Trieste-Salario | Marco Bartolucci

Gli architetti di Annibale: “Così aiutiamo Roma”

di Daniele Petroselli

“È la quarantena per il Covid-19 che ci ha fatto capire che dovevamo muoverci e fare qualcosa per il quartiere”. Così Marco Bartolucci, 33 anni, e Stefano Troiani, 37 anni, parlano del loro coinvolgimento al progetto di “Annibale a piazza Annibaliano, un luogo di incontro per gli abitanti, un posto dove condividere cultura, intrattenimento e gusto, inaugurato il 10 settembre scorso.

Amici e colleghi nella vita, da qualche anno hanno aperto lo studio Troiani Bartolucci Architetti, che ha sede a via Monti Parioli, che si occupa di ristrutturazioni e progetti in vari campi, compreso quello sanitario (“Abbiamo partecipato anche all’adeguamento del centro Covid del Celio”). “Eravamo in campi diversi – racconta Stefano – ma ci siamo uniti per dare ancor più servizi”. E il loro ultimo progetto ha vinto il bando per piazza Annibaliano, dove è sorto il nuovo locale che vede coinvolte cinque soggetti: Luther DSGN, un’agenzia creativa indipendente romana; Sinestetica, una realtà poliedrica che promuove cultura, libri e arte nel cuore di Montesacro; CityLab 971, rigeneratori urbani che riqualificano spazi per dare nuova linfa al territorio romano; Palmerie Spazio, ristorante con cucina internazionale in viale Parioli; e infine Agostino, autorità indiscussa della pizza a corso Trieste.

“Annibale”, progettato dai due architetti

“Noi abbiamo solo messo in pratica le idee dei vari soci – ammette Stefano -. Ed è sorto questo luogo che è la metafora del cantiere, perché in questo momento storico in cui non sappiamo cosa può succedere, dobbiamo dare l’idea che si deve ricostruire, rinascere, far ripartire l’economia, tornare a vivere il proprio territorio. Riqualificando poi un punto importante del Trieste-Salario”.

Bartolucci, originario di Monterotondo come Troiani, poi lo vive tutti i giorni: “Abito a viale Libia con la mia futura moglie ed è per questo che ho preso a cuore anche il progetto di Annibale. Si tratta di una quartiere molto bello, pieno di persone incredibilmente socievoli. Conosco tutti, dal barista al commerciante sotto casa. Tanto che la mia compagna mi prende sempre in giro perché parlo con tutti. Certo è che alcuni luoghi sono lasciati a se stessi. E invece meriterebbero di tornare a essere punti d’incontro”.

Un’idea questa che li ha spinge ormai nel loro lavoro quotidiano: quella di far tornare a respirare tante piazze della Capitale lasciate nel degrado, restituirle ai propri abitanti, affinchè tornino a socializzare, a vivere cultura. “All’Università studiavamo piazze come queste, le chiamavamo cerniere urbane – racconta Marco -. Perché possono unire le persone. Vogliamo far tornare a riunire le persone, soprattutto in un momento storico come questo”.

“Mediterraneo” al Maxxi, progettato dai due architetti

Tra i locali ristrutturati anche “Mediterraneo”, sorto nella piazza del Maxxi e altro importante punto di ritrovo nel Flaminio. Ma sono pronti a partecipare a ogni altro bando che gli possa dare l’opportunità di riqualificare un angolo di questa città che loro amano: “Ben vengano i bandi del Comune. Ci sono ancora tante zone da riqualificare – ammette Troiani -. E noi vogliamo poter dare il nostro piccolo contributo. Vogliamo far ripartire la città”.


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