Trieste-Salario

I volti del gruppo Amnesty del quartiere

“Siamo un gruppo di amici che coltivano la stessa passione: sensibilizzare il quartiere al tema dei diritti umani“. Vittoria Pagliuca, Patrizia Sacco e Cristina Ottaviano sono tre delle colonne portanti del gruppo 15 di Amnesty International, l’organizzazione internazionale che lotta contro le ingiustizie e in difesa dei diritti umani nel mondo, con sede in via Volsinio, “ospiti” dell’associazione Sinergie Solidali di Riccardo Leolini.

Che cosa fa il gruppo nel Trieste-Salario e nei Parioli? Qual è il vostro rapporto con i quartieri?
Vittoria: “Il rapporto con le persone noi ce l’abbiamo uguale con tutti, possiamo andare a Tor Bella Monaca, possiamo andare a Monte Sacro, possiamo andare a Pietralata o ai Parioli. Non guardiamo il ceto sociale, la religione, l’etnia… Il nostro gruppo tra l’altro fa anche educazione ai diritti umani, va nei licei, anche nei corsi serali, dove ci sono persone che lavorano e nonostante tutto fanno un percorso di studio. Dobbiamo dire che siamo riusciti a instaurare sia con i ragazzi che con gli adulti un rapporto bellissimo. Le persone del territorio ci conoscono molto bene, siamo un tramite che anche qui funziona nella divulgazione dei diritti umani”.

Secondo voi qual è stato l’impatto di Amnesty nei quartieri?
Cristina: “Siamo una piccola realtà che si relaziona con le scuole, a volte partecipiamo a degli eventi del quartiere e devo dire che la risposta delle persone è stata sempre molto positiva”.

Vittoria: “Abbiamo collaborato e collaboriamo ancora con il Municipio. Per esempio, abbiamo portato avanti per tre anni il tema dei diritti in transito, che coinvolgeva tra l’altro diverse associazioni. Sono stati loro a chiamarci, quindi diciamo anche che dal punto di vista istituzionale abbiamo una bella attenzione, ancora adesso con l’assessora Lucrezia Colmayer. Poi subentra anche un rapporto di amicizia con le persone che contattiamo, per cui credo sia molto positivo. Posso dire qualcosa anche di Sinergie Solidali?Si tratta di una realtà che è stupenda, qui si vedono tante associazioni, tante attività, le persone si incontrano, si parlano, si capiscono, cosa che anche nella società sta sparendo. Si assiste all’indifferenza o al fatto di non partecipare alla vita delle altre persone, invece Riccardo Leolini questa cosa è riuscita a farla”

Patrizia: “E ci siamo sentiti accolti e supportati in una maniera straordinaria”.

Vittoria: “Sì, straordinaria. Tra l’altro lui è anche un attivista del nostro gruppo”.

Vittoria: “Comunque per quello che riguarda il rapporto con le persone a 360°, è chiaro che non puoi pensare che tutti abbiano lo stesso livello di informazione su quello che è Amnesty e quelli che sono i nostri obiettivi e il nostro modo di agire. Noi ci troviamo di fronte a situazioni per cui magari certe volte incontriamo persone che ci chiedono cosa stiamo facendo per le balene… Non sanno assolutamente che ci occupiamo di diritti umani. Non è facile spiegare alla gente qual è l’attività di Amnesty e il nostro modo di agire. Non è semplice spiegare alla gente che Amnesty International segnala le violazioni dei diritti umani e cerca di evitare che in futuro ci siano altre violazioni di questi diritti”.

Patrizia: “A me una volta una ragazza ha chiesto che cosa fossero i diritti umani. È una cosa incredibile. Persone che non sanno che cosa sia la dichiarazione universale dei diritti umani, che poi è la nostra bibbia, insieme a tutti gli altri trattati internazionali che poi appunto sono vincolanti. E quindi noi portiamo avanti queste tematiche e soprattutto diamo voce a chi non ce l’ha o a chi ha una voce bassa. Pur con i nostri caratteri, con le nostre pecche, portiamo avanti questo progetto da tantissimi anni. Io sono qui da circa 25 anni”

Cristina: “Io dal 1990, più o meno. Io sono la veterana”.

Come siete entrate voi tre in Amnesty?
Patrizia: “C’era una campagna a favore di Paola Cooper, una ragazza afroamericana che era stata condannata a morte. Aveva realmente commesso un delitto, però era stata condannata a morte, questo crimine lo aveva compiuto addirittura quando era minorenne e, nonostante questo, le era stata data la pena di morte. Io vidi il manifesto di questa campagna di Amnesty che diceva: nella vostra vita avrete sicuramente scritto lettere d’amore, lettere di lavoro, adesso provate a scrivere una lettera di giustizia. E io che sono stata sempre una che ha scritto lettere a tutto il mondo – ho pacchi di lettere conservate – mi sono detta che questa cosa dovevo farla assolutamente. E da lì è cominciato il mio interesse per Amnesty che poi si è ampliato sempre più, vedendo che non si trattava solo di combattere contro la pena di morte ma per tante altre cose che mi stavano a cuore. A un certo punto ho capito che era il mio modo di stare nella società e di fare in un certo modo politica, che non vuol dire necessariamente far parte di un partito o votare per un partito, ma vuol dire semplicemente fare delle scelte, tutto qua”.

Cristina: “Io sono entrata in Amnesty più che altro per il mio carattere, perché io da ragazzina odiavo le ingiustizie, sono cose mi hanno sempre dato una rabbia dentro incredibile. Nella mia adolescenza c’è stata un po’ una rabbia gestita male e, crescendo, l’ho incanalata in un’organizzazione che combatteva concretamente le ingiustizie e mi avrebbe dato sicuramente risultati migliori rispetto a quello che ho fatto quando ero ragazza. Quindi questo è stato il mio percorso, devo dire difficile, perché quello che diceva Patrizia è verissimo: non hai subito la percezione di quello che stai facendo e in più c’erano dei meccanismi di gruppo che per me erano abbastanza sconosciuti, visto che sono una persona abbastanza riservata. I primi tempi sono stati un po’ difficili ma poi mi sono trovata molto bene. È stato un gruppo molto accogliente e aperto, infatti è nata un’amicizia bellissima e portiamo avanti questo compito”.

Vittoria: “Per quanto riguarda me, io di carattere già alle medie e alle superiori ero forse troppo battagliera e poi, quando lavoravo, andavo da Monte Sacro a via Laurentina. Ogni volta che andavo sull’autobus vedevo molte ingiustizie, a cui spesso ho reagito. Sugli autobus notavo che se c’era un ragazzo di colore seduto e, vicino a lui, una sedia vuota, la gente rimaneva in piedi. Allora mi sono scontrata diverse volte con alcune persone per fare in modo che questi diritti umani venissero rispettati, affinché le persone non si sentissero umiliate o discriminate. E quindi ho cominciato a frequentare questo gruppo, abbiamo cambiato diverse sedi, come piazza Ungheria nella chiesa di San Bellarmino. Poi abbiamo fatto questo percorso, c’è una grandissima amicizia tra di noi. Quando dobbiamo fare la votazione per il nostro referente, c’è un clima da interrogazione come a scuola… Noi vogliamo che rimanga Patrizia, perché è davvero brava. Abbiamo questo rapporto di vera amicizia”.

Patrizia: “Sì, siamo complementari”.