Trieste-Salario

D’Angelo: “Così è nata l’idea del ‘Piazza Istria’”

di Daniele Petroselli

Un locale nato dopo il lockdown e che ora, nonostante l’ennesima serrata per l’emergenza Covid-19, non vuole mollare. Il “Piazza Istria”, inaugurato il 30 maggio scorso al civico 1 dell’omonima piazza, è diventato in pochi mesi un punto di riferimento per il quartiere. Un fatto per nulla scontato, visto il momento delicato che sta attraversando la città e l’intero Paese dal punto di vista economico.

Tutto è nato dalla fusione di due locali storici come il Bar Negresco e la tabaccheria Capuani – racconta Antonello D’Angelo, uno dei cinque soci fondatori del locale -. Sono sempre stati due punti di riferimento per il quartiere e nell’ultimo anno abbiamo deciso di intraprendere questa avventura”. Un’apertura che ha anche un valore sentimentale: “Mio padre, venuto qui a Roma, ha avuto il Negresco per anni. E quindi è come un ritorno alle origini”.

Un progetto nato un anno fa e che già dal primo lockdown ha ricevuto un brutto colpo. Ma i tre fondatori hanno deciso di non mollare: “È stato difficilissimo – ammette D’Angelo -, abbiamo fatto sacrifici, aprendo mutui e quant’altro ma non abbiamo ceduto in nessun modo al disfattismo. E adesso il locale, compatibilmente con il periodo, è aperto e pienamente in funzione”.

L’interno del locale “Piazza Istria”, aperto a maggio. Credit: Christian Evangelista

I nuovi orari stabiliti dall’ultimo decreto del governo hanno limitato di molto il lavoro dei ristoratori, ma comunque la clientela, nonostante le paure del momento, c’è ed è un buon segnale: “Abbiamo puntato tutto sulla qualità, usiamo materie prime diverse ogni giorno, abbiamo fatto tutto con passione e questo si riflette nella nostra cucina“. Un impegno importantissimo anche dal punto di vista del personale. Che non è cosa da poco, vista la situazione attuale: “Abbiamo lo chef Alessandro e Daniel, oltre al pasticciere Benedetto con l’aiuto del giovane Andrea, che ci permettono di fare tutto qui in sede. Inoltre tanti ragazzi che lavorano qui e che, nonostante i due lockdown e le difficoltà, abbiamo tenuto. Non abbiamo voluto lasciare nessuno a casa in cassa integrazione. Non usufruendo dei bonus, perché siamo un’attività nata da poco, abbiamo tutti compiuto un sacrificio per mantenere il gruppo intatto. E ce l’abbiamo fatta. Siamo un progetto sano in un momento difficile“.

La situazione, vista a pandemia e i numeri che corrono, rischia di rimanere questa ancora per diverse settimane, se non per mesi. Ma guai a perdersi d’animo: “A me non piace piangermi addosso – ammette D’Angelo -. Eravamo partiti con gli apertivi dalle 18 a mezzanotte, che costituivano quasi la metà del nostro incasso. Inoltre con la riapertura della Luiss eravamo diventati un punto di riferimento per i ragazzi. Ma sono ottimista, stiamo potenziando il lavoro della mattina e aumentando l’offerta ai clienti. La sera ripartirà, ne sono certo. Tutto passerà. Soffriamo soprattutto di questo secondo lockdown, ma ci fa piacere pensare che siamo diventati già un punto di riferimento per tante persone del quartiere. Ed è questo che ci spinge a continuare e a non mollare”.

E alle attività del quartiere, a quelle storiche e a quelle nate da poco, lancia un messaggio chiaro: “Teniamo duro. Se curiamo il nostro prodotto e la clientela, la gente tornerà in pochi mesi, anche più di prima”.


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