Trieste-Salario

Fabrizio Forno: “Restauriamo la memoria con il murale per Ughetto”

di Daniele Petroselli

Era il 5 giugno 1944 quando Roma festeggiava la liberazione della città dall’occupazione nazifascista. Ugo Forno era un ragazzino e vicino a Parco Nemorense avvertì che i tedeschi, in ritirata, stavano per far saltare il ponte sull’Aniene. Quel tentativo fu fatale a quel bambino, che morì poco dopo proprio per mano tedesca. Un evento che ha fatto la storia del Trieste-Salario e che ogni anno viene ricordato. E presto sarà l’ennesima occasione per farlo.

A Caffè Nemorense infatti è in programma Mai più! Restauriamo la memoria, un incontro (previsto inizialmente per il 16 ottobre ma rimandato per maltempo) che sarà l’occasione per raccogliere fondi per ripristinare il murale di Leonardo Crudi al Belvedere della Memoria, dedicato proprio a Ugo Forno. “Riuscire a coinvolgere le nuove generazioni è stato sempre l’obiettivo principale e un murale va proprio in questa direzione”, racconta Fabrizio Forno, nipote di Ugo e che per anni ha vissuto proprio a via Nemorense in quell’abitazione dove ha vissuto lo zio seppur per poco tempo.

“Nel corso degli anni abbiamo cercare sempre di tenere viva la memoria di Ugo – continua Fabrizio, tra i protagonisti del libro di Typimedia “Trieste-Salario in 100 personaggi (+1)” -. E’ inevitabile che un argomento del genere abbia più presa su chi è più vicino temporalmente a quegli eventi. Ma sui giovani si deve sempre puntare. Abbiamo fatto tanti incontri nelle scuole, organizzato concerti, ma tutto è utile per tramandare il messaggio che questa storia consegna ai ragazzi“.

La locandina dell'evento in ricordo di Ugo Forno
La locandina dell’evento in ricordo di Ugo Forno

Ancora oggi, a tanti anni di distanza da quella terribile morte, è necessario mantenere viva la memoria. Soprattutto in tempi come questi, dove sembra di rivivere episodi di un passato che sembrava ormai sepolto: “Si cerca di far leva su alcuni sentimenti, che soprattutto da ragazzi è facile trovare disponibili, come il senso di patria o di nazione, che possono sfociare in intolleranza spiega Fabrizio Forno -. Lo sforzo per ricordare certi episodi deve raddoppiare. Il passare del tempo comporta inevitabilmente l’avere sempre meno testimoni diretti di certi fatti e il rischio è che sparita la generazione di chi ha costruito il nostro Paese da quelle macerie e ha vissuto momenti terribili, non ci sia più nulla da raccontare. Ma oltre a questo, c’è un disegno evidente di manipolare la Storia e certi ideali. In un’epoca come questa dove le fake news imperano, i giovani devono sempre più sviluppare una coscienza critica, per rispedire al mittente certe falsità. Il ricordo di ‘Ughetto’ deve rimanere vivo. Il murale è solo il mezzo per ottenere qualcosa di più grande, ossia arrivare a dire: questo è un pezzo della mia Storia, è un pezzo del mio quartiere e io devo ricordarlo sempre, a me stesso a alle generazioni future“.

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