radici. Varrebbe la pena mettere in sicurezza i pini più delicati per evitare ulteriori episodi del genere”.

Un’idea sposata in pieno anche da Andrea Rollin, consigliere Pd al II Municipio: “Il pino caduto rappresenta l’ennesimo esempio che queste essenze arboree hanno bisogno di continua manutenzione che in questi anni è stata assente. Nessun abbattimento: è invece necessario completare l’opera di cura e sono molto fiducioso che questa amministrazione lo farà avendo già investito 5 milioni di euro per curare i pini dalla cocciniglia”.

Corso Trieste
Aghi di pino e resti di potature su corso Trieste

Un controllo costante dei pini non sembra però essere una misura sufficiente per Rino Fabiano, assessore all’Ambiente del II Municipio: “Quando dicevamo che corso Trieste, per quanto bello fosse fermo nella strutturazione al 1990, con i suoi pini attaccati l’uno all’altro e piantati 80 anni fa, è proprio di questo che parlavamo”, dice a Roma H24. E aggiunge: “Spero che si capisca prima o poi che l’urbanistica ambientale vada rivista e curata da persone capaci”.

L’assessore porta quindi avanti un’idea di riqualifica totale: “Tutte le radici sono ormai strozzate e lesionate dagli infiniti lavori pubblici che nel tempo si susseguono sulla via. Nessun albero si può dire non sia a rischio. La cosa migliore sarebbe ridisegnare l’intera alberata alternando ai pini altre piante, a distanze consone, così da permettere agli alberi di crescere bene e ai cittadini di non rischiare la vita”.

Piazza Istria
Potature in piazza Istria

Una soluzione drastica che non trova però l’appoggio dei comitati: “Non servono progetti per ridisegnare corso Trieste e i pini non sono tutti pericolosi. A dimostrarlo sono i recenti studi venuti fuori dal monitoraggio”, dice Migheli. Che chiude: “Alcuni sono più delicati e perciò vanno curati con attenzione, affidandoli a gente capace”.

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