Coppedè | Giancarlo Bornigia

Bornigia e il Piper che apre a vaccini e tamponi

di Daniele Petroselli

Mettere a disposizione le discoteche per la somministrazione di vaccini o l’esecuzione di tamponi. È questa l’iniziativa promossa da Assointrattenimento in questo momento così delicato dovuto all’emergenza sanitaria legata al Covid-19. E tra chi è pronto ad aprire le porte del proprio locale c’è Giancarlo Bornigia, proprietario del Piper. residente Regionale del Lazio.

Un modo per essere d’aiuto in questa situazione, per cercare di alleggerire il grande flusso di persone nei centri sanitari. Ma anche per sensibilizzare le persone, e soprattutto lo Stato, sulla situazione delle discoteche. “Si tratta di un modo anche per sollecitare l’opinione pubblica sul fatto che gli imprenditori di questa categoria non sono il male – racconta Bornigia, attuale presidente di Assointrattenimento nel Lazio -. A volte sentiamo nei nostri confronti dei preconcetti che sono assolutamente irragionevoli. È vero che ci sono dei locali che non rispettano le regole, ma la stragrande maggioranza rispetta la legge”.

E che il settore musicale, in particolare quello delle discoteche, sia stato tra i più colpiti da questa emergenza parlano i numeri: “Siamo ormai chiusi dalla fine di febbraio, quasi un anno ormai – ricorda il patron del Piper -. Gli aiuti economici non sono arrivati a tutti nella stessa maniera, perché il parametro di riferimento, quello del mese di aprile, è limitativo e ha avvantaggiato solo alcuni. Aprile infatti per molti locali è quasi la conclusione della stagione, prima della preparazione della stagione estiva. Sentendo le parole del ministro dello sviluppo economico Patuanelli finalmente riusciamo a vedere uno spiraglio, perché ha capito che i ristori vanno calcolati su una base plurimensile o annuale. Sulla base plurimensile sono d’accordo, perché il periodo su cui ragionare è da febbraio a giugno, oppure da marzo a luglio. Questo permetterebbe di avere fin da subito dei ristori. Se invece si ragiona in termini di annualità, allora lì diventa tutto più complicato. Non avendo contabilità interna ma affidandoci solo ai commercialisti, che hanno ancora bisogno di tempo per i calcoli, i contributi si sposterebbero di altri mesi”.

Dunque porte aperte delle discoteche ai sanitari in caso di bisogno. E nelle prossime settimane tutto sarà più chiaro: “Avremo un incontro domani con gli associati per descrivere meglio l’iniziativa e poi invieremo agli enti preposti quali attività daranno i propri spazi. Ma in altre zone d’Italia si è già partiti”.

Un’iniziativa importante, in attesa che però si torni a riaprire le attività. Ma Bornigia è chiaro: “Stando così le cose potremo riaprire a febbraio del 2022, quindi ancora un anno chiusi. E questa cosa è inconcepibile, se non accompagnata da un livello accettabile di ristori. Possiamo rimanere chiusi, ma il Governo deve capire anche i costi che ogni attività deve intraprendere e quindi dare un aiuto in base a questo. Da metà dicembre non si sa più nulla. Tutte le interlocuzioni con i ministeri per accesso a ristori e quant’altro non ci sono più. Ora però è arrivato il momento di riaprire questo dialogo e gestire insieme il nostro prossimo futuro. E queste campagne sono anche uno strumento per avvicinare i locali all’attenzione dello Stato. Noi ci siamo, le strutture ci sono e vanno tenute in considerazione. Non vi dimenticate di noi”.


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