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Il centenario a cui il quartiere ha dedicato un ulivo

Occhi limpidi e sguardo attento. Umberto Scipioni, il centenario cui è stato dedicato un ulivo a piazza di Santa Costanza, ha fame di vita. Marsicano d’origine, romano d’adozione, è stato il protagonista di una raccolta fondi che ha commosso il quartiere. La pianta è stata donata dal gruppo Facebook Riprendiamoci Roma ed è stato il risarcimento per un piccolo torto che l’anziano ha subito dal Comune di Roma.

Ma chi è Umberto Scipioni? Nato il 5 maggio 1918 a Tagliacozzo (l’Aquila), è il decimo figlio di una famiglia di contadini. Durante la seconda seconda guerra mondiale è stato miracolato perché, durante cinque giorni di permesso – si trovava alla festa patronale in Abruzzo -, il suo Reggimento Fanteria di Civitavecchia partì per la Russia. Molti suoi compagni morirono, lui si salvò.

DA SINISTRA: LUCA LAURENTI, ROSARIO FABIANO E UMBERTO

“Con la riforma agraria sono entrato all’Ente Maremma e Fucino come impiegato. Inizialmente ad Avezzano, poi dal 1959 a Roma. Ho lavorato a via Nazionale e poi a corso Trieste. A 65 anni sono andato in pensione e per 18 anni ha collaborato con lo studio legale Cianfoni a piazza Severano”. Dalla vita Umberto ha avuto una famiglia numerosa: “Due figli, quattro nipoti e quattro bisnipoti. Sono stato sposato per 65 anni con una grande donna, Caterina D’Amicis, che è morta all’età di 90 anni. E uno dei miei fratelli aveva un negozio da fotografo a via Messina 11. Lo aprì nel 1922. Fece fortuna quando Mussolini introdusse le carte d’identità e allora tutti andavano da lui a fare le foto tessera”.

Ma come passa oggi Umberto le sue giornate? Cucina al figlio che vive con lui. Per lo più ricette paesane, come le fettuccine col pomodoro dell’orto. Poi fa passeggiate, va a fare la spesa e quando viene l’estate si trasferisce per tre mesi al paese: “I miei nipoti mi hanno regalato una panda 4×4. Così trascorro il mio tempo piantando i pomodori e, quando crescono, faccio i pelati, raccolgo le noci del campo e do una mano in famiglia a fare il vino. A Tagliacozzo sto bene, ma provo un po’ di tristezza ormai, il paese si è svuotato. Prima c’erano tanti contadini”.

Umberto non si aspettava di vivere così a lungo, ma ciò che più conta per lui non sono gli anni, bensì la salute: “Non lo so perché son qua, forse son stato scelto dal Padre Eterno, se esiste. Ma quello che chiedo è di potermi alzare al mattino e dire buongiorno a chi mi sta vicino”.

Per Umberto la piantumazione dell’albero a lui dedicato a piazza di Santa Costanza è stata una festa speciale: “Tanti hanno voluto farsi la foto con me. E quando ho visto l’ulivo scendere con la gru è stata un’emozione forte”. Una volta il Papa, in un incontro pubblico, gli ha chiesto qual è il segreto per arrivare a 100 anni in salute. “Il Papa che domanda a me qualcosa che lui non sa: è stato molto divertente”. Ma soprattutto, ora Umberto aspetta una chiamata dal Campidoglio: “Quando ha incontrato Virginia Raggi in Comune, alzandomi in piedi, le ho detto: cara sindaca, mi hanno rinnovato la patente e, se lei mi assume, vengo a farle da autista”.