Roma, 7 dicembre 2019 - 1:06

Fabrizio Amiconi

Fabrizio Amiconi

N. 08/01/1965 - M. 08/04/2019

Trieste-Salario - 9 aprile 2019

Le esequie sono state celebrate oggi 9 aprile, nella chiesa di San Saturnino. La sua chiesa. Si chiamava Fabrizio Amiconi. Ed era uno di noi. Fabrizio, figlio di Elio – ex amministratore di condominio – e di Franca, era nato e cresciuto tra le quattro mura di un appartamento in via Agri 17. Al piano terra. Qui, appunto. Sul suolo del Trieste-Salario. Una malattia lunga – lunghissima – se l’è portato via nella notte tra domenica e lunedì in quell’età in cui dovrebbe essere vietato morire. Perché a 54 anni, oggi, hai tutta la vita davanti.

“Ma tu non lo udisti e il tempo passava, con le stagioni a passo di giava, ed arrivasti a varcar la frontiera, in un bel giorno di primavera”, scriveva cantando e cantava scrivendo uno che si chiamava come lui: Fabrizio, De André. L’amico fragile Amiconi ha lasciato la frontiera in un giorno triste di primavera e dietro si è lasciato anche la moglie e Alessia. Quell’unica figlia che gli aveva regalato la gioia della laurea, giusto pochi mesi fa.

Fabrizio lavorava in banca, era un campione di flipper sportivo – aveva continuato a giocare, con tanta forza, anche quando le condizioni di salute non glielo avrebbero consentito – e da quando non era più un ragazzo che frequentava il liceo Righi, si era trasferito in zona Monti Tiburtini. Importa poco. Fabrizio, così come la sorella Antonella che adesso lo piange, era sempre uno di noi. Uno del Trieste-Salario. Il condominio di via Agri 17 si è vestito a lutto apposta.

Stamattina, il portiere Antonio ha posizionato nell’androne un tavolino listato di nero. Nell’aria c’era ancora il profumo della sua famiglia, in questo angolo di quartiere che ha perso due giorni fa uno dei suoi fiori più belli. In quell’età lì. Quella in cui morire, davvero, dovrebbe essere vietato.